Teen Wolf

4 luglio 2012

Che sia ormai di rigore per le serie televisive per teenager avere almeno un personaggio gay è un dato in sé ovviamente positivo, trattandosi di un'età che cerca modelli e punti di riferimento, o almeno esempi. Sono spettatori che, più di altri, hanno sofferto in passato per l'omertà che ha prodotto sul piccolo schermo l'opprimente proliferazione di mondi esclusivamente eterosessuali.

Tuttavia, anche nell'offrire immagini positive si può eccedere. Prendiamo il caso di Teen Wolf, serie scritta con la mano sinistra e confezionata con laccature pensate per adolescenti privi di pretese.

Inutile dire che, come da tradizione dei film di lupi mannari, i giovani qui si spogliano generosamente. È infatti noto che la trasformazione da umano a lupo produce effetti deleteri sugli abiti, raramente recuperabili (queste non sono serie per fashion victims deboli di cuore). Ma per la verità i giovani di Teen Wolf per liberarsi degli abiti non stanno ad aspettare la luna piena, anche perché passano più tempo negli spogliatoi della palestra che in aula.

Si spoglia così spesso anche Danny, che non è licantropo. È solo gay.

Anche gli adolescenti di Teen Wolf, come quelli di qualsiasi serie scolastica americana, sono tutti uguali: sembrano i bambini del Villaggio dei dannati cresciuti di qualche anno. Sono tutti muscolosi, proporzionati, carucci, prodotti in serie in palestra. E soprattutto sono tutti integralmente depilati. Se il ritorno in auge di vampiri e soci rispecchia paure profonde riadattate al nuovo contesto sociale, mi chiedo se il rinnovato successo della licantropia non dipenda dalla fobia per la proliferazione incontrollata di pelo che attanaglia un'età di narcisi sformati ai pesi in palestra.

Fatto sta che in questo liceo di pin-up, data la prestanza di tutti gli interessati si respira un inevitabile, continuo scontro di ormoni, tra lupi e non lupi, dentro e fuori la scuola, e soprattutto negli spogliatoi e sul campo da lacrosse, una sorta di hockey da prato in cui tutti gli alunni che non siano solo comparse sono impegnati. In un contesto simile, la presenza di un personaggio omosessuale non lascerebbe presagire niente di buono. Eppure, benché Danny sia dichiarato, non succede assolutamente niente.

Addirittura, quando il protagonista, perdendo per un attimo il controllo della propria virilità licantropa, atterra Danny durante una partita, raccoglie il biasimo di tutta la scuola, nessuno escluso. Persino Stiles, il suo amico del cuore, lo rimprovera: «Ma che diavolo fai? Tutti adorano Danny. E ora tutti odieranno te». Che sia vero lo dimostra un'altra scena, qualche puntata dopo, quando il protagonista viene inseguito da un professore al ballo del liceo ed è ripreso con tanta veemenza che tutti si fermano a guardare. Ma il protagonista, che oltre a essere licantropo è anche furbo, finge di ballare con Danny. Il professore sprofonda allora nell'imbarazzo, temendo che tutti pensino che stia riprendendo la coppia perché composta da due maschi. Ed è proprio quello che tutti pensano: lo vediamo dai loro sguardi di rimprovero. Nessuno escluso.

Tutti adorano Danny? Ci sono tradizioni che vanno rispettate, e i liceali gay, da che mondo è mondo, sono stati sempre almeno l'oggetto privilegiato della malevolenza del maschio alfa, il bulletto dell'istituto. Aspettavo dunque Danny al varco. E invece in Teen Wolf il bullo alfa è nientemeno che il suo miglior amico.

Adorato da tutti e maschio beta? Mmmm...

Ora, a un livello superficiale tutto ciò potrebbe in realtà anche sembrare bello (salvo che la serie è di una noia mortale). Comunque potrebbe sembrare pur sempre un passo avanti rispetto al passato. È ovvio che d'istinto non possiamo che approvare personaggi gay per i quali l'omosessualità non rappresenti una questione di vita o di morte ma sia solo un aspetto fra gli altri della personalità, se non altro perché è così che vanno effettivamente le cose.

In Teen Wolf ci sono però due problemi.

Il primo è il contesto: un conto è presentare un gay che vive senza problemi a San Francisco, un altro è farci credere che un gay possa vivere senza nessun problema a Teheran. O in un paesino della provincia americana.

Il secondo risiede nel fatto che non solo Danny non ha problemi, ma addirittura è benvoluto da tutti, e in modo speciale. E siccome l'unica cosa "speciale" che Danny ha è l'omosessualità, dobbiamo ovviamente concludere (come dimostra la scena al ballo) che il motivo per cui tutti gli vogliono bene è che è gay.

