Miracoli di sinteticità, miracoli oltre- metafora.

6 marzo 2009

Ve la immaginate Saffo scrivere rime tra un pargolo ed un altro, rimestando un'insalata ovviamente greca in attesa dell'ellenico marito pecoraio? No di certo. La sua immagine evoca semmai libertà femminile, fascinosi pepli e paesaggi marini. Così è anche per Patrizia Cavalli, la cui poesia è classica, universale e lesbica. La sua è una voce schietta ed adatta ad una platea disinteressata ai panorami pro-suicidali ed al punto croce intellettuale.

Uscita per Einaudi nel 1992 la sua raccolta di Poesie 1974-1992 riscosse grande successo anche a causa di tante poesie lesbiche (Come due orfane andiamo a pranzo/ beviamo il tè e ci diamo i baci./ Sembra un asilo o una colonia estiva/ ma non ci si distrae mai abbastanza/ per dimenticare la mamma culona.), la nostra ci ha regalato poi nel 1999 la raccolta Sempre aperto teatro, nella quale alla lucidità stagliata dei concetti si unisce un' arguzia sconfinante in sarcasmo (E adesso tutti mi chiamano signora./ Certo sarebbe peggio signorina.).Ha poi pubblicato nel 2006, sempre per Einaudi, Pigre divinità e pigra sorte. E certo la presenza di una poeta donna, soprattutto nel barboso maschile panorama italiano, è voluta dalla Sorte: un insieme di coincidenze, l'appartenenza ad un'èlite culturale, la geografia, i vitigni, i tempi? Ma è piacevole che Patrizia riesca sempre a smitizzare le contingenze, anche regalandoci quadretti molto comici, come la sua visione delle donne di potere: “Contro quelle che silenziose siedono/ molto annoiate/... che ogni anno/ redigono un programma, come un menù che cambia, / di sentimenti dovuti o ricercati/ -ieri "La Forza" e oggi "Grazie Mamma" “....

Penso soprattutto che un suo poema, uscito guarda caso fuori raccolta nel 2005, La guardiana, sia un regalo interessato. Non mi capitava da un po' di leggere qualcosa di così semplice e di così comunicativo del lesbismo. Si parte dal racconto della poeta della sua passione ed abilità infantile per l'apertura di serrature inceppate o delle quali non si trovava più la chiave. Un istinto basico per noi piccole lesbiche ovviamente affascinate dal proibito. Un basic instinct che fa sì che tutt'ora stazionino in molti dei nostri garage di adulte interi negozi di ferramenta. Per fortuna ci pensa la Cavalli a sgominare il bricolage ed a riportarci al senso esistenziale ed erotico di questa molto diffusa vocazione, che ci permette di aprire porte "... entrando senza usare il plastico, solo ascoltando, “indifferente al premio ed al guadagno, /il suono che si leva da ogni chiusa/ materia”. Proseguendo poi nel racconto delle sue sfide da adulta, nell'apertura di porte con nuove chiavi (le parole) nel perseguimento di nuovi fini, la poeta ci racconta delle sue delusioni all'apertura di porte che davano solo su "una cucina / tutta al risparmio, le luci poche e stente, / cibo scadente ma tre televisori." Fortunatamente arriva la Guardiana, e la vocazione ad aprire ed aprirsi trascende in una sfida a due: "Se questa è la guardiana, mi dicevo, / chissà cosa nasconde la sua porta." Beh, sentite, cosa scopre di là dalla porta la poeta non ve lo scriverei. Ma l'editore Nottetempo, nella collana stile millelire "I sassi" (però ora grazie al Mondoladro costano 3 euro) ha avuto la delicatezza di stampare il finale sulla quarta di copertina, così basta girare e leggere sopra il codice a barre: "Per poi scoprire/ che il piacere non ha porte e che / se mai l'avesse stanno aperte, che/ potevamo allora rimanere fuori/ sfornite e arrese tutte e due alla pari/ giocando io alla porta e tu alle chiavi".

Certo, più facile vendere con questa didascalia, però l'erotismo de La Guardiana ad abili scassinatrici-lettrici può dire di più.

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