Possessione. Un appassionante giallo alla ricerca di una storia d'amore.

Ma lasciate che il potere assuma sembianze femminili
e punito sarà questo potere. Ogni uomo
fugge l'orrenda Medusa dalle chiome di serpe.
[...]
Libera come l'aria vagava la leonina Sfinge e sorrideva
nell'arido deserto a quegli uomini sciocchi
incapaci di vedere che uomo, uomo soltanto,
era la chiave del suo scaltro Enigma, nessun Mistero.
Diede il nome a se stesso, l'Uomo, così si impose
a quella che l'interrogava, suo destino fino a quel momento
dopo di allora sua vittima e sua schiava.

Con Possessione Antonia Byatt non ha solo scritto un bellissimo romanzo, un appassionante giallo alla ricerca di una storia d'amore. Ha usato un bellissimo romanzo per fare il punto su due secoli di femminismo.
L'Ottocento e il Novecento, infatti, parlano e dialogano continuamente fra loro. Le donne di due secoli si raccontano, si interrogano e si ascoltano, legate dal sangue, dalla passione, dall'arte.
Possessione è un po' come la Divina Commedia, una Summa teologica del cammino che le donne hanno compiuto.

E siccome è solo la meravigliosa storia di un amore impossibile, ma Antonia Byatt ha voluto scrivere degli uomini e delle donne da una prospettiva precisa (quella di due secoli di femminismo) ecco che compaiono, importanti nell'economia (ma stranamente poco loquaci) le lesbiche.
Lesbiche e/o bisessuali, perché Antonia non sa scegliere e per quasi tutte tiene più porte aperte.

Ma come sono le lesbiche rappresentate da Antonia?
Nell'Ottocento abbiamo una classica coppia bostoniana, la pittrice Blanche e la poeta Christabel, un nome che è un presagio, visto che è il nome di una delle più famose suffragiste inglesi.
Ma come non rimproverare alla Byatt una delle più tristi rappresentazioni della coppia bostoniana?
Sembra perfino più disperante del ritratto che ne fa Henry James nel romanzo The Bostonians, che appunto darà un nome a questo speciale sodalizio di due donne che vivono insieme, si amano e si sostengono nell'appassionata difesa della propria libertà.


Eravamo Due, che desideravano vivere la Vita della Mente - fare cose buone.
Dopo averci riflettuto stabilimmo che mettendo insieme le esigue sostanze che possedevamo
[...] potevamo costruirci una vita in cui la fatica fosse arte. [...]

Avremmo rinunciato al Mondo - e alle usuali Aspettative femminili (e con esse le usuali Paure femminili) in cambio dell'Arte, oserei dire [...]
Una scelta di vita - in cui, dovete credermi, sono stata straordinariamente felice - e non soltanto io.

È Christabel, che dall'altro secolo, dai vestiti con la crinolina e i capelli ben raccolti, ci parla.
Ci racconta di una felicità a due, due donne insieme, una felicità non celibe, non casta, ma che sembra essere la felicità semplice di ogni matrimonio. Un matrimonio bostoniano, appunto.

Ma all'avventura segreta, alla passione proibita, Christabel sacrificherà, con dolore e con rimpianto, questa felicità.
Ma l'Altro, l'Alieno, che per la Byatt non può essere che un uomo, viene e distrugge questa poca felicità.
Poca in confronto alla Passione che tutto distrugge.

Christabel, alla fine di una vita che è stata solo espiazione, con l'Arte come grande consolatrice, dice:

Avrei preferito viver sola così, se volete sapere la verità. Ma poiché non è stato possibile - e non è concesso quasi a nessuno - ringrazio Dio per voi - se doveva esserci un Drago - che foste Voi quel drago.

Blanche, l'altra parte di questo matrimonio bostoniano, non regge la prova. È più povera,
più determinata di Christabel: di sicuro lei è una lesbica vera, forse l'unica vera lesbica del romanzo.
Non per niente le verrà riservata una sorte inquietante, che lega il suo destino, con macabra decisione, a quello di Virginia Woolf. Non è colpevole, non è malvagia, ma è tremendamente ruvida e grezza rispetto alle parole segrete, sussurrate e piene di enigmi di Christabel.


