Il blu è un colore caldo: ma anche freddo

5 ottobre 2013

Vincitrice di 5 premi in altrettanti festival del fumetto negli anni precedenti, dal 2008 al 2011, la storia della giovanissima Maroh (classe 1985) viene scelta per essere adattata al cinema dal regista Abdellatif Kechiche col titolo “La vie d’Adèle. Chapitre 1 et 2” e vince nel 2013 la Palma d’oro a Cannes.
D’obbligo quindi, prima di parlare della realtà del fumetto, dare conto del positivo shock scatenato da questa vittoria. La stampa internazionale celebra la “grande sensibilità” del regista che ha permesso di portare sul “grande schermo” la storia dell’ amore tra due ragazze, puntando tutto sulla narrazione delle emozioni.
Molto rilievo sui media viene dato al fatto che il film propone scene di sesso iper dettagliate … sappiamo bene come faccia cassetta il sesso, figuriamoci se non convenzionale.
Peccato che le suddette scene erotiche siano anche il punto debole della struttura, colto subito dalla pur marginale critica Lgbt; si tratta delle cadute di tono nell’ esporre qualcosa di artificioso, visto che le due attrici nel ruolo delle amanti (Emma e Clémentine) sono eterosessuali, status abbondantemente segnalato con l’accompagnamento a Cannes dai rispettivi boyfriend quasi fossero due guardie del corpo, con tanto di immediato bacio celebrativo di fronte al flashaggio all’annuncio del premio. Ma forse che un’attrice etero non può interpretare al meglio una scena erotica lesbica?
Léa Seidoux racconta: “A volte erano umilianti e imbarazzanti. Circondate da tre telecamere, tutta quella gente intorno in una piccola stanza, nuda, anche cinque ore sulla stessa scena … Per dieci giorni. Non uno, dieci. Mi sentivo una prostituta. Eppure penso che con un uomo sarebbe stato peggio.” Questo sottolinea come per il regista sia stato un investimento molto importante mettere in scena il sesso nel film, quasi a volerlo sdoganare con la sua visione. Però far lavorare su questo due attrici eterosessuali, senza feedback con la realtà, ha dato risultati ambigui.
Non rinchiudiamoci nello stereotipo, e teniamo conto che in ogni caso le due attrici protagoniste hanno più volte dichiarato di avere accettato il ruolo convinte che un film simile avrebbe giovato alla causa Lgbt … pure se ironicamente nel film l’unica lesbica dichiarata, Aurélie Lemanceau, svolge il ruolo di Sabine, quella che viene mollata.
Leggiamo piuttosto quel che ha da dire l’autrice del fumetto, che sul suo blog spiega anche di aver accettato per contratto la totale presa in carico della storia da parte del regista, e che per questo non sarà nemmeno invitata alla conferenza stampa o sul palco a Cannes. Julie Maroh dice la sua su ciò che ha provato nel vedere il film:

Quanto al sesso ... Sì, sul sesso ... Dal momento che lo evocano tutti coloro che parlano del film ... E’ in primo luogo utile chiarire che nelle tre ore di film, queste scene occupano solo alcuni minuti. Se ne parliamo è per la scelta fatta dal regista.

Ritengo che la visione di Kechiche e la mia siano diverse tanto da essere complementari. Il modo in cui ha scelto di girare queste scene è coerente con il resto di ciò che ha creato. Certamente mi sembra lontano dal mio processo creativo e di rappresentazione. Ma sarebbe stupido respingere una cosa con la motivazione che è diversa dalla mia visione.

Ciò come autrice. Ora, come lesbica ...

Mi sembra chiaro che questo è quello che manca sulla scena: le lesbiche.

Non conosco le fonti di informazione del regista e delle attrici, e non sono stata consultata in anticipo. Forse qualcuno ha mimato grossolanamente con le mani le posizioni possibili, e /o ha visualizzato dei cosiddetti porno lesbici... Perché - ad eccezione di alcuni passaggi - questo è ciò che mi ricorda: una dimostrazione brutale e chirurgica, dimostrativa e fredda del sesso lesbico, volto al porno, e che mi ha messo molto a disagio. Soprattutto quando, nel bel mezzo di una sala cinematografica, tutti ridacchiavano. I cosiddetti etero perché non capivano e trovavano la scena ridicola. I gay perché le attrici non erano credibili e le scene erano altrettanto ridicole. E tra i pochi che non sentiamo ridere ci sono forse i ragazzi/e che sono troppo occupati a sgranare gli occhi davanti all’incarnazione di una delle loro fantasie.

