Mon légionnaire (Serge Gainsbourg, 1989)

Non devo essere stato solo io a trovare demenziale la prima versione del video di "Mon légionnaire" di Serge Gainsbourg, se nel 1989 Henri Legoy ha provveduto a girarne una seconda versione, che ribalta completamente l'impostazione del primo. Vincendo il confronto su tutta la linea.

Perché se Gainsbourg s'è divertito a rilanciare, cantandola un prima persona e quindi rendendola gay, una canzone d'anteguerra (1936) eterosessuale portata al successo da Edith Piaf (e quindi ben nota al grande pubblico francese), è chiaro che una parte del senso dell'operazione stava nello straniamento provocato dalla trasformazione in senso omosessuale d'una canzone che in origine non lo era.
"Riportare all'ordine" la canzone, censurandone l'aspetto omosessuale, significava cancellare questo straniamento, che in definitiva era il tocco di genio caratteristico d'un cantante (eterosessualissimo) che per tutta la sua vita è stato un provocatore nato.

Qui il nostalgico "bianco e nero" è rimpiazzato dal colore, che ci riporta al presente e alla realtà.
Il budget, eliminato il corpo da ballo, s'è ridotto, così come il numero di personaggi, ma la narrazione ci ha guadagnato in concisione.
Ci sono il cantante, un bar palesemente gay (i clienti a un certo punto iniziano a ballare fra loro in modo sensuale), un biondo molto macho in canottiera. E una fotografia di un soldato della Legione Straniera francese incorniciata, in mano al cantante, che racconta al biondo il grande amore nutrito per quel giovane.

L'avventore un po' lo sta ad ascoltare e un po' lo tiene a distanza, per via delle le sue esplicite avances.
Ed alla fine, di fronte all'insistenza con cui il cantante gliela porge, schiaccerà sotto il tacco la foto del legionario, che inquadrata da vicino si rivela ritrarre nessun altro se non... Scopritelo voi.

Questo clip dimostra come si possano fare cose gradevoli anche con un budget limitato, se si ha a disposizione (come qui) un testo "forte" e un cantante dotato di personalità, ma soprattutto se non ci si è messi in testa di intonacare e occultare con le proprie immagini i significati giudicati "troppo anticonformisti" del testo.

Nel presente caso la volontà di creare qualcosa di nettamente diverso dalla prima versione ha privilegiato una narrazione lineare, senza fronzoli, basata più sugli sguardi e le inquadrature e i gesti che sulle acrobazie dei ballerini, o su macchine da presa che frullano avanti e indietro per il palcoscenico come palline da ping pong in un tornado.
Nel testo della canzone c'era una storia, il videoclip l'ha arricchita senza negarla o censurarla, e così facendo ha esaltato la canzone e il cantante.

Sicuramente da vedere, anche da parte di chi è troppo giovane per ricordarsi del fenomeno Gainsbourg.

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