Kizuna 1

16 ottobre 2004

Kizuna è una serie di grande successo, con innumerevoli fans, da cui è stato tratta anche una serie di anime (cartoni animati), tradotta pure in italiano.


Appartiene al filone Shoonen ai, scritto da donne per donne, e ne condivide pregi e difetti (a iniziare dalla solita, stucchevole, ruolizzazione sessuale rigida fra "quello che fa il maschio e lo dà" e "quello che fa la donna e lo prende").
Ai difetti va aggiunta anche una traduzione in certi punti surrealistica: ogni balloon preso in sé ha senso compiuto, ma a volte non c'entra nulla con il precedente o il successivo, al punto che non si capisce più cosa stia succedendo. Fortunatamente negli ultimi numeri la traduzione migliora nettamente e la narrazione diventa comprensibile.
Oltre a ciò, qualche nota in più per spiegare dati e titoli e istituzioni tipicamente giapponesi non avrebbe guastato. Ad esempio: se uno dei due protagonisti lavora come "accompagnatore" in un bar gay, ciò implica che si prostituisce coi clienti, o no? In Italia non vorrebbe dire altro che questo, però da come si comportano i personaggi si direbbe che in Giappone non sia così... E spiegarci come faccia il nome di Ranmaru a diventare di botto "Ran-chan", era davvero tanto faticoso?


***

Ma passiamo al fumetto in quanto tale. La serie è ambientata nel mondo della mafia giapponese, la jakuza. Com'era già avvenuto con la serie Banana fish, anche qui i personaggi sono un misto insolito di eroe negativo ed eroe positivo. Qui i "cattivi" possono usurpare la parte del "buono", al punto che l'oggetto del desiderio amoroso più tenero e delicato può essere un brutale mafioso che ha appena assassinato senza pietà un rivale. Se poi questo desiderio amoroso è quello omosessuale, il risultato non è decisamente "canonico"!

Kei Enjoji e Ranmaru Samejima (Ran) sono una coppia di universitari che vivono assieme.
Kei è figlio illegittimo d'un capo mafioso (le cui orme è determinatissimo a non voler seguire), Ran è uno spadaccino di kendo, destinato, pare, a diventare il primo del Giappone.
Purtroppo Ran subisce un attentato (destinato ad eliminare Kei in quanto primogenito del capomafia), che lo rende inabile a proseguire nello sport.

Nella vita della coppietta irrompe Kai Sagano, pestifero figlio legittimo del padre di Kei (e di un'altra madre) e suo erede. Kei adocchia Ran all'università, e decide di farlo suo. Sfida quindi apertamente il fratellastro, anzi cerca d'ucciderlo (l'autrice pare amare tinte forti per checche dai nervi deboli). Ma Kei nella lotta è migliore di Kai e la scampa, e Ran è fedele al suo bel maschione. Il biondo adolescente resta quindi a becco asciutto.
Dissolvenza.

Kei ci dà sotto col kendo e diventa lui il primo spadaccino del Giappone. Certo di aver acquisito fascino, si ripresenta in casa della coppietta, dopo aver litigato col padre che l'ha cacciato perché gli ha confessato il suo amore per Ran. Al che Kei prorompe nelle immortali, romantiche e delicate parole: "Ma il buco di Ran rimane mio!".

Per vendetta di questa umiliazione pubblica, Ran fa dormire in camera sua Kei, ma senza toccarlo.
Quando però un professore universitario e suo superiore porta a tradimento Ran in un bar gay, nel quale Kei lavora come cameriere, e lo droga con un afrodisiaco, Kei lo prende a pugni e salva Ranmaru... ma approfitta del suo stato superinfoiato per ottenerne il bucio tanto desiato...

Infine, dopo qualche tempesta, e una vendetta fisica ai danni del professore da parte dei due fratellastri mafiosi, Kei e Ran sono ancora assieme, e a Kai resta solo da tornare a casa accompagnato dal bruno e bellissimo mafioso Masa (Masanori Araki), di cui è palesemente innamorato. Masa gli ha portato il perdono del padre, che a dimostrazione della sua accettazione gli invia una serie di foto di maschi fra cui può scegliere. Il diciannovenne signorino s'incazza: lui non è mica gay, è solo per un caso che si è innamorato di un uomo... Ah, buono a sapersi...
Fine prima puntata.

Questo albo sconta il fatto d'essere il più acerbo della serie: non è decisamente il migliore.
Anche il tratto del disegno non è nulla di che, con errori di scorcio e altre goffaggini.
Infine, la caratterizzazione dei personaggi presta al biondo uke, Ranmaru, i tratti d'una verginella pudica (pronta a dare del porco al suo uomo ogni volta che desidera baciarla, e pronta ad arrossire se la si vede nuda perfino mentre la si sodomizza) che forse sono attraenti per il lettore giapponese, ma che ai nostri occhi danno un tocco fra il ridicolo e il grottesco a una vicenda che pretende invece d'essere altamente erotica, drammatica e... romantica.

Le scene di sesso, al solito, vanno bene per chi è appassionata/o del genere, con un bonus magari per chi condivide la passione di Ran che si eccita a farsi violentare mentre strilla "smettila, porco!". Io se appena posso le salto... ma tutti i gusti son gusti.

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