Vita e opinioni di John Cromer

[Recensione di Paolo Minore]


Se vi siete mai chiesti come sia possibile apprezzare un romanzo di poco meno di 650 pagine praticamente privo di trama o intreccio, leggete Vita e opinioni di John Cromer e avrete la risposta.

Non è tanto la pur elevata qualità della scrittura a soddisfare il gusto, quanto piuttosto la prospettiva delle cose, l'angolo visuale, il punto d'osservazione nel quale il lettore viene posto a seguire da vicino e dal di dentro i piccoli (a volte anche insignificanti) episodi di un'esistenza che sarebbe del tutto normale, se non per il fatto che l'io protagonista è affetto da una rara sindrome che gli blocca le articolazioni e lo rende di fatto disabile e dipendente dagli altri.

Si aggiunga il fatto che alla disabilità motoria si affianca un orientamento sessuale non allineato a quello comune, e si potrà avere un'idea delle difficoltà che il piccolo, e poi l'adolescente, John Cromer ha dovuto affrontare.

In tutto questo, lo sguardo dell'autore rimane sempre disincantato, e la capacità di cogliere gli aspetti comici del vivere ne risulta per contrasto acuita.

Emblematico, per tutti, l'episodio in cui un invasato seguace di una di quelle sette entusiastiche che offrono spettacoli consolatori a buon mercato tenta di affiliare il giovane John alla setta, brandendo la bibbia e agitando lo spauracchio del fuoco eterno, e si ritrova rintuzzato dalla sagace domanda del protagonista: "Se sei tanto sicuro di quello che c'è in questo mondo e in quello dopo, perché ti mangi le unghie?".

Eppure pagine spassose e osservazioni argute non dicono tutto di questo libro, in cui si trovano spunti di riflessione profondi.

Anche qui ne basti uno, sorprendente, tra i tanti:

"Se Dio avesse voluto ch'io avessi un corpo convenzionale me l'avrebbe dato. Nel pensiero non-dualistico, fra l'altro, non ci sono separazioni né confini da tracciare fra l'umano e il divino, fra John e Dio. Ne consegue che se io avessi voluto un corpo convenzionale l'avrei avuto. E io sto bene come sono".

L'unico, non trascurabile, difetto del libro (a parte il costo, piuttosto esorbitante; ma alla fine, appunto, sono a mio parere soldi bene spesi), l'unico difetto, dicevo, è la mancanza di un apparato di note che dia conto delle scelte di traduzione. Che devono essere state spesso ardue, a giudicare dai numerosi giochi di parole e doppi sensi che s'incontrano e data l'impossibilità di controllare il testo originale.

La "nota del traduttore" al termine del volume è, sotto questo aspetto, scandalosamente inutile, in pratica una beffa, non contenendo altro che i rimandi alle edizioni italiane dei testi citati nel romanzo.

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