Gente di notte

24 settembre 2004

Io non so cosa abbia combinato l'editore di questa serie di fumetti (iniziata con Pazzo di te e conclusa con Cuori in affitto)dato che quello che ci è presentato come primo volume risulta stampato dopo questo secondo volume. Non lo so, ma posso immaginarlo: il tratto della prima parte del presente albo è acerbo, aspro, approssimativo e quasi stridente, e la storia degli sballi serali e delle pippe amorose (etero) di Matteo assieme al suo amico Giovanni (che muore in un incidente) è totalmente priva d'interesse.

La seconda parte di questo volume ha invece un tratto che riporta a quello già visto nel primo albo, e allora diventa tutto chiaro: si tratta di riciclaggio (ma non dovrebbe essere un reato?) di un'opera prima per niente riuscita. Come raccomandavano le nostre nonne, "mai buttare via niente"... il che dimostra che a volte anche le nonne avevano torto.

E allora diciamocela giusta: questo è il vero "primo volume" dei tre, tanto più che metà della vicenda è destinata (o meglio, sprecata) a mostrarci come Matteo avesse, ancora distrutto affettivamente per la morte di Giovanni, conosciuto Enrico (e sai a noi...).

Tuttavia ancora nulla lascia presagire qui la vicenda che si svilupperà nel primo e poi nel terzo albo: solo una vignetta mostra Enrico, "fatto" di droga, che bacia un ragazzo a un rave party, e viene per questo giudicato da tre ragazze, nella penultima pagina: "Carino... peccato che fosse gay".


Se v'interessa questa trilogia, potete tranquillamente evitare di acquistare questo albo, che è solo un'acerba "zeppa" fra il primo e il terzo episodio.

In compenso, avendo letto l'intera serie, si nota col senno di poi quanto Matteo fosse morbosamente attaccato a Giovanni, e come avesse chiamato per errore "Giovanni" il suo "carissimo amico" Enrico.

Ma se il senno di poi servisse a qualcosa, io non avrei mai comprato questo volumetto...


P.S. Nel risvolto di copertina si legge che in questo volume "Enrico non ha ancora fatto outing", cosa un po' difficile visto che l'outing lo subisci dagli altri a forza, mentre quello che fai tu volontariamente si chiama semmai coming out. Ma quand'è che per il mondo gay non varrà più la regola secondo cui, "chi non sa, insegna"?).

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