Los novios bulgaros

4 novembre 2004

Dopo quindici anni di silenzio (a parte un Caligola televisivo nel 2001), Eloy de la Iglesia torna alla regia.

Los novios bulgaros, presentato al Festival di Berlino, è un film sorprendentemente vicino alle pellicole dirette da De la Iglesia negli anni '70. Sembra anzi quasi un remake di Los placeres ocultos, confezionato con maggiore cura formale, maggiore libertà grafica e qualche tocco ironico in più, ma la sostanza non cambia.


De la Iglesia è ancora innamorato dei suoi romantici perdenti, rassegnati a seguire le irrazionali ragioni del cuore, che non conoscono barriere di ceto, legalità, nazionalità, età.

Amare, anche quando è palesemente irragionevole e controproducente, è per l'eroe di De la Iglesia l'unico modo di sfuggire al grigiore dorato di una vita agiata ma vuota di significato, che solo nel brivido dell'imprevisto che scaturisce dall'incontro con l'altro (il giovane, lo straniero, il criminale, il povero, l'eterosessuale) può rinanimarsi di passione, anche quando condannata a non essere corrisposta. Non pienamente, almeno: perché Daniel ricava almeno infuocate notti di sesso, a differenza del suo antesignano di Los placeres ocultos (il cui interprete, Simon Andreu, in questo nuovo film appare brevemente nel ruolo del padre del protagonista).


Segno anche dei tempi mutati: fa un certo effetto constatare l'estrema coerenza di De la Iglesia, ritrovarne dopo quindici anni i tocchi personali (come certe discrete intrusioni del narratore, il sorriso beffardo dell'ultima inquadratura, il valore di rifugio assegnato ai luoghi dell'infanzia) e vederlo alle prese con la nuova società spagnola.

E proprio dal confronto con le sue opere degli anni '70, ambientate durante il regime franchista, emerge un velato atteggiamento critico nei confronti dei fermenti della società (ivi compresa una comunità omosessuale gaudente ma più vicina di quanto non sembri a prima vista a quella spaurita e clandestina degli anni '70), alle prese ancora con le stesse vicende, e gli stessi problemi (sentimentali) di fondo.


De la Iglesia non ha mai fatto film perfetti, ma ha una sua idea di cinema, magari un po' affrettata ma personale, e soprattutto ha qualcosa da dire, che non è poco, in tempi di sfruttamento intensivo quanto superficiale della tematica omosessuale.

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