Pachiderma

1 luglio 2012, "Pride" n. 141, marzo 2011

Al giovane autore ginevrino Frederik Peeters non piace ripetersi troppo: in questi anni ha alternato storie a colori a fumetti in bianco e nero dal caratteristico tratto a pennello corposo e ricco di campiture nere.

A volte si fa scrivere i testi da altri sceneggiatori, come il conterraneo Wazem per la miniserie Koma (ReNoir), altre volte si concede intermezzi più personali curando sia i testi che i disegni, come nella sua opera più famosa in Italia, l'autobiografico Pillole Blu (Kappa Edizioni), nella quale racconta con delicatezza e ironia la sua complicata relazione con una ragazza sieropositiva e il figlio di lei, anch'egli con Hiv.

In Pachiderma il segno si asciuga e perde certe asprezze grottesche di lavori precedenti per rientrare nei canoni richiesti dal formato e dai colori del cartonato alla francese e per adattarsi meglio ai toni algidi e un po' pretenziosi di una storia di spionaggio surreale. È una specie di Lars von Trier meno cupo e isterico, scritto e disegnato (in modo eccellente) interamente da Peeters.

Siamo agli inizi degli anni cinquanta, nella Svizzera romanda. Carice è una giovane maestra di pianoforte insoddisfatta del proprio matrimonio.

La vediamo correre trafelata a piedi, in mezzo ad un ingorgo di automobili.

Il marito ha avuto un incidente, lo devono operare, ma c'è un elefante agonizzante sull'asfalto che blocca il traffico. La ragazza decide di inoltrarsi nel bosco e scavalcare la collina per fare più in fretta; incontra un allevatore di maiali cieco, e delle creature aliene che la chiamano mamma.

L'ospedale è immenso, nessuno la prende sul serio. Carice si imbatte in un tedesco rimbambito che vuole "salvarla dai nazisti", un infermiere esagitato, un bizzarro agente segreto che sbuca fuori nei momenti più impensati, una vecchia decrepita che dovrebbe essere morta ma che sa troppe cose su di lei e un chirurgo alcolizzato con la faccia dell'attore John Barrymore, che fa il cascamorto con infermiere e pazienti e che nasconde un passato oscuro dalle nefande conseguenze nel presente della nostra protagonista.

Tra i vari personaggi, un ruolo importante viene giocato da Audrey, un'allieva lesbica innamorata di Carice e apparentemente non ricambiata, che le regala un ciondolo a forma di elefante. È come se questo grosso animale rappresentasse il peso della colpa, dei rimpianti e dei rimorsi, dei quali Carice sembra faticare a liberarsi.

Il racconto si dipana alternando squarci di (apparente) realtà a sogni e miraggi, in un amalgama così zeppo di simbolismi e di archetipi psicoanalitici da disorientare ed affascinare nello stesso momento, a scapito dello svolgimento lineare della storia, che viene comunque conclusa e "spiegata" nelle ultime pagine.

Pachiderma è un fumetto seducente, con personaggi accattivanti e dialoghi arguti, che promette più di quel che mantiene.


Quasi perfetta l'edizione della neonata casa editrice Bao Publishing: si sente la mancanza di qualche nota biografica sull'autore e sulla sua opera.

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