Real men (Joe Jackson, 1982). Un clip sul rapporto fra i sessi (tutti e 4)

Joe Jackson è stato uno dei grandi autori sottovalutati degli anni Ottanta. Nonostante abbia avuto per un breve periodo un buon successo commerciale, non è mai assurdo al ruolo di stardom al quale la raffinatezza e l'eleganza delle sue canzoni lo candidava naturalmente.

Non credo che ciò sia dovuto al fatto che fosse gay dichiarato (anzi, "fag", come si autodefinisce nella canzone "Don't wanna be like that"), dato che come ne La lettera scarlatta il miglior modo per mantenere un segreto nella vita è esibirlo, tant'è che molti suoi fans ignorano tuttora il fatto cha abbia fatto coming out ere geologiche fa.

Credo che si sia trattato piuttosto di sfortuna, occasioni mancate, coincidenze avverse, dato che nella conquista del successo spesso più che il talento conta il caso, il fatto di essere stato al momento giusto nel posto giusto (o essere andato al letto col produttore giusto).

E poi ahimè conta molto il fisico, come Jackson lamenta in una canzone, scritta contro i "pretty boys" dai denti perfetti e i sorrisi smaglianti... e che non sanno cantare.

Questa canzone, "Real men" ("Veri uomini"), è un buon esempio del suo lavoro artistico.

Si tratta d'una riflessione sul cambiamento dei ruoli maschile/femminile fatta da un'ottica gay e con il buon senso dell'umorismo, che investe tanto la realtà etero quanto quella gay (dell'epoca pre-Aids), quest'ultima affettuosamente beffeggiata per i suoi rigidi codici di vestiario e comportamento:

"Guarda i ragazzi carini che ballano a coppie / orecchini d'oro e abbronzature dorate, / colpi di vento nei capelli. / Ovviamente sono etero, etero al 100%: / i gay sono macho, / non vedi il loro cuoio che luccica? //
Non vuoi apparire stupido, non vuoi offendere / allora non chiamarmi frocio / a meno che tu sia un amico. / E poi se sei alto e bello e forte / puoi metterti l'uniforme ed io ci giocherò un po'".

Ovviamente non posso mettermi a citare il testo per intero, ma mi si creda sulla parola sul fatto che si tratta d'un testo divertente e a tratti poetico, nella sua riflessione sull'eterna "guerra fra i sessi".

La musica è giocata in buona parte sul pianoforte e la voce, con pochissimo accompagnamento ulteriore, con un risultato molto pulito, raffinato, lineare, e decisamente gradevole.


Questa è la canzone.


Poi c'è il discorso del video.

Chi lo ha fatto, credo si sia preso un infarto, trovandosi di fronte a un testo tanto sfacciato ed esplicito in un'epoca in cui il cinema aveva ancora fortissime remore a mostrare in immagni le persone omosessuali.

E non era solo questione di preconcetti personali, ma di vere e proprie censure: la presenza dell'omosessualità rischiava concretamente di far mettere al bando una canzone o un film dalla tv, o dalla radio. Bisognava fare attenzione a non tendere troppo la corda, perché il danno sarebbe stato economico.

La soluzione del regista è stata da un lato limitarsi ad un unico cenno di passata all'omosessualità (due adolescenti si corteggiano, appoggiati a un muro, nel momento in cui il cantante parla esplicitamente dei "froci"), dall'altro alternare spesso riprese di Jackson mentre suona il pianoforte e canta, e per finire, inventare una delirante ed assurda storiellina parallela, con un bel giovanotto automunito che corteggia una sana all-American girl, che a quanto pare di capire non gliela vuole dare.

Allora un giorno, esasperato, prende la rincorsa con la macchina e si getta in un burrone e muore.

Non chiedetemi perché l'astinenza da passera debba causare ipso facto il suicidio: il video non l'ho fatto io. A me pare solo che la soluzione escogitata sia semplicemente cretina.

Ciononostante è comunque curioso, e significativo, il breve istante in cui il ragazzo osserva (con atteggiamento fra l'ostile e l'invidioso) i due adolescenti gay che si corteggiano con naturalezza, dimentichi del resto del mondo, mentre la sua ragazza gli nega, scorbutica, anche un semplice bacetto.

Per finire: la bellezza della canzone le ha meritato una cover da parte di Tori Amos ed una da parte dei Pansy Division.

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