Shalom tower syndrome

22 ottobre 2008, AUT, n. 104, agosto/settembre 2008, pp. 25-26

L'Africa, l'Ebraismo e l'Italia hanno da sempre segnato il DNA e l'esistenza dell'autore, che in questo nuovo romanzo svela lati inediti della sua vita. Alexis è prostrato da un'alterazione psichica che lo sta portando "sull'orlo dell'abisso".

Si sente depositario di una "summa di misteri umani... indecifrabili come la bobina attorcigliata di un microfilm".

Nel caos di un lento sdoppiamento, in cui anni e anni di sofferenza si sono stampati in faccia come "fragili conchiglie" sballottate dall'oceano, l'affetto della compagna Serena e le memorie ritrovate si rivelano l'unico riparo. Confessa:

"Siamo prigionieri di un dedalo semantico ...le parole servono solo a nascondersi dietro a un muro ...come in un vicolo cieco... perché la gente non trova più il coraggio di mettere a nudo i propri sentimenti".

Finchè, scoppiata un'insanabile crisi matrimoniale, Alexis sta per buttarsi in preda alla sua sindrome depressiva dalla Torre della Pace a Tel Aviv (da qui il titolo del racconto) quando incontra Peter.

Il suo centro di gravità d'improvviso si sposta, scatenando ondate di tenerezza e allucinato desiderio: quella prima esperienza omosessuale sarà per lui "una rivelazione, una rinascita, un'energia nuova" che si sprigiona dopo essere rimasta a lungo sopita.

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Albert RussoSangue mistoromanzo2008

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