Come far entrare dalla finestra il non-detto espulso dalla porta...

Ho passato decine e forse centinaia di giorni in biblioteca, a fare ricerche su questo o quel personaggio, e in quelle situazioni m'è successo molte volte un fenomeno strano: che il personaggio iniziasse a "parlarmi" attraverso i documenti. Era come se, non avendo più voce dopo la morte, cercasse di farmi segni, dirmi cose, suggerirmi strade, attraverso (ma anche oltre) le cose raccontate dai documenti. Era come se ci fossero altre cose scritte in inchiostro simpatico che iniziavano ad apparire fra le righe, ma solo se guardavo con la coda dell'occhio: se fissavo bene la pagina, svanivano.

Chiunque abbia fatto ricerca storica avrà provato almeno una volta questa sensazione, provocata da una grandine di minuscoli indizi che portavano tutti nella stessa direzione; purtroppo però nessuno di loro era più grande di un granellino di polvere, e quindi il metodo storico non permetteva di usarli come documenti. Le prove, si sa, devono essere solide, compatte, meglio se pesanti... e qui stiamo discutendo invece della "polvere" della storia.


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Uno dei casi in cui questa sensazione la fa da padrona è laddove s'inciampa nell'omosessualità dei grandi personaggi del passato. Che spesso e volentieri han trascorso la vita a nascondere in tutti i modi gli indizi, a confondere le tracce, a creare false piste e schermi. Si sono magari sposati, hanno scritto panerigici sulla bellezza delle donne (o epistolari di struggente amore per il marito, se erano donne), hanno mentito, corrotto, minacciato... eppure nella sinfonia della loro vita c'è sempre quella nota che suona falsa, come se l'organo avesse una canna mal registrata. Ogni volta che si tocca quel tasto, ecco la dolente nota...


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Pietro Marani è uno studioso d'arte con parecchie monografie all'attivo. E non fatico a immaginarlo immerso nel pulviscolo d'indizi che salta fuori ogni volta che si affronta la questione degli affetti di Leonardo da Vinci (autore su cui ha studiato e scritto). Nessuno dei quali, ahimè, di per sé risolutivo, ma che nell'insieme volteggiano tutti nella stessa direzione.
"Che farne?", dev'essersi chiesto. Come rispondere ai bisbigli dei documenti che suggerivano risposte diverse da quelle codificate per l'eternità dai documenti scritti ufficialmente per i posteri?
"Ma io qui ci scrivo un romanzo, anzi un romanzetto, e se dico con l'aria di scherzare, e affermo con l'aria di negare, e nessuno può accusarmi di avere detto nulla", si dev'essere risposto.

Detto fatto, ecco nato al mondo questo diario apocrifo di Francesco Melzi, "Il discepolo devoto e nobile di Leonardo", come lo definisce la quarta di copertina, nonché erede delle sue carte... nonché gran bel ragazzo.
Melzi, in questo romanzo, si vede proporre dalla vedova di Gian Giacomo Caprotti detto "il Salaì", precedente discepolo prediletto nonché precedente gran bel ragazzo, una serie di altrettanto apocrifi quadernetti (e un quadro di Leonardo!) che rivelano aspetti fin lì ignoti del Salaì stesso. Che ne emerge meno farfallone e meno svagato di quanto Melzi (che lo aveva considerato più come rivale che come collega) immaginasse.

La trama è tutta qui. Su di essa si innesta l'ordito dei pensieri e delle considerazioni sull'arte di Leonardo, e sui suoi rapporti col Salaì.


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Marani ha riversato in quest'operetta (100 pagine in-ottavo piccolo) di finzione una serie di dati reali, mescolandoli a sue ipotesi. In calce allo scritto una postfazione chiarisce, fortunatamente, cosa sia frutto di illazione e ipotesi e cosa sia invece documentato.

Il libriccino parla fondamentalmente dell'arte di Leonardo, ma si impernia sui rapporti umani fra il pittore e i suoi discepoli. In questo modo l'autore ha modo, in maniera quasi svagata, di fare rientrare dalla finestra la questione che tutti gli storici dell'arte italiana hanno voluto per tre o quattro decenni tenere cocciutamente fuori dalla porta: l'omosessualità di Leonardo. All'estero se ne è parlato e se ne parla, ma in Italia ogni tentativo di farci su un discorso storico serio e documentato è sempre stato spento fra strilla e accuse di volersi dare al volgare pettegolezzo, se non alla calunnia.

Attraverso il romanzo, invece, Marani può concedersi il lusso di discettare (senza temere rappresaglie da parte dei colleghi cattolici), sia pure con estrema prudenza e reticenza, della passione di Leonardo per il giovane Caprotti (le "calze rosa" del titolo sono i calzoni attillati di quel colore "alla moda", acquistati dal maestro per il garzone, per il quale spendeva senza freni).
L'autore cita anche documenti di solito trascurati (o meglio, censurati), quali i maligni disegnini lasciati dagli altri garzoni sui cartoni del grande artista con tanto di falli dotati di gambe che marciano in fila verso "el culo del Salaì". (Il disegnino è anche riprodotto nelle tavole a colori fuori testo IV-V).
(Le pagine più esplicite sono la 30, 56, 59, e soprattutto la 63-64, con un inedito - e apocrifo - Leonardo che discetta dell'erezione causata dall'inserimento di qualcosa nell'ano).

La finzione letteraria ha impedito all'autore di utilizzare le esplicite dichiarazioni sull'esistenza di rapporti sessuali fra Leonardo e Salaì, lasciateci dal Lomazzo nel Libro dei sogni, dato che il finto manoscritto del Melzi si data al 1525, mentre il Lomazzo scrisse il Libro dei sogni verso il 1565.
Ad ogni modo, se qualcuno pensasse che Marani ha calcato la mano, sappia che in realtà è vero il contrario: non ha neppure usato tutto il materiale disponibile sul tema...


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Ho letto quest'operina, figlia della mano sinistra, con divertimento e in meno di un'oretta. Si tratta d'un piccolo svago, da non prendere troppo sul serio, che però diletterà certamente chi ama quel periodo e soprattutto gli artisti protagonisti di queste pagine. Che riacquistano vita e voce, e ci parlano, vivono passioni, tornano in mezzo a noi.

Certo, alla fine, dopo aver concluso queste pagine, si resta un po' al punto di partenza. Sì, ci siamo dilettati nel veder rinascere alla vita alcuni personaggi che per noi erano puri nomi sulla carta, ma alla fine della lettura ne sappiamo quanto all'inizio, dato che "ciò che è vero non è nuovo e ciò che è nuovo non è (necessariamente) vero".

Chi poi non avesse particolare interesse per questi artisti e questo periodo potrebbe trovare questo gioco, come noto da alcune altre recensioni in Rete, decisamente noioso.

Pertanto consiglio la lettura di quest'opera a chi ami l'arte e la storia di quel periodo, visto che a mio parere non ne resterà deluso, e per male che vada avrà sprecato solo pochi quarti d'ora.

Viceversa lo sconsiglio a coloro che non abbiano almeno una vaga infarinatura sui protagonisti del libretto, soprattutto su Leonardo da Vinci, dato che l'opera allude di continuo a vicende che non si ferma a "raccontare", dato che trattandosi di un diario l'autore non può che dar per scontato di conoscerle già...

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