Capisco l'intenzione di filmare il godimento. Il suo modo di filmare queste scene a mio parere è direttamente correlata ad un altro, in cui i diversi personaggi discutono il mito dell'orgasmo femminile, che ... sarebbe mistico e ben superiore a quello dell'uomo. Ma in questo modo la donna è di nuovo sacralizzata in un modo che trovo pericoloso.

Come spettatrice femminista e lesbica, quindi, non posso seguire la direzione presa da Kechiche su questi temi.

Ma devo anche vedere cosa pensano le altre donne, quella è la mia posizione personale.

In ogni caso non vedo il film come un tradimento. La nozione di tradimento nel contesto dell'adattamento di un lavoro è da non considerare, a mio parere. Perché ho perso il controllo del mio libro non appena l’ho dato da leggere. È un oggetto da manipolare, filtrato, interpretato.


Tornando al fumetto, si tratta di un’opera incentrata sul desiderio, svolto con una visione giovanile e perciò piena di pathos. Certo diversa dalla visione adolescenziale della ‘Jeune fille’ parigina patinata on the rocks, che fa dell’amore una messinscena e del sesso una comoda merce, e della bisessualità una chance in più per il suo Brand.
Qui c’è qualcosa di diverso, che rompe la visione stereotipata, confettata, dei ragazzi di oggi, trasformando i ventenni ‘oggetti’ del marketing in soggetti pensanti capaci di scelte non egotiche (bella anche la figura di Valentin, l’amico gay di Clémentine) che parlano in prima persona e non posseduti da maturi ectoplasmi rousseauniani (o mocciani). Il primo dato, che non ha avuto parola nei lanci di agenzia: la storia è la storia di una perdita, di una morte.
Rieccoci con la sindrome della Poiana, direte voi, quella per cui non c’è storia lesbica che non finisca in funerale. In realtà qui la storia inizia già con la morte, che segna l’incipit della storia in quanto narrazione, ed è simbolica, come se l’esistenza nel mondo di quel soggetto fosse tale solo grazie alla presenza dell’altra, la ragazza coi capelli blu Emma.
E’quindi la storia della sparizione del soggetto narrante, post-adolescente, che soffre i segni della scoperta della propria sessualità e capisce che non sarà facile viverla nel mondo. Ci sono troppi se e troppi ma: la propria inesperienza e impreparazione emotiva ad affrontare la reazione dei genitori, la politicizzazione degli “altri”, più sicuri dei propri diritti, e soprattutto la sensazione di essere incapace di definire la propria stessa sessualità.
Fin dalle prime battute tra le protagoniste infatti, è chiara una separazione romantica quanto in Shakespeare: una, più adulta e con una appartenenza cosciente e militante alla comunità Lgbt, l’altra che pensa che il suo sia solo un amore, e che questo non la caratterizzi come “Gouine” (molto bella, anche se in questo caso più coinvolgente quella del film, la scena dell’aggressione omofoba a scuola).
Così la lesbica consapevole, capace di mediazioni, capace di resistere, Emma, è il mezzo del racconto, come l’autrice del fumetto che è artefice di una storia che porta, per sua stessa ammissione, il segno di un abbandono, di una uscita di scena della sua compagna. L’elaborazione del lutto dell’autrice si trasforma in un forte messaggio di presa di consapevolezza.
La storia, allora, si svolge ruotando attorno all’idea di Coraggio, coraggio di accettare le proprie emozioni senza farsi opprimere dal parere degli altri, coraggio di esprimerle all’altra, il Coraggio di mostrarsi, segnato dalla simbologia del diverso colore di capelli.
La storia svolge il Desiderio che, dopo 14 anni di innamoramento e amore (tanto è lunga quella del fumetto), riprende le sembianze del tradimento etero per significare le fine di un rapporto così intenso da … spezzare il cuore, e ci stupisce con un finale pessimista che colora la vittima di un’ aureola blu con una punta d’ ingenuo sadismo. Significativo che il Colore caldo ci saluti con l’acquerello, immensamente freddo e triste, del Mare del Nord.

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