My brother... Nikhil

23 luglio 2006

Per la prima volta un film di Bollywood (la mecca del cinema indiano) affronta il tema dell'omosessualità in maniera equilibrata senza ricorrere alle caricature o agli stereotipi.

Ultimamente, in alcuni film indiani sono apparsi in parti marginali dei personaggi gay che ridicolizzano la propria sessualità. Sono soprattutto travestiti o uomini effeminati nei personaggi di parrucchiere o stilista. In alternativa, sono caratteri con menti perverse o delittuose. Recentemente il film Girlfriend ha affrontato il tema del lesbismo ma, come quasi sempre a Bollywood, la ragazza lesbica è una killer, un'ossessionata che preferisce uccidere invece di accettare un rifiuto.

Tra gli attori di brother... Nikhil, Victor Bannerjee è noto al pubblico in Italia per aver impersonato il dottor Aziz nel film Passaggio in India di David Lean. Anche Lillette Dubey, nel ruolo della madre, è un'attrice conosciuta come la madre della sposa nel film Monsoon Wedding di Mira Nair. Sanjay Suri è un ragazzo originario del Kashmir, sensibile quanto bravo nella recitazione: dopo aver girato il film, ha iniziato a interessarsi attivamente delle problematiche legate all'HIV nel suo paese.


Il film My brother... Nikhil è organizzato in una serie di flashback raccontati dai vari personaggi che ruotano intorno a Nikhil e degli episodi sono raccontati più volte da diversi punti di vista. La trama gode della qualità del cinema indiano non inferiore a Hollywood, ma cade nella trappola del più melenso melodramma tipico di quelle latitudini, che emoziona lo spettatore sfruttando la commozione nell'assistere alle sofferenze dell'essere umano.


La storia di Nikhil è ambientata a Goa, un'antica colonia portoghese sulle coste dell'India occidentale, a sud di Bombay. Dal 1961 Goa è uno stato della federazione indiana e sono molte le lingue parlate, tra cui il portoghese e, ovviamente, il hindi che però non è maggioritario come invece lo è in molte altre zone dell'India. Lo scenario e l'architettura richiamano molto l'epoca coloniale europea, ville e locali dagli interni elaborati e tipicamente coloniali, visi non propriamente indiani ma risultato di un mix di Europa e Asia, nomi e cognomi in maggioranza portoghesi, una cultura di classe più europea che asiatica; anche il raffinato vestiario rende l'idea di persone curate nell'aspetto: le magliette dei ragazzi sono tutte di stile e gli abiti delle donne evidenziano che si tratta della upper class (Goa è il più ricco stato indiano e ha un reddito pro capite doppio della media nazionale). Quasi tutte le scene esterne sono girate in zone piene di vegetazione e palme che arrivano quasi fin la spiaggia, esaltando l'atmosfera coloniale.


Questa idilliaca esoticità è travolta dall'AIDS, che entra nel corpo di Nikhil, devastandolo. Siamo alla fine degli anni '80, quando in India apparvero i primi casi di AIDS; nel paese non se ne sapeva nulla e non esistevano le cure d'oggi. Pertanto le reazioni della gente erano di paura e diffidenza. La legge richiedeva l'isolamento forzato dei sieropositivi, perché l'ignoranza era tale che si preferiva trattare con metodi drastici ogni caso, pensando fosse una malattia dell'Occidente il cui ingresso in India andava impedito. Oggi l'India conta 5.134.000 sieropositivi (cioè l'1% della popolazione, dati del 2004) ed è il secondo paese del mondo in termini quantitativi assoluti, dopo il Sudafrica, e ha il 13% del totale mondiale. Però le organizzazioni sanitarie e di supporto, anche governative, oggi sono immensamente migliori, laddove prima erano praticamente inesistenti. La NACO (National AIDS Control Organisation) ha iniziato nel 2003 a tracciare le linee guida di una legislazione a protezione delle persone sieropositive, da non discriminare in nessun caso, sul lavoro come nei trattamenti sanitari.


Tornando al film, è soprattutto la sorella Anamika, detta anche Anu, a raccontare del fratello e dei problemi con il severo padre che in gioventù voleva diventare un campione di nuoto; invece i problemi finanziari l'avevano costretto a lasciare lo sport per cercare un lavoro. Nikhil è bravo nel nuoto e si dedica allo sport per cercare di ottenere l'approvazione del padre. Così Anu si sente ignorata, perché i genitori sembrano presi da suo fratello; la ragazza si fidanza con Sam, un amico di Nikhil, per formare una famiglia sua.


Quando, a 23 anni nel 1988, Nikhil vince il campionato statale di Goa, sente di aver soddisfatto le aspettative del padre, ma lo delude quando gli comunica di non voler sposare Leena, amica d'infanzia, innamorata di lui. I genitori provano a convincerlo, ma Nikhil ama il suo boyfriend Nigel e Anu, molto vicina a suo fratello, lo sostiene nel rivendicare la libertà di scelta. Il padre e la madre infatti sono persone protettive ma saranno assenti quando Nikhil avrà realmente bisogno di loro.


