Bitch

7 gennaio 2014, Pride n. 109 - Agosto 2008

Protagonista di uno dei più vergognosi casi di censura della storia del fumetto, lo spagnolo Miguel Ángel Martín è noto come autore del controverso Psycho Pathia Sexualis, a causa del quale, nel ’95, è finito sotto processo in Italia ma da cui è stato assolto in Cassazione nel 2001: le accuse di “istigazione al delitto, al suicidio, alla pedofilia, oscenità e immagini raccapriccianti” dei suoi fumetti erano infondate e quindi “il fatto non sussiste”. Solo di recente Martín è uscito dal circuito editoriale più alternativo, grazie soprattutto alla Coniglio Editore, che ha pubblicato il suo personaggio più noto - Brian the Brain - e adesso per merito della neonata Purple Press.

In una società distopica del futuro seguiamo le vicende di Bitch, writer dai capelli rosa, e dei suoi amici: Blondi, vegana dal passato oscuro, e Amin, deejay gay di origine saharawi, diffidente e saggio. I tre frequentano il centro sociale Spraycan – a detta dell’autore ispirato a quelli italiani – e passano le giornate tra elaborati “pezzi” (i disegni fatti con le bombolette spray) sulle pareti dei palazzi della città, risse con la polizia dopo manifestazioni no-global e discettazioni su complotti sionisti passati e futuri. È il nostro mondo, solo un po’ più disperato e orwelliano. Un mondo senza memoria – “Ma chi è Adolf Hitler?” “Non ne ho idea, mi suona come un attore del cinema di una volta, quello in bianco e nero” – e apparentemente senza avvenire, funestato com’è dalla minaccia della guerra totale, annientatrice di ogni dissenso, di ogni emozione sincera, di ogni spirito critico.

In un’intervista ad Exibart.com Martín ha dichiarato: “Io sono ottimista. Se non lo fossi non disegnerei fumetti. Vivere di fumetti, infatti, è molto difficile”. Ma sono i suoi, di fumetti, ad essere difficili. Non nella fruizione, che invece è immediata e accattivante, facilitata dal suo disegno tondo e pulito, dai suoi colori acidi e netti, dai dialoghi secchi e taglienti. È piuttosto lo stile del racconto, ad essere complesso da gestire, perché pretende la partecipazione attiva del lettore. Gli chiede di prendersi anche lui un po’della responsabilità di quella violenza e di quello squallore che lui rappresenta con freddezza. Responsabilità dell’omofobia, dell’antisemitismo, dell’impotenza dei cittadini di fronte ai soprusi dei potenti: Martín racconta senza enfasi, senza prese di posizione, senza moralismi. Soprattutto senza quel distacco dato dalla finzione di un mezzo codificato come il fumetto, usato con una disinvoltura che quei giudici italiani, nel ‘95, non gli hanno perdonato.

Per lettori adulti.


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Miguel Ángel MartínPsycho Pathia Sexualisdrammatico2010

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