Questo il suo tragico e maligno biglietto d'addio:

Tra pochissimo tempo lascerò questa casa, dove siamo state così felici, per non tornare mai più. Intendo emulare l'autrice di Vindication of the Rights of Women, ma, giovandomi del suo esempio, ho cucito nelle tasche del mio mantello quelle grandi pietre vulcaniche che MISS LAMOTTE aveva allineato sullo scrittoio, sperando così di assicurarmi che tutto sia rapido e certo.

E come sono le lesbiche di oggi?
Prima di tutto noi non le chiameremmo lesbiche "a prima vista". La più forte è Leonora Stern, famosa saggista lesbica americana, in cui, secondo alcuni, in realtà si nasconde la parodia delle studiose francesi, Helene Cixous o, addirittura, Luce Irigaray.
E infatti Leonora, più che lesbica, sembra una donna dotata di una sessualità debordante, una pan-sessualità, quasi un materno che travolge, che avvolge e soffoca come il suo abbraccio, come il suo sguardo che sa penetrare ogni mente, femminile e maschile. E che, come tutte le madri, alla fine perdona.

Diversa l'algida Maud, d'argento come i suoi capelli biondissimi e sempre nascosti, di cui si sospetta una qualche relazione con Leonora, forse solo per trovare un po' di vita nell'energia troppo esplosiva dell'altra, e di cui veniamo a sapere delle silenziose e devastanti storie d'amore con uomini che forse non la amano oppure che lei non sa amare.

I personaggi del romanzo sono perfetti, ben delineati, ma con delle sfumature, delle contraddizioni, delle tenerezze nelle parole e negli sguardi e nei gesti rispetto ai quali ormai la nostra civiltà ha perso ogni consuetudine.

I personaggi di un secolo sembrano proseguire e a volte tragicamente rispecchiarsi nelle donne nate cento anni dopo. Cento anni di solitudine, verrebbe da dire, perché è un po' questa la cifra di queste donne, forse oggi un po' meno sole, ma quanto? E comunque sempre isolate le une dalle altre.

La buona educazione degli Women Studies sembra solo un po' di vernice, per raccontare che le donne talvolta possono avere rapporti civili fra loro. Ma la vera passione, il vero scambio sembra esistere solo con gli uomini.
Altri, diversi, amati.

Le donne vanno in coppia, una in secolo, una nell'altro; la vita dell'una, le sue opzioni non raccolte, proseguono nella vita dell'altra:

  • Christabel-Maud, un legame fatto di oro bianco e dna;
  • Blanche-Leonora, le lesbiche;
  • Val-Ellen, della serie la buona moglie.

E poi le fattucchiere, con i capelli bianchi scarmigliati:
da una parte la medium dello spiritismo fine 800, dall'altra la ricercatrice ormai sessantenne, Beatrice, che non ha potuto far altro che difendere i sapienti inganni delle memorie di una donna del secolo scorso.

Ma il confronto della rappresentazione delle lesbiche e le etero svela tutto l'inganno: perché se alle etero sono rivolte attenzioni che ne modulano il carattere, che fanno di loro dei personaggi in carne e ossa, per quanto terribilmente glaciali, come la bellissima Maud, le lesbiche sono degli abbozzi incompiuti, quasi delle caricature, uno stereotipo imbellettato.

Che dire della povera Blanche, che si cuce nell'orlo del mantello i sassi del suo disonore? Di Blanche che ama Christabel, anche di un amore fatto di carne, ma il cui amore viene spazzato via dall'arrivo da un poeta più famoso con una bella barba? O di Leonora, che troneggia con la sua espansività sulla bellezza di neve di Maud, che non può però reggere il confronto con il timido e insignificante Roland?

Di ben altra complessità le figure eterosessuali: da Val, che rinuncia alle sue ambizioni letterarie per un lavoro servile, per permettere a un Roland senza qualità di portare a termine un inutile dottorato, ma che cela nascosta l'anima di una donna che desidera e può essere amata e apprezzata al di là del ruolo accademico che (non) ricopre.

Oppure la severa Ellen, che nasconde per tutta la vita il segreto della sua devozione al marito, e nasconde anche l'infelicità di quel matrimonio in bianco, come se il suo desiderio non esistesse.

Molto più complicata, ricca di pieghe segrete e nascoste, la figura di Christabel, che in crinolina sembra molto più audace della fredda nipote, che condivide i geni dei suoi stessi lunghi argentei capelli.

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