Perché non sanno quello che fanno [1950]

L'essenziale, vedete, è essere onesti. Io non sono esattamente quello che si può definire un ragazzo perbene, ma tutto ciò che ho fatto era franco e corretto.
E poi vanno rispettati i legami famigliari. Io, mio fratello, l'ho sempre fatto partecipare, nel bene e nel male... ma sempre da fratelli. Mano nella mano.
Mi direte che con le ganze ci siamo andati un po' pesanti.
Ma che volete farci, loro proprio non sanno quello che fanno.

Abbiamo uno scrittore, un jazzista, un uomo perseguitato dalla destra, un tipico esponente della Rive Gauche: Boris Vian. E' francese, muore giovane.
Scrive e traduce gialli americani. Traduce Raymond Chandler, l'autore dei più bei gialli romantico-malinconici americani, e Boris con rispetto gli fa il verso.
Curiosamente uno dei suoi gialli più divertenti, Perché non sanno quello che fanno, ha per protagoniste, anzi sarebbe meglio dire antagoniste, un gruppo di lesbiche criminali.

La storia è semplice: due fratelli dell'alta società newyorkese, contro la loro volontà, ma di certo in cerca di avventure, si trovano coinvolti in una storia di traffico di droga. A capo della banda una lesbica, sorella di un gay.

Come sono queste lesbiche?
Belle e dannate, criminali senza scrupoli, ma vestite in modo sexy, professano l'amore saffico ma sono sempre pronte a convertirsi se la donzella che le insegue sotto la gonna si mostra troppo dotata.

Si sprecano il sangue, le morti, le pistole, tutto con un ritmo sincopato ma senza emozioni. La traditrice viene uccisa? Pazienza! Mentre spira dolcemente reclinata sulla poltrona si pensa alla prossima.

Il romanzo riprende all'infinito l'evangelica frase di Cristo in croce: "Perdona loro perché non sanno quello che fanno", se ne riappropria ironicamente e chi non sa mai quel che fa sono le donne, etero o lesbiche che siano, in preda a strani e inconsulti desideri. Anche le etero, infatti, si perdono negli occhi amanti di capobanda o di finte bionde...

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