La voce a me dovuta

16 febbraio 2010

"Cos'è in fondo la normalità? È per caso normale travolgere la gente che attraversa sulle strisce pedonali perché siamo in ritardo al lavoro o in fuga dalle responsabilità? E abusare fisicamente di minori tra le mura di casa prima di riaccompagnarli amorevolmente a scuola? È ordinario dimenticare un paio di bisturi nello stomaco di un poveraccio ricorso alle cure di una struttura ospedaliera per debellare un cancro? Mettere un cappotto a un cane o spendere centinaia di euro per pagargli lo psicologo? Pestarlo a sangue perché non smette di ululare la notte? Che ne dite di quelli che parlano con le piante? E di quelli che se la fumano? Nulla è normale, forse solo quello che non si vede, quello che cresce nel buio, in sordina, di nascosto a tutto e a tutti, è normale. L'Amore è normale."

Vincenza Tomaselli, giornalista siracusana, racconta, a metà tra epistolario e analisi La voce a me dovuta, una breve ma intensa storia d'amore tra donne. Un racconto tormentato dal dubbio di non essere all'altezza della situazione, una relazione sottoposta agli sguardi indagatori di una società, che troppo sbrigativamente giudica negativamente il desiderio di "osare". Amara considerazione quella di Vincenza che ammette: "non esiste il paradiso per i puri di cuore, solo un purgatorio di calci in culo". È una lucida introspezione quella che conduce l'autrice nei confronti di un amore "impuro" eppure liberatorio, pieno di emozioni fatte di sussurri e desideri inconfessabili rivelate tra la contessa e la sua cortigiana. Vincenza ci trasporta tra le pieghe di un amore consumato a metà tra sofferte castrazioni emotive e forti passioni, che fanno di questo racconto uno tra i più riusciti della narrativa a sfondo saffico che l'Italia potesse produrre. Da leggere in un fiato.

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