Leonardo da Vinci, omosessuale "nell'anima": un elogio della frigidità

23 luglio 2006

Questo studio dedicato a Leonardo da Vinci, pubblicato nel 1910, ne celebra anzitutto la frigidità. Può sembrare curioso o persino contraddittorio da parte di chi ha portato un contributo per certi versi lungimirante allo studio dei comportamenti sessuali, ma occorre tenere presente che Freud non si è mai allontanato dalla convinzione che la sessualità umana debba infine mirare a una sola forma di rapporto sessuale (quello genitale eterosessuale) e abbia come fine sostanziale quello della procreazione, pur non dovendosi negare una giusta quota di piacere per assicurare l'equilibrio psichico dell'individuo. Nei suoi studi sulla società, Freud esalta il sopravvento del principio di realtà su quello di piacere e individua l'obiettivo più nobile che un essere umano possa assegnarsi nella capacità di posticipare la gratificazione sessuale, sublimando gli impulsi erotici per reinvestirne le energie nella creatività e in apporti all'avanzamento sociale.

Questo fondo pesantemente normalizzante delle teorie di Freud porterà numerose correnti psicanalitiche a farsi strumento di oppressione, suscitando d'altronde critiche da parte della cosiddetta psicanalisi di sinistra, da Wilhelm Reich fino a "una certa tendenza" della cultura francese degli anni '70 (Foucault, Deleuze, Guattari, ecc.), i quali tutti sottoporranno a critica le pretese universali delle teorie freudiane, giudicate ora più normative che liberatorie, per farne invece il prodotto e lo strumento di una particolare forma di società (quella capitalista).


La virtù della sublimazione è appunto ciò che Freud riconosce in Leonardo, modello di creatività ottenuta a spese di una rinuncia pressoché totale alla sessualità. Consapevole di sconcertare tanto il lettore («spero che il lettore si domini e non permetta a un impeto di sdegno di impedirgli di seguire ulteriormente la psicanalisi») quanto gli studiosi di Leonardo, Freud aggiunge che effettivamente le "voci" sull'omosessualità del grande artista potrebbero non essere infondate: non che Leonardo indulgesse a sollazzi carnali con i suoi modelli (pensiero che evidentemente disturba un po' anche Freud, visto che lo nega senza poter addurre prova alcuna), ma questo poco conta poiché, avverte Freud, non è il «comportamento effettivo», bensì l'«atteggiamento emotivo» che fa di una persona un invertito. E sull'"atteggiamento emotivo" di Leonardo, secondo Freud, non ci sono dubbi.


A questo punto Freud parte con la sua dimostrazione, utilizzando un ricordo infantile di Leonardo relativo a un nibbio che, quando ancora era nella culla, gli avrebbe infilato la coda in bocca sbattendogliela sulle labbra. Che si tratti di una fantasia omoerotica orale oggi ci arriva chiunque abbia letto un breviario di psicanalisi sulla rubrica della posta di "Donna moderna", ma la dimostrazione di Freud è tutt'altro che semplice. Non occorre ripercorrerla qui; basti dire che, tra l'altro, riprende come assodata una curiosa teoria già esposta in Frammento di analisi di un caso di isteria (1905) per spiegare come dal piacere dell'allattamento si possa arrivare a provare piacere a succhiare un pene, ciò che per l'autore è una «disgustosa fantasia sessuale»: di mezzo ci sarebbe la mucca, che ha le mammelle sotto la pancia, quindi a metà fra seno e pene (la fantasia del bambino farebbe il resto).


Pur accennando a un certo punto alla teoria esposta nel caso clinico del piccolo Hans, Freud riespone e fa riferimento in realtà a quella, molto diversa, illustrata qualche anno prima nei Tre saggi sulla teoria sessuale. Il tono si è fatto però più fermo e perentorio. Pur ammettendo alla fine che si tratta ancora di una teoria da approfondire e che probabilmente non può rendere conto di tutte le forme di omosessualità, è evidente che nel frattempo Freud ha avuto modo di riflettere sull'argomento e di conoscere altri pazienti omosessuali che l'hanno confortato nelle sue teorie. L'omosessuale, dunque, "nasce" da un rapporto troppo stretto con la madre (specie in assenza di padre), che porta il bambino a sostituirsi alla madre e a cercare soddisfazione erotica in individui simili a lui (narcisismo). Una teoria destinata a lunga fortuna, ma cui si aggiunge una precisazione che ha un risvolto inquietante: questo carattere regressivo e immaturo dell'omosessuale si riproduce ogni volta che sceglie un nuovo maschietto. Secondo Freud, infatti, l'omosessuale continua a sentirsi in realtà attratto dalle donne (avrebbe quindi una sorta di sottofondo eterosessuale permanente) ma, come conseguenza di un blocco nella maturazione sessuale che la reiterazione stessa rende trasparente, ogni volta che si sente attratto da una nuova donna corre a cercare consolazione e soddisfazione in un nuovo maschietto. Questa precisazione getta un'ombra sulla capacità dell'omosessuale di amare il suo partner, che pare sia scelto in realtà solo come sostituto consolatorio e puramente sessuale di una donna (la quale solamente susciterebbe amore).


Freud utilizza infine questa teoria per interpretare alcuni appunti del diario di Leonardo relativi a delle piccole spese. Si tratta di pagamenti affrontati per i suoi giovani allievi, tranne che in un caso, relativo al funerale della madre, evento che avrebbe riportato alla luce l'amore rimosso di Leonardo per lei: se l'appuntare i conti del funerale è in realtà uno sfogo della libido provata per la madre, appuntare quelli per gli allievi equivale allora alla confessione della sua attrazione nei loro confronti.

Del resto, ammette Freud alla fine con una punta di malizia, è noto che li sceglieva per la loro bellezza e non per il loro talento, tanto che nessuno di loro è poi divenuto famoso. Dopo decine di pagine piene di complicate teorie e dimostrazioni, viene da chiedersi se non bastasse in fondo questa semplice verità. Ma è pur sempre una malizia da pettegole, e Freud preferisce arrampicarsi sui vetri e trasformare i conti della spesa in dichiarazioni d'amore per la madre, per dire alla fine la stessa cosa.

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