L'ora in cui la correttezza non è più obbligatoria e diventa quindi necessaria

30 dicembre 2011

Avevo ascoltato Nella solitudine dei campi di cotone alcuni anni fa, alla radio, e mi aveva colpito moltissimo.

L'ho ritrovato in questi giorni, proprio nell'edizione che mi aveva affascinato, e ho potuto riascoltarlo grazie a un amico.

Lo potete scaricare a questo indirizzo.


E' un originale radiofonico per la regia di Mario Martone e le voci di Carlo Cecchi e Claudio Amendola.

Un dialogo molto letterario e denso, programmaticamente ambiguo, fra due personaggi che io - al primo ascolto, ma anche al secondo e a tutti gli altri - ho sempre considerato ovvio fossero quelle una marchetta e il suo cliente.


Cercando in Internet ho trovato che, oltre a essere un testo molto rappresentato, non la pensano affatto come me quelli che lo hanno messo in scena. Lo si nota già dai molti frammenti recuperabili su YouTube, dove non c'è alcuna caratterizzazione in quel senso dei due personaggi.


Mi pare assurdo. Koltès era gay. Voi stessi ascoltando potrete cogliere senza dubbio quale fosse almeno la situazione di riferimento nella quale cui Koltès collocava i due personaggi.

C'è una produzione italiana che si propone fra le altre cose proprio di prendere le distanze dalla interpretazione in chiave omosessuale della Solitudine.


Mi sembra come proporsi di far funzionare meglio un ventilatore staccandolo dalla corrente. La tensione erotica fra i due protagonisti è semplicemente l'energia che fa muovere tutta l'azione drammatica.


L'acquisto di una prestazione sessuale non è - sono d'accordo anche io - esplicitamente tematizzato nella Solitudine. Koltès ha volutamente grattato via questo elemento dalla superficie del dialogo dopo averlo usato per costruirlo. Ma da lì è partito.

Lo dicono moltissime cose lungo il testo, ma in particolare un riferimento deliberatamente oscuro verso la fine, quando tra l'altro si moltiplicano i segni che vanno in altre direzioni, "lei pretende che il mondo sul quale siamo", dice il cliente "sia tenuto in bilico sulla punta del corno di un toro dalla mano della provvidenza, mentre io so che galleggia invece sul dorso di tre balene, che non esistono provvidenza e equilibrio ma solo il capriccio di tre stupidi mostri".


Le due cosmogonie contrapposte, credo di aver appreso dalle mie ricerche, sono la prima diffusa nel nordafrica e la seconda citata in un discorso di Lenin da una fiaba russa.

Ciò qualifica indirettamente, ma con precisione, i due personaggi come una giovane marchetta e un benpensante di sinistra di mezza età (e coerenti erano le scelte degli attori nella prima rappresentazione del 1987, con la regia di Patrice Chereau).

Lo deduco dal fatto stesso che queste caratterizzazioni sono state inserite in modo cifrato; cioè che Koltès voleva effettivamente fornire una chiave, pur nascondendola.


Martone interpreta con molta fedeltà ed esattezza il gioco di intenzioni camuffate: mantiene lo squilibrio fra le età dei protagonisti, li colloca in un marciapiede periferico notturno, dove passano le automobili ma si sentono anche i grilli, conserva cioè integralmente il contesto di un incontro sessuale mercenario.

Il resto: l'ambiguità, l'astrazione, ci pensa il testo a mettercele.


La Solitudine può essere visto appunto come una progressiva complicazione e un accumulo di ambiguità su una situazione tipica, sordida, ma banale.

"Se lei se ne va in giro, a quest'ora e in questo posto - dice proprio in apertura la marchetta al cliente - è perché desidera qualcosa che non ha, e questa cosa, io, gliela posso fornire",

e più oltre:

"mi dica la cosa che desidera e io gliela darò con calma, con rispetto, forse con affetto".

Nell'introduzione, che potete scaricare insieme al testo, Gianfranco Capitta e Mario Martone concordano sul fatto che l'argomento della piece è il desiderio.

Io direi più precisamente: la negazione del desiderio, la paura di desiderare, il tentativo di nasconderlo a se stessi e quello di trovare soddisfazione senza doverne rendere conto; il grave rischio, infine, che corre chi commercia in questo delicato settore, in uno qualsiasi dei modi in cui è possibile farlo, molti dei quali tra l'altro non prevedono alcuna transazione monetaria diretta.


Se certamente Koltès non voleva parlare solo del desiderio e della negazione del desiderio omosessuale, è anche vero che non si è spostato poi di molto.

L'erotismo resta sottotraccia per tutto il dialogo, insieme alla minaccia della violenza fisica, così la pretesa di risolvere lo scambio con un passaggio di denaro, insieme all'acuta consapevolezza che in nessun incontro fra due esseri umani è decente pensare di cavarsela a buon mercato.

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