The Garden: la Passione secondo Jarman

10 aprile 2004

E’ uno dei film più provocatori di Jarman e si presenta come una rielaborazione, in contesto contemporaneo e in chiave omosessuale, della vicenda di Cristo, e in particolare della sua passione. Senza condizionamenti e senza limiti, Jarman fa reincarnare Cristo ora in un personaggio dall’iconografia tradizionale, che appare normalmente fuori dalla Storia, quasi in perenne estasi, o meglio disorientamento, in un mondo tanto degradato da non essere più riconoscibile, ora in una coppia omosessuale che subisce la passione vera e propria nelle sue fasi evangeliche. I carnefici sono le ipocrisie, i pregiudizi, l'incomprensione, lo scandalismo e le leggi inique che governano la "civiltà" contemporanea, che tutti insieme portano alla sadica persecuzione della diversità, incarnata da un'innocua e indifesa coppia di giovani innamorati che cercano rifugio in una natura - pur assediata dalla civiltà - nella quale vivere in tranquillità la loro relazione. Come sempre Jarman, fin da Sebastiane, nel mostrare l'omosessualità mette l'accento sulle sfumature sentimentali: le coppie gay sono innocue e indifese, in modo che gli assalti omofobi risultino tanto più gratuiti e ingiustificati. 
Jarman fa ricorso a un'estetica fondata su contrasti stridenti (visivo-cromatici, sonori, iconografici, ma anche tematici), violentemente kitsch. Quasi tutto il film è affidato all'immagine (la sceneggiatura è quanto mai scarna), spesso volutamente sgradevole (vedi per esempio l’impiccagione di Giuda). Ne risulta una rilettura del Vangelo piuttosto interessante, certo provocatoria (bastino la natività, o l’ultima cena al femminile), nonostante alcune metafore della società contemporanea siano fin troppo facili (come i persecutori vestiti da Babbo Natale, o i fotografi che stordiscono la Madonna-Tilda Swinton nella scena della natività e che ritornano poi continuamente). Nell'insieme, il film offre una sintesi emblematica, ancorché certamente non la più riuscita, del cinema di Jarman, con la sua concezione elegiaca dell'omosessualità indifesa (non priva di sfumature vittimiste), i suoi stilemi underground, il suo messaggio di tolleranza e di comprensione universale, ovviamente qui particolarmente significativo, visto il soggetto evangelico.
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