Squadra antitruffa

14 novembre 2015

Facciamo l'appello:

  • Inseguimenti auto-motociclistici con capottamenti e tamponamenti a catena? Ci sono.

  • Soliloqui che ricamano sul tema della bassa fisiologia? Ci sono.

  • Finti proverbi romaneschi con rima e conclusione scatologica? Ci sono.

  • Sciacquette pseudo-femministe che cedono al fascino dell'uomo puzzolente? Ci sono.

  • Trama ingarbugliata che permette al protagonista di muoversi per inerzia di morto ammazzato in morto ammazzato? C'è.

C'è anche Bombolo, nei panni del ladruncolo flatulento Venticello, quindi Squadra antitruffa ha tutte le carte in regola per esemplificare al “meglio” la deriva trash del poliziottesco.

Finito l'appello ed elencati tutti gli elementi costitutivi del genere, si potrebbe tranquillamente tralasciare la visione di questo specifico episodio (il terzo) dell'epopea del verbosissimo maresciallo Nico Giraldi – interpretato dal sempre volonteroso ma petulante Tomas Milian – cominciata con Squadra antiscippo.

Si potrebbe bypassare spensieratamente Squadra antitruffa se non fosse per un vistoso dettaglio: l'apparizione dell'onnipresente figurante Mimmo Poli (apparso in ruoli minori in più di centottanta film, compresi i due episodi precedenti della saga di Giraldi) nei panni di Milady, una checca panciuta e spiona, ospite fissa di un night-club “a tema” che si chiama La prugna.

Il maresciallo Giraldi arriva in questo luogo di perdizione (un po' più alla buona del locale gay che si intravede ne Il gatto a nove code di Dario Argento) guidato non solo da una tortuosa serie di indizi, ma dalla volontà degli sceneggiatori – Mario Amendola e Bruno Corbucci – di dare fondo alla loro scorta di battutacce sugli invertiti. Una scorta molto limitata anche per chi, come Giraldi, ha fatto della coprolalia una ragione di vita: Milian (dichiaratosi bisessuale nella sua autobiografia del 2014) la esaurisce in fretta e con nonchalance.

In cerca di un indiziato che si fa chiamare Milord, Giraldi viene abbordato dal sunnominato Poli, fasciato in un aderentissimo completo color zucca, subito dopo aver compiuto una disgustosa operazione che coinvolge le sue narici, le sue mani e una tazza ottenuta in prestito dal barista (per farla breve, si è soffiato il naso riempiendo fino all'orlo la tazza). Poli ha assistito a tutto questo senza batter ciglio e non è stato colto da alcun dubbio sull'appetibilità di Giraldi; questo perché – di norma – gli omosessuali nel cinema popolare italiano non hanno occhi (se non per contornarli con l'ombretto) né orecchie (se non per decorarle con pendagli di varia foggia), ma ragionano con un solo organo, come Giraldi non manca mai di sottolineare.

Sempre nel marcescente scenario della Prugna il maresciallo incontra un detective inglese (interpretato da David Hemmings con palpabile autocommiserazione) che lo aiuterà nelle sue indagini; l'aspetto azzimato dell'inglese persuade Gilardi che si tratti di un'altra checca da strapazzare ma, quando l'equivoco viene chiarito, avviene un immortale scambio di battute: con inflessione alla Stanlio e Ollio, Hemmings dice «Lei mi aveva scambiato per un culàttone». «No, – ribatte Milian facendogli il verso – per uno che lo piglia nel derètano». Quanta miseria.

Quando nel night arriva l'individuo a cui il maresciallo sta tendendo un agguato, Poli – che ha orecchiato il dialogo tra Hemmings e Milian – lo invita squittendo a scapparsene per sfuggire a Gilardi: l'ennesimo caso di connivenza tra due sottoboschi associati spesso dal cinema italiano (e non solo), quello criminale e quello omosex.

Il film non ha molto altro da offrire e i momenti più piacevoli sono scopiazzati da generi disparati: Leo Gullotta esegue una truffa (fingendo che una pastiglia trasformi l'acqua in benzina) presa di peso da Gli allegri imbroglioni, un lungometraggio di Laurel & Hardy che magari stavano rubando da qualcun altro a loro volta. Dietro l'inseguimento sulle strade scoscese di San Francisco (nella saga di Giraldi le trasferte negli USA sono un topos) si coglie invece l'intenzione di Bruno Corbucci di togliersi lo sfizio di emulare la celebre corsa automobilistica di Bullitt, con Steve McQueen.

Niente di nuovo, quindi, in nessun settore: meno male che, tra le scazzottature rituali, c'è Mimmo Poli che, con la sua mise, ci dà un vero e proprio pugno nell'occhio.

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