Geography Club

23 febbraio 2014

Quando studiavo all’università, quello di geografia era forse l’esame obbligatorio più famigerato, non certo per la sua difficoltà, ma perché minacciava una vita di frustrazioni a chi, pur nutrendo aspirazioni di carriera, già si prefigurava di dover passare il resto dei suoi giorni a puntare una bacchetta di legno su qualche mappa scolorita e datata, di quelle che ammorbano gli studenti sin dalle elementari. È più o meno lo stesso motivo per cui i liceali del film chiamano “club di geografia” il loro improvvisato gruppo di autoaiuto gay e lesbico: perché sono certi che nessuno verrà a curiosare.

Tranne il protagonista: che fosse davvero sedotto dalla geografia? Il film non si sofferma su questo dettaglio appassionante e pensa invece a raccontare la classica fiaba adolescenziale del (piacente) anatroccolo che starnazza sulla lunga e impervia via della dignità fino alla piena conquista dell’orgoglio di sé. Lasciando ovviamente per strada il cigno biondo che invece vuole rimanere velato e non vuole abbandonare i suoi sogni di “normalità” (parole sue). È più o meno quello che succede in tutti i film a morale di ambientazione liceale, e nel 90% delle fiabe gay, da Maurice in avanti.

Qui purtroppo non vi è nulla che segni in modo personale quello che rimane solo un brodino riscaldato, confezionato senza croci e senza delizie, sulla base di personaggi fortemente tipizzati: il giocatore di football che morirà velato; il cesso sfigato che però ha un’anima grande così; il bisessuale che in realtà è gay; lo scorfano grassottello che punta alla bionda della classe; la bionda della classe che finge interesse per il grassottello ma in realtà punta al protagonista; l'altra bionda popputa che alla fine si innamora davvero del grassottello; ecc. Tutto scorre di conseguenza in modo prevedibile dall’inizio alla fine, seguendo le solite tappe e senza scosse eccessive: l'omofobia si traduce solo nella sostanziale cacciata dalla squadra di football del protagonista; per il resto nessuno gli dà fastidio od ostacola il gruppo. Quanto alla sceneggiatura, chiunque abbia visto più di tre film gay in vita sua, o più di due ambientati in una scuola superiore, avrebbe potuto scriverla a occhi chiusi.

Pedagogico e corretto, ma scipito e noioso.

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