Mosquita y Mari

29 maggio 2012

Vincitore all’edizione 2012 di Da Sodoma ad Hollywood a Torino del Queer Award, assegnato dai ragazzi dello IED, l’Istituto europeo di Design, Mosquita y Mari, film visto anche al Sundance film festival e al San Francisco INTL Festival, ha non pochi pregi e punti di interesse.

Il raccontare una storia adolescenziale al femminile in odore di omosessualità è solo una delle tematiche del film, che si sofferma sulle giovani rampolle di due famiglie latino americane, nel quartiere chicano di Los Angeles Huntington Park. Yolanda, figlia di due immigrati che hanno sgobbato sodo per permettere alla figlia di studiare e aspirano a vederla andare al college e poi all’Università, incontra sui banchi di scuola Mari, arrivata da poco dal Messico con la mamma single che si arrabatta a fare qualsiasi lavoro.

Tra le due ragazze nasce una grande amicizia, forse qualcosa di più, tra primi turbamenti, avversione in famiglia e difficoltà delle situazioni in cui si trova soprattutto Mari, che marina la scuola per arrangiarsi con lavoretti spesso solo sfruttamento, e finisce anche nella rete tesa da un uomo adulto per procurarsi un po’ di soldi. Ma alla fine il sentimento delle due giovanissime avrà la meglio su tutto e permetterà loro di migliorare le loro vite.

Mosquita y Mari è anche un film molto interessante per come racconta la realtà degli immigrati messicani, uno dei più grossi gruppi etnici presenti negli States, ormai abitanti di vasti quartieri, dove ci sono nette distinzioni tra quelli di prima generazione, arrivati ormai da diversi decenni e in cerca di una redenzione sociale attraverso i figli e le figlie, che studiando potranno accedere a lavori a loro negati, e quelli giunti in tempi recenti, visti come miserabili e poco affidabili dagli stessi compatrioti.

La cosa interessante è che lo sguardo alla comunità messicana viene fatto dal di dentro, non come nota di colore in mezzo a membri WASP o dall’esterno, mostrando come ha rielaborato e fatto i conti con il sogno americano.

Curioso e non sullo sfondo anche il discorso sulla questione femminile: tradizionalmente la mentalità chicana è piuttosto machista, non parliamo di fronte a donne omosessuali, tende a rimuovere comunque il problema nel migliore dei casi. Yolanda detta Mosquita e Mari, figlie di quel mondo in bilico verso l'Occidente, sono l’emblema di un modo diverso di essere donna, in una storia che riecheggia la felicità di autori come Truffaut e nello stesso tempo è profondamente attuale e moderna, tenera e struggente. Da sperare in un’uscita di questo film non solo nei festival a tematica, sia per l’argomento omosessuale che per quello legato agli immigrati, perché la storia di Mosquita y Mari è abbastanza universale sotto tutti i punti di vista.

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