Mister Brother

7 giugno 2014

Mister Brother, opera minore del vincitore del premio Pulitzer Michael Cunningham, è formato da due brevi racconti e un saggio di critica letteraria sulla sua autrice prediletta, Virginia Woolf, fil rouge della storia raccontata ne Le Ore.

Il primo racconto, Mister Brother, narra un tenero e crudele gioco al massacro tra due fratelli, Mister Brother, tombeur de femmes e arrogante, e il fratello minore, lasciato provocatoriamente senza nome, inesperto della vita e innocente.

Il secondo racconto, Puttana, ha come protagonista un ragazzo di diciotto anni, Trevor, durante il suo primo incontro sessuale a pagamento, mentre vende il proprio corpo ad un uomo sposato, sulla quarantina, Bob. Siamo nell’estate del 1973, a San Francisco, e il dissidio interiore del giovane, combattuto tra la voglia di provare e liberarsi della sua immagine pulita e un certo nervosismo da “debutto”, si risolve in un veloce blowjob e in una comica telefonata della moglie del cliente. Ad aleggiare sul loro ménage è il terrore dell’AIDS e un certo romanticismo che scaturisce dall’inesperienza di Trevor, che ha preso a modello Jane Fonda in Una squillo per l’ispettore Klute. A legare Puttana alle esperienze narrative precedenti ci pensano le risposte monosillabiche (“uh-huh”) del protagonista, le stesse di Bobby di Una casa alla fine del mondo, e le sue tecniche di abbordaggio, ricalcate per Trancas, l’amica di Zoe di Carne e Sangue.

Il saggio Virginia Woolf, una tranquilla rivoluzionaria conferma l’amore e la dedizione di Cunningham per la grande scrittrice della prima metà del Novecento. Dopo averne brevemente ritratto la vita, dalla famiglia al matrimonio, l’autore si focalizza sulla genesi del primo vero romanzo della Woolf, La crociera, con cui, nell’opinione di Cunningham, l’autrice mostra già tutta la sua carica rivoluzionaria, data la sua inclinazione nel voler soffermarsi non tanto sulle azioni drammatiche esterne quanto sulla drammatizzazione interna. La crociera testimonia quella che sarà la futura visione della Woolf sulla questione femminile: può la donna, res cogitans e res extensa, sopravvivere nella società e nell’istituzione del matrimonio, o sono costrette ad annullare se stesse? La risposta è evidente già a partire dalla caratterizzazione di Susan Warrington: la donna woolfiana, pur non essendo mai vittima di un dispotismo di coppia, viene sottoposta giorno dopo giorno a un’erosione delle sue emozioni e della sua personalità. Nonostante l’opera della Woolf sia stata criticata da più parti perché troppo delicata, Cunningham ne mette in risalto la carica sessuale nascosta, sia nel bacio che Richard Dalloway impone a Rachel, sia in quello a sorpresa che Clarissa riceverà da Sally Seton ne La signora Dalloway. La sessualità non interessa fino in fondo all’autrice che, umoristicamente, sapeva e ammetteva di essere una snob (si veda Virginia Woolf, Sono una snob? e altri saggi, Piano B edizioni, Prato 2011).

A corredare l’edizione italiana, tra gli altri, un brevissimo intervento sull’importanza della traduzione, scritto da Ivan Cotroneo, accorto traduttore delle prime opere di Cunningham, nonché scrittore, sceneggiatore e regista.

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