Maledetti froci e maledette lesbiche. Libro bianco (ma non troppo) sulle aggressioni omofobe in Italia

8 novembre 2010

"Sono tornate le allegre squadracce, le spedizioni punitive, le aggressioni. Chi le protegge? Chi le incoraggia?" questa frase sulle aggressioni omofobiche in Italia, sulla quarta di copertina del libro di Maura Chiulli, attendeva da me lettrice perplessa una risposta, proprio mentre la radio diffondeva la notizia dell'ultima guerra preventiva in corso in Italia: dall'ultimo parto della Cei, la Conferenza episcopale italiana, le agenzie di stampa avevano tratto un gustoso (per loro) comunicato, atto a denunciare per l'ennesima volta l'omofobia delle gerarchie cattoliche: il fisco, i divorzi e le unioni gay sarebbero causa di destabilizzazione per la famiglia.

"La famiglia, a un tempo, è forte e fragile. La sua debolezza non deriva solo da motivi interni

alla vita della coppia e al rapporto tra genitori e figli. Molto più pesanti sono i condizionamenti

esterni: il sostegno inadeguato al desiderio di maternità e paternità, pur a fronte del grave problema

demografico; la difficoltà a conciliare l'impegno lavorativo con la vita familiare, a prendersi cura

dei soggetti più deboli, a costruire rapporti sereni in condizioni abi tative e urbanistiche sfavorevoli.

A ciò si aggiunga il numero crescente delle convivenze di fatto, delle separazioni coniugali e dei

divorzi, come pure gli ostacoli di un quadro economico, fiscale e sociale che disincentiva la

procreazione. Non si possono trascurare, tra i fattori destabilizzanti, il diffondersi di stili di vita che

rifuggono dalla creazione di legami affettivi stabili e i tentativi di equiparare alla famiglia forme di

convivenza tra persone dello stesso sesso." (Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del vangelo. Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Cap. 4, La Chiesa, comunità educante. Par. 36)


Questo è il brano integrale dal quale è stata tratta la notizia, volontariamente calcata sull'omosessualità, ed è una parziale risposta all'interrogativo sui nomi delle Muse dell'omofobia.


Ma sarebbe troppo facile incolpare la sola Chiesa cattolica, manager sconsolata delle sue coppie eterosessuali così tanto appassionate delle cerimonie da volersi sposare più volte, o scornata per quelle che non si vogliono sposare affatto.


L'omofobia in Italia ha tanti protettori ed estimatori, tra questi ultimi i vari cronisti a caccia di sesso e sangue. Ed è Maura stessa nel suo libro, con un patchwork di resoconti (sulla base dei Report sull'omofobia di Arcigay) e interviste (scioccanti alcune, tutte molto belle) a darci conto di chi siano istigatori e protettori: i vicini di casa (forse invidiosi per tutta quella libertà e diversità?), i passanti (quelli che non si fermano ad aiutarti perché "sono fatti tuoi")... tanti ultracorpi di questa società che vive di slogan e sguardi chiusi.


Il libro dà in qualche modo conto di una realtà: la parola omofobia è assurta in Italia agli onori della cronaca in questi ultimi anni di tentativi, tutti fallaci, di portare in qualche modo la popolazione Lgbt al pari di dignità per ciò che concerne i diritti civili.


Questi anni ci hanno fatto appurare resistenze fortissime non solo da parte della gerarchia cattolica, non solo da parte di tutti i politici che del "popolo cattolico" voglion farsi urna elettorale ma anche da chi credevamo evoluto dai tempi de "La patata bollente"del Pci.


Di qui il crearsi di un fronte di scontro culturale e simbolico che vede le persone Lgbt finalmente denunciare le aggressioni e le offese, e d'altro lato le provocazioni aumentare. L'Italia sta vivendo una Stonewall liquida e diffusa? Il libro elenca alcuni fatti significativi che mostrano come il corpo Lgbt sia diventato terreno di battaglia come, ai tempi dei primi dibattiti sulla violenza sessuale negli anni '70 e poi nel '95 con la nuova legge.


Oltre alla prefazione dell'attuale presidente di Arcigay, Paolo Patanè, è ospitato nel volumetto anche il contributo dello piscoterapeuta Marco Lazzarotto Muratori "Le parole sono importanti"; dopo aver sottolineato come oggi la "verità soggettiva" venga confusa con l'opinione, e come "la violenza verbale, mai così popolare, sembra essere diventata un'abilità sociale...", Lazzarotto ci presenta la difficoltà di dirsi gay e lesbiche nel mondo di oggi, un mondo popolato da tanta "libertà" ma nel quale in realtà si muovono universi chiusi e desola(n)ti, italiche ed ataviche culture arroccate nel pregiudizio.

Per questo il titolo del libro di Chiulli suona come una provocazione, un invito a reagire, ...speriamo che non ci intitolino un talk show.

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autoretitologenereanno
Maura ChiulliOutsaggio2012

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