Il figlio dello sconosciuto

16 settembre 2013

Nel nuovo romanzo di Alan Hollinghurst (vincitore del Booker Prize nel 2006 grazie a La linea della bellezza), Il figlio dello sconosciuto, si respira una profonda aria di “espiazione”, sia per contenuto che per ispirazione. L’influenza di Espiazione di Ian McEwan è evidente lungo tutto il corso del romanzo, sia nella presentazione iniziale dei personaggi e nel quadretto ricreato nella villa dei Sawle, sia per quanto riguarda il messaggio finale: nulla è più potente della parola e della narrazione, che permettono di riscoprire verità nascoste e sopite nel tempo o di generare nuove realtà, dietro le quali è possibile celarsi. L’espiazione e la catarsi delle esistenze dei protagonisti passano, invece, per la riscoperta della vita e degli amori del poeta minore Cecil Valance, autore di un testo dal grande successo, Due Acri, ispirato proprio alla villa del suo amante George Sawle. Per il suo carattere ambiguo, Cecil decide di scrivere il poemetto sul quaderno della sorella sedicenne del compagno di Cambridge, Daphne, la quale, pensando che il suo amore per il giovane sia ricambiato, vivrà in funzione di esso per gran parte della sua vita, sposando l’ottuso fratello Dudley, scrittorello fallito e, poi, muovendosi attraverso una serie di relazioni sbagliate e un’esistenza bohémienne che la lasceranno infelice e sola, con il passato come unico possesso a cui attaccarsi. Grazie ad uno stile sempre elegantissimo e aristocratico, Hollinghurst crea una radiografia del mondo letterario e accademico inglese dell’ultimo secolo, rappresentando un’evoluzione dai primi decenni del Novecento, in cui l’omosessualità era bandita e repressa (Cecil e Sawle sono costretti a fuggire continuamente da tutti), fino alla contemporaneità, in cui i protagonisti non hanno paura di mostrarsi come sono realmente, ma vivono la propria sessualità apertamente e libertinamente, come avveniva nei romanzi precedenti dell’autore. Infatti, Cecil è protagonista solo della prima parte dell’opera: morirà al fronte, ma la sua figura e la sua poesia costituiscono la struttura su cui agiscono e riflettono gli altri personaggi, in primis Paul Bryant, banchiere e, dopo una relazione con il pianista e docente Peter Rowle, biografo di Valance. Tra mille difficoltà, Paul cercherà di ricostruire cosa avvenne veramente in quell’estate del 1913 a Due Acri, ma dovrà scontrarsi con le falsità e ingenuità di chi ha vissuto sulla propria pelle quegli eventi: soprattutto Daphne, ormai vecchia, non cederà all’ipotesi che le attenzioni di Cecil non fossero rivolte a lei, ma continuerà a proteggersi in un nido di bugie e illusioni. Arriviamo, dunque, fino al 2008, dove, causa un memorandum per la morte di Rowle, tenuto, fra gli altri, da Peter e dal marito del defunto, compare la figura di Rob Salter, giovane studente che, dopo la riscoperta di un manoscritto, deciderà di dedicarsi alle intricate vicende dei Sawle e dei Valance.

Il figlio dello sconosciuto è un’acuta riflessione, oltre che sul mondo gay con le sue paure e bugie, sul tema della memoria e della vecchiaia, i cui effetti sono visibili tanto sugli esseri umani (disfacimento dei corpi e delle verità), quanto sulla letteratura, privando un’opera del successo e consegnandone un’altra alla fama sempiterna.

La prosa di Hollinghurst, sempre ricchissima di mille sfumature e dettagli ed efficace nella prima parte, inizia a mostrare qualche segnale di stanchezza, soprattutto quando i suoi personaggi, come Paul, sono i classici uomini comuni che non permettono al lettore di simpatizzare con le loro esistenze un po’ piatte e sbiadite. Hollinghurst rimane, comunque, un autore erudito e di grande talento compositivo, come mostrano la sensualità e la complicità del rapporto tra George e Cecil, o la vividezza nel ritratto della festa per il settantesimo compleanno di Daphne.
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