Johan

16 febbraio 2012

Circolato con vari sottotitoli (Mon été 75 e carnet intime homosexuel), Johan è una fantasia erotica perfettamente in linea con altri esperimenti dell'epoca quali Sebastiane di Jarman o Pink Narcissus di James Bidgood, ma più sfortunata: presentata a Cannes, non ha poi potuto circolare se non in versioni amputate e in modo discontinuo. Ritrovati per caso i frammenti tagliati, di recente è stato possibile restaurare il film e rimetterlo in circolazione nella sua versione integrale.

Il regista imposta Johan in chiave autobiografica, per raccontare la propria ossessione per un giovane (Johan, appunto) di cui è innamorato e con cui progettava di fare un film, ma che è finito in prigione. Alle lettere che legge in voce over corrispondono pertanto frammenti della vita di Philippe e del suo lavoro (il film si fa comunque, con altri interpreti che rivestono il ruolo di Johann).

Il regista si mette in scena tanto nelle sue imprese erotiche (Johan si apre ad esempio con una scena dai toni documentaristici sul battuage parigino) quanto nel suo lavoro, ma presto i livelli iniziano a confondersi. Si alternano così bianco e nero e colore, momenti da finto documentario diretto e altri di evidente ricostruzione filmica (lo stesso Philippe è talvolta interpretato da altri attori), brani narrativi e frammenti di pura fantasia edonistica. L'occasione contingente (il film per Johan) si trasforma progressivamente in un lungo sogno a occhi aperti dai toni sessualmente alquanto espliciti. Tanto il carattere sperimentale quanto il ricorso libero e disinibito non solo al nudo, ma a un erotismo che non fa molto per evitare l'hard, rientrano nei canoni del cinema indipendente dell'epoca e sfruttano la rivoluzione estetica in corso grazie alla liberalizzazione del porno. Al contempo richiamano una tradizione underground letteralmente sotterranea e però ben nota (in particolare Un chant d'amour di Genet).

Un film con tutti i pregi e i difetti dei lavori indipendenti, dove la monotonia e l'ingenuità fanno il paio con un'estrema libertà nella rappresentazione che nessun cineasta mainstream all'epoca poteva permettersi, con l'eccezione parziale di Pasolini. Di certo un recupero di grande interesse per la storia del cinema gay.

La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.

Le recensioni più lette di questi giorni

  1. 1

    Isabella (fumetto, 1966)

    di

  2. 4

    Sukia (fumetto, 1978)

    di

  3. 5

  4. 6

    Relax (videoclip, 1983)

    di

  5. 7

    Mani di fata (film, 1983)

    di

  6. 8

  7. 10

    Altri libertini (libro, 1980)

    di