Boys keep swinging (1979). Il travestitismo di David Bowie.

Che tenerezza i tempi in cui per essere "trasgressivi" bastava apparire travestito da donna! Eppure nel 1979 le cose stavano proprio così.

Rivisto oggi, questo video del "sulfureo" Bowie sembra quasi una recita di teatro parrocchiale. Eppure, se quanto rivela Wikipedia ha fondamento, il video spaventò la casa di produzione, la Rca, spingendola addirittura a non distribuire in 45 giri questa canzone negli Usa.
Colpa della fama di "sessualmente ambiguo" che Bowie s'era divertito a coltivare, e di versi come "Quando sei un ragazzo / gli altri ragazzi ti tengono d'occhio" che usa un verbo (Other boys check you out) che può essere tradotto anche come "gli altri ragazzi vogliono controllare quanto ce l'hai grosso". Tant'è che questo verso fu censurato, sempre secondo Wikipedia, durante la performance che Bowie fece sul canale televisivo statunitense NBC...

Eppure qui tutto lo scandalo consiste in una boutade innocua: le tre coriste del brano altri non sono che Bowie stesso, uno e trino, intabarrato in improbabili vestiti femminili. Cosa che viene sottolineata da una passerella finale in cui le "coriste" si tolgono la parrucca e puliscono il rossetto, giusto nel caso che gli spettatori di allora fossero davvero così tonti da non arrivarci da soli.

Questo non è un vero e proprio videoclip, nel senso in cui l'intendiamo oggi, o per essere più precisi pur essendo quasi un videoclip appartiene ancora visibilmente al genere che ha dato vita ai clip: i filmati promozionali, intesi come supporto televisivo al lancio d'una canzone, in un'epoca in cui era ancora la canzone ad essere al centro dell'attenzione dei produttori.
Erano supporti estremamente costosi, e quindi solo gli artisti più celebri (e Bowie era fra loro) potevano permetterseli. Questo spiega la posizione di "precursore isolato" che Bowie riveste nel camp del videoclp a tematica gay (per una rassegna, si veda qui).

Riguardando oggi questo filmato, da un lato si sorride alla sua ingenuità, e dall'altro si capisce perché l'emergere del tema lgbt nei videoclip abbia richiesto tanti anni, essendo prima necessario che una generazione di spettatori (e di censori!), capace di scandalizzarsi perfino davanti a un Bowie con la parrucca in testa, riuscisse a digerire qualcosa di più sostanzioso.

[Una nota in margine: già nel 1975 era stato pubblicato Rocky horror picture show, di cui circolano ormai in Rete vari spezzoni, fra i quali la celeberrima "Sweet transvestite".
Non si tratta però di videoclip veri e propri, bensì di spezzoni strappati da un lungometraggio musicale: pertanto non li prenderò in considerazione per la presente analisi cronologica dei videoclip.

Vale però la pena di notare il diverso grado di apertura dei media, inversamente proporzionale alla dimensione del pubblico a cui si rivolgevano: Rocky horror, delirio camp che ha per protagonista un vampiro extraterrestre transessuale che si costruisce in laboratorio un amante muscoloso, nacque infatti per il teatro, e solo in un secondo momento arrivò al cinema, e questo in un anno in cui omosessualità e travestitismo erano ancora tabù per la tv, che non si sarebbe "aperta" ai clip con tematiche lgbt fino al 1981].

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