Il microcosmo della caserma

La vita di caserma racchiude in sé un doloroso percorso di iniziazione: l'età è quella che dall'adolescenza traghetta l'uomo nel mondo che lo vuole prigioniero, il sistema nella sua rigidità e violenza costringe a combattere tra bisogno di appartenenza e desiderio di individualità. Se poi a questo si aggiunge il sesso omosessuale ambientato tra camerate e cessi in comune, l'esperienza iniziatica coinvolge anche la sensualità animale giovanile. Questi sono gli ingredienti di "Porto delle scimmie", primo romanzo del 26enne romano Daniele Bortoletti che si descrive "militare, pornografo e psicologo".

Al centro della storia ci sono quattro ragazzi: il primo, uno spacciatore di marijuana che si diverte a elargire consigli per gli aspiranti pusher, è il narratore della vicenda e non ne prende quindi parte se non in maniera indiretta. Alessandro, Stefano e Giovanni sono invece, per vari motivi, dentro lo stesso collegio militare a Napoli. Il primo, sedicente psicologo, ha la scusa di eseguire una ricerca sulle metodologie dell'insegnamento militare, il secondo è un allievo "anziano" che già da due anni vive con disagio la sua appartenenza a questo sistema, mentre Giovanni è un "cappellone" ossia una recluta appena arrivata in collegio per volere della famiglia. Tra lui e Stefano nascerà un rapporto che forse non è solo di sesso mentre Alessandro metterà in campo tutta la sua sapiente malvagità per rovinare ogni forma di serenità in chiunque si trovi a vivergli accanto.

A parte la linea essenziale della storia, "Porto delle scimmie" si caratterizza per la scrittura assai poco narrativa ma piuttosto poetica o iniziatica: l'utile postfazione di Francesco Trento ci chiarisce perché il romanzo è infarcito di citazioni assai dotte e reso ostico da una costruzione faticosa, spiegando che l'autore passa mesi e mesi a studiare la materia sulla quale intende scrivere. Ma il risultato è che alcune pagine risultano completamente incomprensibili, slegate dalla narrazione, impossibili da collegare ai vari personaggi. Insomma sicuramente un sostanzioso sforzo culturale che però naufraga nel tentativo di comunicare con il lettore che, al contrario, viene tenuto sempre lontano dalla storia.

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