Heat. Eterocuriosi pasticcioni ancora alla ricerca di sé (2007)

Fumetto giapponese boys' love (senso di lettura giapponese), che costituisce il seguito di Not/Love.


Protagonista è stavolta quasi solo Bun. Che ha daccapo rotto con Daisuko, di fronte all'impossibilità di gestire una relazione d'amore esclusiva (come lui in fondo vuole) con un uomo sposato. Ma che se non altro è uscito dalla nuova tornata con Daisuke più "omocurioso" di prima.

La vicenda inzia con Bun che accetta di aiutare Hanapi, un suo informatore che, almeno lui, ha le palle per definirsi gay senza tante pippe mentali, che è perseguitato da un ragazzino psicopatico, Yutaka, con cui ha avuto una breve avventura.

Hanapi "ovviamente" finisce per innamorarsi di Bun e di cercare di sedurlo, ma l'incalzare di Yutaka (che si rivela pericoloso, arrivando a prendere di mira con una pistola ad aria compressa Bun, che crede il nuovo amante di Hanapi, e infine ad uccidere un omosessuale nel parco cittadino) impedisce alla cosa di andare oltre un certo limite.

Alla fine Yutaka, che tutto sommato sembra più intraprendente e scaltro del goffo Hamapi, inscena un suicidio davanti a lui. Sopravviverà, ma verrà rinchiuso in un ospedale psichiatrico.

Da questa vicenda si apprenderà che Yutaka è stato violentato da piccolo, e che giunto all'adolescenza ha cercato un conforto affettivo in un uomo che lo amasse senza limitarsi a usare il suo corpo, ma che nel mondo gay non lo aveva trovato fino al momento di incontrare Hanapi, "che credeva fosse diverso dagli altri" (mai sentita prima questa frase?). Quando anche Hanapi lo aveva lasciato, aveva concepito un forte odio verso tutto il mondo gay, per Hanapi, e per se stesso.

Sia pure nell'esagerazione isterica che come sempre caratterizza la narrativa, che ha bisogno di emozioni "forti" ed estreme e colpi di scena a gogò, direi che questo sia un discorso paradossale ma che come tutti i paradossi contiene un elemento di verità, dando voce al disagio di una realtà sociale che lascia spazio solo al matrimonio eterosessuale (con annesse "scappate" alla Daisuke) o alla doppia vita ("etero di giorno, nei parchi di notte") o infine al consumo di sesso privo di coinvolgimenti affettivi. E basta. Il personaggio dell'adolescente, nella sua dichiarata follia, può anche essere letto come l'esponente di una forma disperata di protesta contro un contesto sociale che non offre altre speranze.

La narrazione riparte con un'altra storia, in cui Bun chiede aiuto ad Hanapi per tirar fuori dai guai il giovane ed avvenente Satoru, il proprietario del ristorante presso cui mangia, finito nei guai con gli usurai della mafia cinese.

Siccome Hanapi è mezzo cinese, ragiona l'autrice, di certo sa a chi rivolgersi negli ambienti della mafia. Non è purtroppo questo il solo momento in cui la Miyamoto scade nel razzismo, ma siccome non è questo il tema della mia recensione, lascerò correre...

Hanapi in cambio del favore (che riuscirà effettivamente a fare), chiede di essere pagato in natura, e riesce così ad infilarsi di nuovo nel letto di Bun. Con gran turbamento del giovane cliente, che entra per errore nell'ufficio/casa di Bun mentre il pagamento in natura è in corso, e sconvolto chiede: "M-ma... ma.. ma lei, signor Bun... è o-omosess... cioè, lei.. è g-g-g-gay?!".

Ineffabile la risposta: "Eh? Chissà! Sai, mi piacciono anche le donne... Diciamo che mi piace penetrare le donne ed essere penetrato dai maschi". Impeccabile definizione di quello che è un eterosessuale giapponese, a quanto pare...

(Nota in margine: a sintomo di come gli schemi rigidi del genere boys' love si vadano fluidificando, qui è Hanapi, che ha i tratti fisici del seme, a sodomizzare Bun, che ha invece quelli dell'uke).

Per farla breve, con crescente turbamento Satoru scopre di essere attratto da Bun. Che riesce a sedurlo una prima volta.

Da qui inizia un corteggiamento quotidiano, per il quale l'amico Hato lo rimprovera: "Ma perché devi trascinare sull'altra sponda tutti gli etero?".

Al che, per una volta finalmente logico, Bun ribatte: "Se cedono alle mie provocazioni significa che in fondo hanno già certe inclinazioni": un po' bizzarra come spiegazione del concetto di "presa di coscienza", ma suppongo che sarebbe tropop chiedere di più, almeno nel contesto in cui sono collogati i personaggi di questi fumetti.

Dopo qualche vicissitudine alla fine Bun riesce a ricominciare a far sesso con Satoru, e a questo punto riappare Hanapi, per rivelargli quanto sia importante per lui Bun.

Quando Satoru gli rivela a sua volta che il bel mascalzone gli aveva detto che Hanapi per lui era meno importante di Satoru, Hanapi, turbato e arrabbiato, gli chiede di domandargli allora chi sia più importante, fra Satoru e Daisuke.

Il quale opportunamente rispunta fuori a questo punto, e fa in modo che Satoru lo sorprenda a letto con Bun. Il quale non trova di meglio della scusa dell'"Io sono fatto così".

Scusa che giustamente il giovane e idealista, ed anche un po' ingenuotto, Satoru non può accettare.

Per il lieto fine sarà quindi necessario che Bun prometta di fare i conti con la sua passata relazione con Daisuke e chiuderla una volta per tutte.

Mi permetto di esprimere qualche dubbio su quanto sia credibile tale promessa, ma questo è solo un fumetto, e facciamo finta che, a differenza di quanto accade nella vita reale, almeno in questo mondo una promessa del genere sia credibile.

Se in questo volumetto la vicenda si prestava meno alle atmosfere di tenera e ingenua seduzione che sono congeniali a questa autrice (ormai conosciamo i personaggi, e a parte Satoru - che ci si chiede per quanto tempo rimarrà come è - sono tutti scafati ed anche un po' cinici) la Miyamoto ha saputo egualmente tenere desto l'interesse attraverso il continuo cambio di scenario e di protagonisti.

In questo modo è riuscita ad offrirci personaggi meno bidimensionali e prevedibili di quelli comuni in questa tipologia di fumetti, lasciando al lettore, arrivato alla fine del volumetto, la voglia di sapere come proseguirà la vicenda.

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autoretitologenereanno
Kano MiyamotoNot/Loveshōnen'ai2007

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