Da mi basia mille...

15 novembre 2013

Film della ormai lunga serie “giovani prostituti di buon cuore che rischiano quotidianamente la vita per compiacere casi umani paganti”, ha dei momenti felici e una vena autoironica che non guasta, ad esempio quando commenta il fatto che gli inquilini del condominio sembrano essere tutti gay o il fatto che dal palazzo la marchetta non riesca a uscire, giusto perché si vuole dare un certo sentore di fantasia purgatoriale alla vicenda. Tuttavia alla lunga stancano le scelte fatte al risparmio non solo di soldi ma anche di idee, con la facile paratassi da film a episodi che dispone in sequenza macchiette risapute, non senza ripetizioni e prolissità: la velata traumatizzata da piccola che non è mai sbocciata; la sfranta navigata che tira avanti tra coca, rimpianti e rimozioni a ciclo continuo; la velata sposata che si odia e non riesce a contenere la sua furia; il vecchio che “ci tiene”, dà lezioni di militanza, approfitta (è pur sempre fatto di carne anche lui) e poi si addormenta; il romanticone che vuole solo un bacio.

Una battuta strappa gli applausi a chi non ha più vent’anni: «You know, guys like me fought in the front lines so that guys like you could enjoy the luxury of feeling so… ambivalent», dice il sessantenne gay al marchettaro queer che non vuole definirsi. Il quale però non sembra avere nulla di ambiguo quando, dopo aver compiaciuto tutti i suoi clienti recitando ogni volta una parte diversa, accetta infine controvoglia di dare il suo primo bacio, ovviamente al biondo paroliere dell’ultimo piano. E tanto gli basta per sdilinquire: viene istantaneamente nelle mutande (letteralmente), si innamora su due piedi, lascia la professione e si accasa. Neanche quando le principesse baciavano alla francese i rospi nelle fiabe ne succedevano tante tutte in una volta. E come in tutte le favole, nel finale dovrebbe risiedere la morale, che come tutte le morali odora di chiuso: il sesso non basta a se stesso e il senso della vita va cercato nei sentimenti e non nel piacere, nell’anima e non nel corpo (questo povero corpo perennemente prigioniero dell’anima, come diceva Foucault). Si potrà anche essere d’accordo nella sostanza, tuttavia che un film sul sesso che non mostra altro che sesso chiuda sostenendo che il sesso merita la sua brutta nomea sa un po’ di ipocrisia e molto di banalità.

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