Uranismo e prostituzione mascolina: un classico

Questo saggio di Moll del 1891 dà una spiegazione generale al «problema dell'uranismo» sulla base di osservazioni personali.

L'A. dedica molto spazio alla storia dell'omosessualità, riportando numerosi testi antichi e moderni che ne hanno parlato e i casi di alcuni personaggi ricordati come «pervertiti».
Successivamente descrive quello che definisce «Uranismo moderno», confrontandolo con la norma eterosessuale e cercando di evidenziarne alcune costanti quali il numero di gay, la classe sociale di appartenenza, la razza, l'età, le caratteristiche fisiche(membro, fattezze, portamento) le passioni (musica, arte, abiti, gioielli).

I paragoni del tipo «Le erezioni degli uranisti sono in generale buone e vigorose, e, allo stato d'erezione, il membro virile presenta in essi la medesima direzione che negli individui sani» [p.23] sono numerosi.

L'A. conclude coraggiosamente che non esistono costanti specifiche che valgono per l'individuo omosessuale e che

«in molti casi, come ha constatato Krafft-Ebing, la perversione sessuale, come malattia, non rende infelici questi individui» [p.28].

Moll cerca di indagare la «vita sessuale» gay e riscontra che perversioni quali feticismo, masochismo, sadismo, pedofilia, flagellazione ecc. non sono escluive dei gay e che «l'amore dell'uranista riveste spesso una forma tutt'altro che eccentrica» [p.32].

A p. 41 parla di «prostituzione maschile» evidenziando la pratica del ricatto.

Il capitolo VI riprende le tesi di Krafft-Ebing che spiegano la bisessualità come una sorta di «ermafroditismo pischico» di ben altra natura rispetto all'«ermafroditismo fisico», che si riferisce agli uomini che hanno organi genitali rudimentali di entrambi i sessi. Sulla base di questa tesi, l'A. giungerà ad affermare che

«l'inversione sessuale non è distinta dalla vita sessuale normale in maniera ben netta». [p. 53].

Da p. 55 a p. 62 Moll passa in rassegna gli studi dell'epoca sulle cause dell'omosessualità, demolendo le tesi di autori.

Stupisce, quanto a spregiudicatezza, la critica a Mantegazza, che credeva che l'omosessualità dipendesse

«da una anomalia nel tragitto anatomico dei nervi [...] nei pederasti passivi, i nervi normalmente destinati agli organi genitali terminano nella mucosa rettale e anale» [p. 62].

Moll, riprendendo le tesi di Krafft-Ebing dice che

«vi sono uomini che hanno sensazioni voluttuose per mezzo di altre eccitazioni dei nervi periferici: toccamenti della pelle del dosso, dei piedi, della mano. Se così fosse [come voleva Mantegazza] dobbiamo ammettere in questo caso che sono i nervi del pene che hanno il loro termine sotto la pelle della fronte?» [p. 63].

L'A. cerca, poi, di stabilire come diagnosticare l'omosessualità e come curarla.

Questa parte conclusiva si presenta alquanto confusa (tra le possibili cure dell' «iperestesia dell'istinto sessuale» annovera a p. 73: bromuri, idroterapia, e influenze psicologiche) tanto che lo scrittore arriva a chiedersi se i medici hanno il diritto e il dovere di curare l'omosessuale.
A conclusione critica ferocemente il paragrafo 175 in vigore nell'Impero germanico che diceva:

«Gli accoppiamenti contro natura, tra uomini, o tra uomini e animali, sono puniti colla prigione e possono dar luogo alla perdita dei diritti civili»

sostenendo che ogni individuo adulto (dai sedici anni) ha il diritto di scegliere liberamente il partner che preferisce all'interno delle proprie mura domestiche e che

«le prigioni sono fatte per i malfattori; noi non possiamo più, al presente, considerare come tali gli individui affetti da inversione sessuale» [p.85].

Tra i primi saggi pubblicati sul tema in Italia, presenta, a mio parere, tratti di rara obiettività.

È corredato da numerosi esempi clinici e cita una vastissima bibliografia composta anche da autori italiani tra i quali: Mantegazza (tra i più citati cf. 11, 13, 17, 19,60, 62, 62), Morselli, Ritti, Cantarano, Tamassia, Lombroso e... Vasari (questi ultimi elencati a p. 16).

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