A seguito di un controllo, il medico della squadra sospetta che Nikhil sia sieropositivo. Lui viene escluso dalla squadra e sembra che tutta Goa sia al corrente, anche i camerieri lasciano la casa dei genitori di Nikhil, i quali sono gli ultimi a capire. Essi prima mandano via da casa il figlio e dopo lasciano la città per sfuggire alle chiacchiere dei vicini. Nikhil trova rifugio dal suo compagno Nigel ma la polizia lo preleva nell'agosto 1989 e, assolutamente impreparata nei confronti della malattia, per evitare contagi lo chiude in isolamento in un reparto dismesso dell'ospedale, dove non c'è nessun altro. Il servizio sanitario di Goa infatti permetteva di isolare le persone contagiate dall'HIV. Nigel si arrabbia perché pensa che Nikhil abbia voluto contagiarlo, nascondendogli la verità.


Anu, leggendo il diario di suo fratello, scopre che lui è gay. Quando tutti sembrano aver abbandonato Nikhil, lei gli rimane vicina, pronta a lottare con il mondo. Anche Nigel, passato il primo momento di rabbia, capisce che Nikhil non sapeva di aver contratto la malattia; si fa controllare e risulta negativo. Il film non parla del come Nikhil si sia contagiato. Ad un certo punto Nigel dice: "Nikhil mi ha raccontato, ma non penso che sia importante. La questione non è come si è ammalato Nikhil, la questione è se una persona ha i suoi diritti umani, e ha il diritto di vivere e morire vicino ai suoi in dignità o no".


Anu e Nigel trovano una giovane avvocatessa e intentano causa al governo centrale per il rilascio di Nikhil dal reparto di isolamento e sollecitano l'opinione pubblica di Goa. Dopo alcuni mesi, il tribunale decide a loro favore, così Anu e Nigel riescono a portare Nikhil a casa del ragazzo. Ma la vita di Nikhil è spezzata per sempre. Non riesce nemmeno a tornare in ufficio, dove lavorava, rifiutato perché i colleghi ne hanno paura; Nikhil risponde che in realtà sarebbe lui a dover temere contagi dai colleghi, essendo più vulnerabile alle infezioni. Anu l'aiuta a trovare degli studenti per delle lezioni di musica. Nikhil chiede a sua sorella di sposare Sam, temendo di non avere molto tempo per vederla sposata e, per il matrimonio, i loro genitori tornano a Goa.


Nel frattempo, la condizione di Nikhil peggiora. Sua madre chiede perdono al figlio per averlo abbandonato. Il padre continua a rifiutare ogni contatto con figlio e si chiude nel silenzio. I mesi passano e nasce la figlia di Anu, Ashish. Arrabbiata con i genitori per aver abbandonato il loro figlio, Anu non porta la bambina dai suoi, ma Nikhil le chiede di perdonare i genitori. Quando ormai Nikhil sta male, il padre va a trovarlo e gli chiede di tornare a casa. Dopo alcuni giorni Nikhil muore, avendo vicino Nigel.


La recitazione è molto buona, il doppio sistema di raccontare la storia, in diretta e in flashback attraverso i racconti dei protagonisti rivolti alla cinepresa, è una tecnica di regia affrontata bene. Le scene sono semplici, l'ambientazione è quasi sempre in locali interni o su verande, curati in modo tale da far intendere una volta il perfetto e pulito ordine casalingo, un'altra l'amaro abbandono dell'ospedale. Le vedute del mare e dell'insenatura di Goa non cambiano molto lungo il film, le spiagge sono sempre ampie e il mare ondoso fa da sfondo agli scherzi dei bambini Anu e Nikhil e dei discorsi di Nikhil adulto con la sorella e gli amici.


Non è un film da guardare sgranocchiando il popcorn credendo di distrarsi. Alla prima italiana, in occasione del Cinegayfestival 2006 allo Strehler di Milano, alcuni spettatori piangevano commossi.


Ci si interrogava tutti sul finale: il film finisce bene con il ravvedimento dei genitori che riaccolgono il figlio malato o finisce male con la morte di Nikhil? È una storia sulle relazioni umane e familiari che vengono rimesse in discussione da una crisi, quando una delle due parti è in difficoltà e l'altra parte non sa reagire e fugge; il padre è incapace di affrontare l'umiliazione del rifiuto sociale, interessato al mantenimento del suo posto nella schizzinosa società locale, e il figlio è addolorato per l'allontanamento dai propri cari. Sopra tutti loro si ergono la figura di Anamika, la dolce sorella maggiore, che sfida gli adulti pur di esser vicina al fratello e quella del boyfriend che ammette la propria omosessualità ed esce allo scoperto organizzando un club di volontari che fermano la gente per strada informandola sui reali effetti della sieropositività per vincere i tabù. Ciò gli costerà la devastazione della propria casa; Nigel troverà su una parete, tra piante spezzate e mobili rovesciati, anche la scritta FAGGOT ("frocio").
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