Ora, farci credere che un adolescente americano di una scuola tipo in un paese di provincia tipo, sia pure in un mondo che crede nei lupi mannari, possa vivere la sua omosessualità alla luce del sole non solo senza ostacoli, ma anzi riscuotendo l'approvazione protettiva di tutti, indipendentemente da età, sesso, orientamento, professione, grado di maschilità tradizionale e livello di licantropia, significa vendere una favola a doppio taglio, utile a illudere che si sia già arrivati laddove forse non arriveremo mai, e dove certamente non è ancora arrivata la provincia americana. È più probabile che i licantropi esistano davvero.

Non significa cioè sognare un mondo ideale (il che sarebbe ovviamente lecito), perché il mondo che viene ritratto qui non è affatto ideale, salvo che su questo solo punto. Significa invece rimuovere il problema (che tale rimane) con il pretesto commercialmente comodo del politically correct, offrendo un contentino a quello che è pur sempre un target di pubblico, cioè di consumatori, che (solo) in quanto tale viene preso in considerazione.

C'è persino una scena che ce lo dice apertamente. Danny è anche un esperto programmatore. Quando Stiles si trova ad aver bisogno delle sue virtù di hacker, per ricompensarlo provoca il più cresciuto dei lupi facendogli cambiare continuamente maglietta. Gli autori ci stanno dicendo che sì, non è un caso, i ragazzotti di Teen Wolf si spogliano anche per noi, e proprio per trasmettere ferormoni tramite il video. Ci stanno autorizzando a fare quello che abbiamo sempre fatto per sana aberrazione controculturale, o per risposta ormonale a un gioco di sottintesi e di tacite complicità. Non solo ci stanno togliendo tutto il divertimento, ci stanno anche dicendo che si sono accorti di noi, ma solo come target commerciale. Stiles infatti nota per caso che Danny guarda il maschione, e allora pensa bene di farlo spogliare apposta per compiacerlo nella sua attività di spettatore indiscreto, in modo da ricavarne il proprio guadagno. È una metafora persino sfacciata della scoperta di un segmento di mercato facilmente accontentabile e di sicuro ritorno.

Ed è solo questo a contare. Perché è evidente che Danny sarà anche adorato da tutti, ma non interessa a nessuno. La serie vera, e i drammi che la muovono (perché sono i drammi a fare racconto, non l'idillio), sta ovviamente altrove.

Mezzo secolo fa, Barthes scriveva gli articoli poi raccolti in Miti d'oggi, che considero il miglior manuale del perfetto militante gay. Non credo sia un caso, anche se non ricordo che vi si parli mai di omosessualità: mi ha sempre divertito pensare che Barthes scriveva queste pagine negli anni della sua breve relazione con Foucault. Vi immaginate i loro discorsi postcoitali?

Secondo Barthes, nel confrontarsi con l'Altro il borghese ha un numero limitato di possibilità, e cioè negarne l'esistenza; trasformarlo in se stesso; esorcizzarlo periodicamente in tribunale; assimilarlo in forme controllate; o dargli una collocazione esotica. Sono procedimenti, come altri di cui tratta Miti d'oggi, facilmente verificabili nei discorsi che si sono alternati nei decenni per gestire l'alterità sessuale (bisognerebbe aggiungere la medicalizzazione, dimenticata da Barthes ma in compenso abbondantemente studiata dal suo compagno di letto del tempo).

Ecco: Danny è un esempio perfetto di come la cultura dominante può gestire l'Altro trasformandolo in se stesso. Mettendo insieme tutti i tasselli, risulta infatti evidente che il motivo per cui Danny è così bene accetto è che, oltre a essere accidentalmente gay, è anche muscoloso, proporzionato, caruccio e depilato. Insomma, è perfettamente omologato al tipo di virilità tradizionale incarnata da tutti gli altri personaggi della serie (e anche da tutti gli altri gay, a giudicare da alcune scene della seconda stagione ambientate in una discoteca, o da Ethan, il fidanzato di Danny nella terza stagione). È vero che è il più bruttino dei protagonisti, ma questo, per una scuola tipo da tv americana qual è anche Teen Wolf, significa rasentare la perfezione senza raggiungerla appieno. Per una crudeltà del destino, Danny non è biondo e non ha gli occhi verdi.

La sua è una diversità solo apparente che in realtà è una nuova incarnazione dell'unico tipo di maschilità riconosciuto e accettato nel mondo di Teen Wolf. Se siete mingherlini, obesi, cessi, imbranati, occhialuti e le vostre letture trascendono la guida tv, allora la vostra è una diversità oscena e irrecuperabile di cui dovrete vergognarvi a vita; ma se siete solo gay c'è una speranza: basta che non incrociate anche una delle precedenti categorie e la scuola di provincia di Teen Wolf vi aprirà le sue porte. E il suo campo da lacrosse. Al solo costo di una depilazione regolare.

Un consiglio apotropaico, come l'aglio per i vampiri: il bellissimo progetto It Gets Better, per risvegliare le coscienze sui problemi dei veri adolescenti gay nelle vere scuole superiori e non farsi illusioni sulle trappole consolatorie della correttezza politica.

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