La giungla di fruttirubini

8 febbraio 2014

Rita Mae Brown, scrittrice e attivista lesbica, scrive questo romanzo nel 1973.

La storia raccontata ha inizio negli anni Cinquanta, con Molly Bolt, la protagonista, ancora bambina. Il romanzo ci racconterà le sue avventure fino all'ingresso nell'età adulta; si tratta di un romanzo di formazione; un'educazione sentimentale lesbica.
La piccola Molly all'inizio del romanzo, ricorda una sorta di Tom Sawyer lesbica, ma anche personaggi femminili come la giovanissima protagonista de "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee, o la poco più "velata" Idgie Threadgoode di "Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop" di Fannie Flagg(con cui Rita M. Brown ebbe una relazione). Adottata, non conosce le sue reali radici, e per il suo carattere irriverente e non convenzionale, si trova sempre in conflitto con la madre con cui avrà una parvenza di reciproca comprensione soltanto da adulta. Molly, vive apertamente e piuttosto serenamente la sua omosessualità fin da giovanissima. È una lesbica, ed è anche una donna emancipata. Ci si può chiedere se sia una donna emancipata proprio perché lesbica, dato che vive e cresce in un'epoca in cui per una donna l'ambizione dovrebbe essere quella di trovare un buon marito che la mantenga(come le consiglia caldamente la madre). Un'epoca in cui una donna che indossa pantaloni suscita scandalo. Sono anche gli anni della segregazione razziale, quando ci si sorprende di scoprire che i negri sono tutto sommato "come noi" come dichiara ad un certo punto il cugino di Molly raccontando di aver lavorato insieme ad alcuni di loro. Non c'è molta comprensione e tolleranza per la diversità di razza e di colore della pelle, e non c'è per la diversità di orientamento sessuale.

Molly rifiuta il ruolo che la società del suo tempo destina tradizionalmente alle donne: decide così di studiare con impegno per poter andare all'università in una grande città e diventare avvocato o regista(mestieri decisamente impensabili per una donna all'epoca). Nel frattempo cresce, vive la sua omosessualità liberamente(sperimenta anche il sesso con i ragazzi perché “si deve”, ma con scarsa convinzione, partecipazione e soddisfazione...e infatti smetterà presto). Dal sud degli USA in cui nasce, si trasferisce inizialmente con la famiglia in Florida, poi all'università e infine a New York, dove intraprende gli studi di cinematografia. In tutto ciò conosce e ha relazioni numerose altre donne, lesbiche dichiarate, altre velate, etero curiose, lesbiche agée ricche e desiderose di una giovane amante da mantenere, dando testimonianza di qualcosa che probabilmente viene difficile da credere. È quasi strano, leggendo il romanzo nel 2014, rendersi conto che c'era chi viveva liberamente la propria omosessualità già cinquant'anni fa, soprattutto trattandosi di omosessualità femminile, che tendenzialmente è stata sempre più invisibile di quella maschile. Sembra strano leggere che quarant'anni fa l'autrice scriveva e regalava ai suoi personaggi riflessioni e analisi sull'omosessualità illuminate per l'epoca; il romanzo è divertente e commovente, una lettura decisamente piacevole. Lascia solo un po' l'amaro in bocca proprio per questo pensiero che può far sorgere in chi legge: era particolamente avanti l'autrice o è la società attuale ad aver fatto dei passi indietro?

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