Saturno Contro… il buon gusto

30 giugno 2009

Questione spinosa: abbiamo più bisogno di buon cinema o di cinema politicamente corretto? Di fronte a Saturno contro, e a film come questo, il militante ha la tentazione di compiacersi, perché non può fingere che non sia importante, in un paese come il nostro, mostrare due omosessuali che stanno insieme in un contesto in cui sono accettati da tutti. Così come è importante che si intervenga sul problema della mancanza di una legge a tutela dei nostri diritti. Una legge che, ad esempio, ci garantisse la possibilità di accudire il nostro compagno malato in ospedale anziché lasciare la scelta del suo destino a parenti che magari non lo vedono da quando era in fasce, e ne farebbero a meno anche ora.

Dall'altro lato, mi sento un po' mancare all'idea che qualcuno possa davvero credere che Ambra Angiolini sia un'attrice meritevole di premi (o un'attrice), che Ozpetek sia un regista che muove la macchina da presa con cognizione di causa, o il cui armamentario retorico superi il naïf, o che sappia quello che fa quando stacca tra un'inquadratura e l'altra (siamo infatti al livello del più scadente prodotto televisivo). Soprattutto, mi sembra che Ozpetek non si sia posto il problema di dirigere gli attori (e se lo ha fatto, allora proprio non c'è speranza). Perché Saturno contro è il tipico prodotto italiano dove ciascun attore sbandiera i suoi vezzi e recita a modo suo, chi televisivamente, chi cinematograficamente, chi teatralmente. E non può ovviamente mancare l'attore che non è né televisivo, né cinematografico, né teatrale, perché non è un attore, ma tanto noi siamo il paese del Neorealismo che usava (anche) attori non professionisti, eterno alibi per mascherare di spontaneità l'incompetenza.

Risultato: quando si ritrovano tutti insieme intorno alla tavola per cenare, questi (per lo più sedicenti) attori danno vita a una cacofonia esasperante. Un po' come se fossero altrettanti musicisti che si siano incontrati per caso mettendosi a suonare insieme, senza aver mai provato prima, e osservando stili completamente differenti. E non per fare della sana avanguardia. M'è persino occorsa l'idea che il protagonista, lungi dall'essere vittima di un'emorragia cerebrale, sia semplicemente morto per una crisi di buon gusto. Sono persuaso che ci sia un limite alle brutture che l'organismo può fisiologicamente sopportare. Mi piaceva pensare che quello del personaggio, come il mio, fosse giunto al limite: me lo conferma il sorriso di pacifica beatitudine con cui prende commiato dal gruppo e dal mondo.

Ma in realtà di fronte a Saturno contro anche il militante ha ben poco di cui compiacersi, perché i temi sono trattati in modo alquanto superficiale. La questione dell'esclusione del fidanzato dalle cure dell'amato per carenza legislativa, ad esempio, che prometteva di essere un argomento importante, nuovo, perfettamente in sincronia con l'attualità italiana di quei mesi, viene di fatto subito accantonato con prudenza e indecenza (dico indecenza, perché suona come una presa in giro per chi, quei problemi, li ha vissuti davvero). Infatti il padre, che sembrava assicurare scontri con il fidanzato del figlio e conseguenti positive indignazioni dello spettatore, improvvisamente si ravvede, tutto passa senza che lo spettatore abbia nemmeno il tempo e la facoltà di interrogarsi.

Così, invece di riflettere, provocare, offrire spunti di riflessione, tirato il sasso Ozpetek nasconde subito la mano, cancella tutte le tracce e fa la cosa più ovvia e più banale che poteva fare, l'unica di cui non avevamo bisogno: spende l'ora successiva a giocare onanisticamente con il melodramma propinandoci melassa e patetismi vari. Cose in sé piene di dignità, sia chiaro: si dà il caso che personalmente ami i melodrammi i quali, oltretutto, possono vantare una nobilissima tradizione quanto a cinema gay (basti pensare a Visconti, a Fassbinder, a De la Iglesia). Ma sono cose che necessitano di controllo, regia, attori degni di questo nome, affiatati e amalgamati. Non si può fare Almodóvar senza Carmen Maura, Rossy De Palma e le altre ragazze del mucchio. E senza Almodóvar.

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