Yahweh's wife. Sex in the evolution of monotheism

11 settembre 2004

Asherah - Ishtar - la regina del Cielo, è una dea importantissima nella religione ebraica delle origini. È infatti indicata come moglie del dio biblico Yahweh nei papiri ebraici di Elefantina, e in almeno un'incisione su un vaso di Kuntillet Ajrud (riprodotta in copertina).

La Bibbia ne attesta la presenza nel Tempio pre-esilico (dove le sue ierodule "tessono tende" per lei), i profeti tuonano contro le donne che preparano focacce da offrire alla Regina del Cielo... e per una volta almeno, "la Bibbia aveva ragione": l'archeologia ha confermato l'accorata denuncia dei profeti biblici, restituendo in Israele centinaia di statuette di culto della dèa. Curiosamente però, i religiosi si affettano qui a dare torto alla Bibbia, nell'unico punto in cui le sue affermazioni corrispondono per davvero a quelle dell'archeologia, affermando che quelle statuette erano venerate non dagli ebrei ma dai pagani presenti fra loro. Ah.

Questo imbarazzante tratto della religione ebraica pre-esilica è reso ancora più imbarazzante dal fatto che Istar era dea della fecondità, venerata (pare) anche con cerimonie orgiastiche, tanto che era rappresentata simbolicamente con un "palo sacro" (nella Bibbia indicato col nome di "abominio"), o con una colonna, o con una palma, che guarda caso ancora nell'epoca classica sarà un po' lo "stemma" di Israele.

I sacerdoti addetti al suo culto nel Tempio di Gerusalemme, i "kelebim" ("cani", nel senso di "fedeli come cani da guardia"), o "qedeshim" ("consacrati" / "sacri"), avevano qualcosa di particolare che riguardava il sesso, di cui si è persa l'esatta memoria. Secondo gli interpreti biblici si tratta del fatto che essi praticavano la prostituzione sacra nel Tempio stesso, in cui subivano la sodomia come atto sacro alla dea. Un atto sterile per onorare una dea della fecondità? Decisamente illogico...

A mio parere invece il fatto che questa pratica non sia attestata da nessun'altra parte nella storia umana, è indice del fatto che siamo di fronte a un errore d'interpretazione, causato da un uso troppo letterale del parallelismo con le qedeshot, le "consacrate" o ierodule ("schiave sacre"), che appunto venivano prostituite a vantaggio economico del culto della dèa. E che sono invece attestate nei templi di molte regioni e religioni (compresa la Grecia classica).

Semmai, quanto succede nei templi mesopotamici, e i chiarimenti sulla fase tarda del culto di Ishtar in Palestina (splendidamente descritta nell'a torto trascurato De dea Syria dello pseudo-Luciano) mostrano che la particolarità era un'altra. I sacerdoti, per consacrarsi alla dèa, rinunciavano al proprio principio maschile, castrandosi. Erano cioè eunuchi (come lo erano alcune classi di sacerdoti mesopotamici e quelle di certi culti orientali diffusi più tardi nell'Impero romano), e non prostituti. E l'eunuchismo del clero è attestato in molte religioni e culti fino (in senso metaforico: "eunuchi per i Regno dei Cieli") al cattolicesimo odierno.

Come si vede, di carne al fuoco per questo libro ce n'era in quantità. Anche perché del tema si discute pochissimo: tutti questi dati fanno a pugni con la pia leggenda della religione ebraica rivelata a Mosè una volta per tutte in termini monoteistici, perché mostrano che essa si evolvette da un iniziale politeismo, dapprima verso un semplice enoteismo, fino al monoteismo imposto (con la forza) solo dopo il ritorno dall'Esilio e in particolare durante il regno maccabaico (ca. 168 a.C.). Parlare della "moglie di Yahweh" crea quindi infinito imbarazzo agli studiosi biblici "pii", tanto ebrei che cristiani che mussulmani.

Purtroppo, però, questo librettino (112 pagine) non è all'altezza della sfida che lancia nel titolo.

L'autore è il solito americano con una tesi da dimostrare (la Terra è piatta, Hitler è ancora vivo, i cinesi hanno colonizzato l'America prima di Colombo... gli alieni ci stanno invadendo!) e che non si ferma davanti a nessun documento contrario.

Ide lascia perplesso lui stesso: non specifica quali siano i suoi studi, ma è in grado di citare l'ebraico (cosa tutt'altro che comune) e studi di settore abbastanza oscuri... salvo poi lanciarsi in una nota (n. 16, a p. 102), in un folle assemblaggio etimologico sulla parola "amusement" che dimostra la sua totale estraneità alla metodologia storica e alla filologia - non dico biblica, ma in sé e per sé.

Ide si direbbe, a naso, un predicatore fondamentalista protestante (dotato di un minimo di preparazione storico-filologica ma abituato comunque a gestire con somma... "disinvoltura" i testi biblici) che ha perso la fede ma non il metodo d'approccio da fanatico ai documenti. Che è in effetti decisamente "dinsinvolto".

Non so poi che cavolo di versione della Bibbia abbia usato Ide, ma metà dei passi che cita, una volta controllati, parlano di tutt'altro, rispetto a quello che lui afferma di averci letto (e di solito sono tutti i passi "insoliti", che vai a controllare perché ti dici: "ma davvero la Bibbia dice questo? Non me ne ero mai accorto"...).

Se poi Ide ha basato le sue conclusioni su altre fonti, il suo torto è non rendere mai chiaro quali siano.

Come se non bastasse, l'autore a volte parla di personaggi come Mosè o Elia come di personaggi storici che hanno veramente fatto quel che la leggenda biblica attribuisce loro, e li giudica per questo da un punto di vista morale!

Quanto all'allusione alla sodomia contenuta nel titolo, a p. 101 Ide si limita a qualche affermazione apodittica e a qualche sua opinione mai suffragata da prove (o almeno fonti) sul fatto che essa era praticata in nome della dea, e che è per questo motivo che il Levitico proibisce l'omosessualità.

Afferma poi che i pali sacri della dea erano usati per riti di autosodomia, ma non si capisce da dove abbia preso questa informazione così... intima. (A suo parere, perfino le statuette di terracotta della dea, modellate così rozzamente che più che una testa hanno un'estremità arrotondata, erano usate come dildi...). Enough said.

Questo volumetto è interessante comunque, per certi documenti citati e per il riassunto delle tesi di altri studiosi, che si fa meno fatica a leggere qui che andandole a cercare su rarissime riviste specialistiche di studi mesopotamici.

Finché riassume testi altrui, e lo fa a lungo, Ide non fa danni, anzi. Ma personalmente userei le tesi e le conclusioni proprie dell'autore con molta, molta, molta prudenza. E preferibilmente non le userei del tutto.

P.S. A proposito, la crocifissione sarebbe un ritorno dei riti di Asherah, in onore della quale si spargeva sangue sopra un palo a lei sacro. Non fatemi commentare...

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