Moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, la [2003]

Questo ottimo libro combina la tradizione del romanzo mainstream (con qualche simpatia per il "rosa") con quella del romanzo di fantascienza.


Lo spunto narrativo è divertente: l'autrice immagina che un uomo, Henry, per un difetto genetico, venga trasportato avanti e indietro nel tempo senza poter decidere né il momento di partenza o di arrivo, né il luogo, né la durata della permanenza.


In questo modo incontra la sua futura moglie, Clare, ancora bambina, e la segue crescere attraverso visite a date predefinite (lui le ha memorizzate in futuro ricavandole dal diario della bambina/moglie). Ho recensito in dettaglio il romanzo, che è un'originale storia d'amore eterosessuale, nel mio sito, qui.


Per quanto riguarda l'aspetto lgbt, va aggiunto che l'autrice propone una serie di personaggi di contorno, amici e conoscenti dei due protagonisti, fra i quali appare Ben, spacciatore omosessuale e sieropositivo (le cui sofferenze il protagonista sarà in grado di lenire provenendo dal futuro e rassicurandolo sul fatto che nel futuro sarebbe stata trovata una terapia e lui sarebbe stato ancora vivo), e Celia, una donna lesbica innamoratissima senza speranza di Ingrid, la donna con cui il protagonista stava prima di conoscere (o "ri-conoscere"?) sua moglie (i viaggi verso lei bambina sarebbero infatti iniziati solo dopo la conoscenza e il matrimonio).


Divertente la scena alle pp. 63-64, in cui Henry, in due versioni (una delle quali, ovviamente, proveniente dal futuro) adolescenziali ma non ancora in grado di avere accesso a una ragazza, si danno letteralmente una mano a vicenda per sfogare gli eccessi di ormoni.


Si vedano anche le pp. 99 (Beatrice Dilford "è lesbica per davvero"), 139-143 e 149 (Henry picchia un omofobo che intende violentarlo o picchiarlo perché lo aveva visto indossare abiti da "checca", i soli che avesse trovato dopo un balzo nel tempo); 161 (Celia); 237-239 (Celia porta Clare a incontrare Ingrid in un bar lesbico, per convincere Ingrid del fatto che la sua storia con Henry è ormai finita); 246 (l'omosessualità e la sieropositività di Ben vengono fuori in modo molto indiretto mentre lui ed Henry discutono, nella vana speranza di trovare una droga in grado d'inibire i viaggi nel tempo); 406 (la fedeltà della Clare adolescente al suo futuro marito aveva fatto sì che si spargesse la voce che era lesbica); 460 (Henry arriva a casa di Ingrid durante un litigio, quello definitivo, fra lei e Celia).

Altre allusioni più sottili sono sparse qua e là, ma sono tali che il lettore disattento, se non desidera recepire questo aspetto del loro carattere, finisca per non notarlo.


Il romanzo è molto bello, e nonostante l'omosessuaslità di questi personaggi abbia un ruolo marginale, quasi decorativo, me la sento comunque di consigliarne la lettura, pur non potendo in nessun modo definirlo un "romanzo gay" (non lo è).


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