Saving face: al capolinea del nuovo cinema lesbico.

11 gennaio 2010

C'era un treno giallo, un robusto treno americano partito nel lontano 1985 da Reno per arrivare a New York, con a bordo una certa Vivian che già sottolineava problemi di tempo alla sua amata, chiedendole "altri quaranta minuti con te". Si trattava del più limpido pilastro del cinema lesbico autoprodotto, Cuori nel deserto, di Donna Deitch, e si narrava degli anni '50.

Che coincidenza, un altro treno, stavolta della Metro municipale newyorkese del 2004, trasporta un'altra lesbica da casa sua fino a Manhattan, dove lavora, facendola viaggiare con uno sguardo all'orologio ed uno fuori dal finestrino.
Succede in un film che ha riscosso altrettanto successo: Saving Face (salvando la faccia). E il confronto tra le due pellicole può sottolineare differenze epocali.
Se allora infatti il film era tutto incentrato sulla difficoltà di accettare e vivere il lesbismo, e ambientato 30 anni prima, oggi il film di Alice Wu (appena quarantenne ed appena regista) racconta una storia d'amore (nella quale guarda caso c'è una Vivian) snodata in un contesto culturale con una passione evidente per la contemporaneità.

"Saving Face" è uno dei capolinea del cinema lesbico contemporaneo, con le sue fermate ed i ripartire: dai film tutti incentrati sulla relazione a due, nei quali l'erotismo è principe ed oggetto di narrazione e le differenze culturali sono solo contorno, a film in cui è la storia d'amore ad essere solo traccia, e il "contorno" invece la fa da padrone, in un moto liberatorio che sottolinea l'evoluzione dei costumi ed i frutti delle tante battaglie per la visibilità e i diritti. Questo cambiamento è stato del resto segnato in questi anni dalla serie The L Word, con le sue storie di persone e di contesti. Ecco così che il cinema e la tv fatta da lesbiche legge il mondo, The World.
Certo, oltre a questo delicato e ironico film poi si produrranno anche altri titoli, come "Il mio grosso grasso matrimonio lesbico" ambientabile nella comunità delle discendenti di Saffo negli Usa... Perché no?

L'interesse suscitato da questo film al Sundance festival del 2005 è stato attivato dal ritratto della comunità cinese di Flushing (una strada del Queen, a New York), con le sue idiosincrasie, una comunità ritratta con ironia e senza mai cadere nel pittoresco. "Salvare la faccia" è proprio quello che vorrebbero fare due delle protagoniste del film, la figlia lesbica Whil(elmina) e la madre "Ma" impersonata da un must cinese del cinema, Joan Chen (l'abbiamo vista ne L'ultimo imperatore). La prima giovanissima e impacciata, la seconda affascinante e pittorescamente tormentata dal fatto che, già vedova, è rimasta incinta.

Dice Alice Wu, nelle interviste rilasciate dopo il grande successo ottenuto, che per la comunità cinese negli Usa ottenere ottimi risultati nello studio, l'avere un buon lavoro, mantenere "la faccia", era ed è ancora importante perché il singolo può pensare di rappresentare comunque l'intera comunità. Ovviamente per le donne come lei, giovani e ormai distaccate dai retaggi culturali dei genitori, più spesso dei nonni nati in Cina, la cosa è vista dall'esterno. E infatti è il rapporto con la madre che coinvolge la giovane Whil in questa faccenda del salvare la faccia: perché non riesce a dirle di "essere gay", e quando glielo dirà, in una scena magistrale del film ("mamma, ti voglio bene, ...e sono gay"), la madre risponderà, con il suo fare tutto teatrale, che ciò non è possibile, perché essendo lei stata una brava madre "non posso avere una figlia gay". Fatalismo cinese? Fatalismo di ogni cultura (forse questo è solo più lineare). Interculturale è anche il rapporto col cibo che Alice Wu riesce a rappresentare in modo realmente universale sia rispetto alle due innamorate, Whil e Vivian, che rispetto alla madre.

Il perno comico di tutta la situazione è che la stessa madre ha già infranto ogni regola del "buoncostume cinese", grazie alla sua relazione clandestina con un uomo molto più giovane di lei. Deliziosa a questo proposito la scena dell'attesa delle due, madre e figlia, nell'ambulatorio ostetrico.

Il tema del matrimonio, sia etero che gay, viene così a cadere come un surplus non necessario, dopo che la madre, finalmente stappato il senso di colpa, e la figlia che ha saputo infine riconoscere di essere innamorata, brindano alla felicità di entrambe... ma il "salvare la faccia" ritorna con la tradizionalissima, nostrana, conosciuta da tutte noi, gag del tentativo materno di far vestire la figlia più "femme".

Molto interessanti le dichiarazioni rilasciate dalle attrici rispetto al film ed al loro lavoro sui personaggi:

Michelle Kruisiec, attrice di cinema (Nixon di O.Stone, Far North di Sam Shepard con Michelle Yeoh, che molti ricorderanno come la Shu Lien di La tigre e il Dragone) ed anche di teatro (Made in Taiwan) è una delle "viaggiatrici" del noto canale satellitare NBC (e prima della serie "Travellers" di Discovery Channel), di lei le solite malelingue sul web dicono che non è stata lesbica solo nei minuti di video intervista sul film. Lei ci tiene a presentarsi come un'attrice a tutto tondo, e racconta come abbia studiato cinese mandarino per mesi per interpretare Whil, che parla sempre in mandarino con la madre e a Flushing. Sia Michelle (35 anni) che Lynn Chen (Vivian,34) sono entusiaste dei loro ruoli, che hanno affrontato dapprima con fatica (per decidere l'attrice che avrebbe interpretato Vivian la regista ha fatto provini per quasi 5 mesi). A questo proposito è interessante ascoltare le impressioni di entrambe: Michelle che sentiva di essere affascinata, dopo aver letto il copione, da una partner dal carattere più aggressivo (visto che è Vivian che la conquista e la porta, anche non metaforicamente, a cadere innamorata). Lynn, che non credeva che Michelle Krusiec fosse adatta al ruolo (c'è da dire che in effetti Michelle Krusiec fuori dalle scene non è affatto impacciata e "naked" come la protagonista). Il colpo di genio della regista è stato proprio quello di scegliere per i due ruoli due attrici che potevano sembrare con caratteristiche opposte a quelle immaginabili per luogo comune.

Molto interessante anche la produzione del film che, seppure Alice Wu non avesse altre esperienze prima ha permesso di raccogliere quello che negli Usa è considerato un budget "basso" (2,5 milioni di dollari) coinvolgendo produttori del calibro di Will Smith (sì, "the Will Smith", divo hollywoodiano).

Il commento della madre di Michelle Krusiec alla notizia che avrebbe girato un film come lesbica protagonista? "Se giri scene di nudo, fatti dare più soldi!"...la scena considerata più erotica da entrambe le protagoniste? Una nella quale sono vestitissime: quella in cui Vivian tocca le labbra a Whil.

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