Nella mente del mostro. "Julia" n. 3, dicembre 1998.

(Qui una recensione in chiave non gay del numero 3).
Nonostante queste siano "le avventure di una criminologa", alla fine prevale un aspetto comico, da cartone animato di Gatto Silvestro alle prese con Titti. Il lettore sa infatti in anticipo che è inconcepibile che la protagonista della testata possa davvero far la fine che le prepara Myrna, la bellissima lesbica psicopatica e serial-killer: torturarla a morte per il suo godimento sessuale.
Quindi per quanto intelligente e scaltra si dimostri Myrna, alla fine va sempre a parare come Wile Coyote con Bip-Bip: i suoi piani le si ritorcono sistematicamente contro.

Non so se questo indebolisca il racconto o semmai ne alleggerisca le macabre premesse, fatto sta che anche nella vicenda presente in questo albo Myrna procede lasciandosi dietro una scia di cadaveri (di preferenza uomini, che prima seduce e poi ammazza), ma quando rapisce la sorella di Julia affinché quest'ultima le si consegni, e riesce a fare in modo che l'inetta Julia si trovi infine denudata, legata e pronta ad essere sia baciata che dissezionata (dopodiché lo stesso trattamento spetterà alla sorella che intendeva inettamente salvare), irrompe la polizia. Tutto qui.
Naturalmente la polizia avrà sì cura di ferire la serial killer per fermarla, però senza ucciderla, nonostante sia armata, pericolosissima e stia per far saltare le cervella a Julia.
Della serie: "Non rompetecela, che dobbiamo usarla ancora". Risibile.

D'altro canto, per quanto riguarda la tematica lgbt, va aggiunto che nel presente episodio Myrna si nasconde in città grazie alla sua relazione lesbica con un'altra donna, sposata, che avrà un ruolo importante nella vicenda. Anche se ciò non le impedirà di finire a pezzi, in sacchetti per alimenti, nel frigorifero.
Ma Myrna è fatta così: da una relazione con lei, si viene sempre fuori a pezzi...

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