Ti ho amata per la tua voce - Una biografia di Umm Kalthum

1 gennaio 2005, http://www.gayroma.it/17marzo2004.htm

Nel 1994 in Francia uscì un bel romanzo di Sélim Nassib, scrittore nato in Libano nel 1946 e da tempo residente a Parigi. Era intitolato Oum.

Due anni dopo le edizioni romane E/O fecero tradurre il libro da Barbara Ferri e lo intitolarono Ti ho amata per la tua voce. Il libro ebbe successo.

È un bel romanzo, scritto con molto pathos e costruito con un ritmo serrato, intenso, che narra di due persone realmente esistite: il poeta Ahmed Rami e la cantante egiziana Umm Kalthum, famosissima in tutto il mondo arabo.

Il libro di Nassib non è una biografia, ma il racconto immaginario del rapporto spirituale tra un grande poeta e una ragazza volitiva, destinata ad un luminoso avvenire.

Sullo sfondo vi è un paese come l'Egitto, una terra di grande bellezza naturale, dove, come tutti sappiamo, sorse dal 3000 a.C. una delle più antiche civiltà.

Ti ho amata per la tua voce inizia quando Ahmed Rami, il poeta, torna da Parigi e lavora come bibliotecario al Cairo, verso la metà degli anni Venti. Scrive splendidi versi, il suo sogno segreto è tradurre le famose Ruba'iyyat (Le Quartine) di Omar Khayyam, lirico vissuto tra l'Anno Mille e il Millecento, la cui visione della vita è dominata dalla assurdità dell'esistenza e dal timore della morte.

Un giorno Ahmed sente cantare un fanciullo, con un mantello e un cappuccio che gli copre la testa, e resta profondamente colpito dall'intensità e dalla bellezza della sua voce.

Il mistero è presto svelato: il fanciullo è una fanciulla, appena ventenne, giunta da un villaggio con parte della sua famiglia, e che vuole a tutti i costi cantare nonostante l'opposizione del padre.

Per lei Ahmed Rami compone bellissime liriche che poi la fanciulla fa musicare: poesie che nascono dal suo cuore e dall'amore che Rami prova per lei. Ma lei, che conosce il delicato sentimento del poeta, non lo corrisponderà mai, anche se vi è tra loro un grande legame spirituale ed artistico.

L'ascesa di Umm Kalthum è vertiginosa: il suo talento, la sua volontà e la bellezza dei testi di Ahmed Rami, conquistano non solo l'Egitto ma tutto il mondo arabo.

Lei canta, per i re dell'Egitto, e poi per il colonnello Nasser, fino alla sua morte avvenuta negli anni Settanta.

La storia dell'Egitto attraversa questo romanzo: da re Fuad a re Faruk, dalla presa del potere del colonnello Nasser al mortale attentato contro di lui, dal governo di Sadat all'attentato, anch'esso mortale, contro Sadat.

Nelle ultime pagine Sélim Nassib immagina una splendida lettera che Ahmed Rami scrive al nipote Tarek, studente universitario, che gli ha donato un cofanetto di compact disc con le canzoni di Umm Kalthum.

Senza retorica e con commozione il poeta ricorda il suo eterno amore per la cantante, le speranze, i dolori dell'Egitto, e si dissocia dal nascente integralismo islamico.

Morto nel 1981, Ahmed Rami ha composto 137 testi delle 283 canzoni cantate da Umm Kalthum nell'arco di cinquant'anni.

Umm Kalthum emerge come un carattere misterioso, restio a rivelare i suoi sentimenti, a volte gentile, a volte "lontana" dal suo poeta. "Forse aveva due vite, frequentava un uomo, una donna? E se fosse stata diversa da come la conoscevo? Quante vite c'erano nella sua vita?", si chiede Amhed Rami negli anni Cinquanta, quando l'indifferenza di Umm gli provocherà una crisi emotiva di sette mesi. Rinchiuso nella sua stanza, isolato, profondamente ferito, vorrebbe spezzare il legame, quasi magico, che lo lega alla bella cantante.

Ma il loro legame sembra un destino e Umm incanta non solo il poeta, notoriamente innamorato di lei, ma tutti quanti: "Tutti i primi giovedì del mese, la nuova stazione radio trasmetteva in diretta il concerto della mia diva.

In quelle sere i caffè erano presi d'assalto, i tric trac riposti, i tavoli venivano scansati. I locali, pieni di fumo, si trasformavano in piccole sale da concerto. In un'atmosfera soffocante, in mezzo ai narghilè, la sua voce si diffondeva tra gli uomini sparsi nelle città, sul delta, lungo tutta la valle del Nilo".

Ahmed Rami non spera neppure che un giorno Umm possa ricambiare il suo amore, perché sa bene che Umm non lo ama.

Lei si sposa due volte, la prima con un violinista dedito all'alcol e dongiovanni, e la seconda con un affettuoso e premuroso medico, anche se sembra che preferisca amare le donne. Tutto l'Egitto lo sa e non la giudica.

Lei è la "Stella D'Oriente", è la voce della rinascita dell'Egitto dopo il colonialismo inglese, è la voce che fa coraggio ai contadini poverissimi, agli operai esausti da turni di lavoro terribili, alle donne oppresse. È la voce del popolo.

Nel 1952, dopo che Nasser ha preso il potere, il poeta la cerca disperatamente nella sua villa. La fedele governante Sa'adiyya fa di tutto per proibire l'ingresso al giovane uomo, che è molto preoccupato per lei, tanto da oltraggiare l'intimità della stanza della cantante.

Infine la trova in compagnia di una presentatrice della radio.

Umm nasconde il viso con il braccio e tace.

Il poeta non si scandalizza e teneramente, con parole colme di comprensione e di conforto, la consola.

Tutti temono che essendo Umm la cantante prediletta da re Fuad e poi da re Faruk possa non cantare più nell'Egitto di Nasser.

Poco dopo una telefonata del leader la rassicurerà: nessuno le impedirà di cantare in Egitto.

Il libro contiene preziosi riferimenti alla musica araba, una musica che ha origini molto antiche e per la quale i musicisti arabi hanno creato meravigliosi strumenti, come il liuto, importato in Spagna nel Medioevo e poi diffusosi in tutta l'Europa (dal liuto - strumento a corde dalla dolce sonorità - discende la chitarra, che con il suo suono melodioso, piacevolissimo, a volte melanconico e sempre intenso, è lo strumento più suonato al mondo).

Molto bello nel libro è il personaggio del liutista che accompagna Umm Kalthum nei suoi concerti, e il modo in cui si viene a sapere che è morto: il liuto viene posto girato su una sedia, nessuno lo suonerà più, ma esso è presente ai concerti della cantante, in segno di omaggio verso il grande musico.

"Ti ho amata per la tua voce" è il titolo di una notissima canzone di Rami, cantata da questa donna coraggiosa, che sapeva ammaliare con il suo sguardo chiunque avesse di fronte, che taceva troppo avendo sigillato il suo cuore agli estranei, che era capace di vincere antiche rivalità come quelle con un notissimo cantante egiziano; una donna non priva di ambiguità e aggressività, una donna forte che forse aveva una segreta fragilità, una donna mendace e schietta secondo i giorni, riflessiva ed istintiva al tempo stesso, capace di rotture violente e di riappacificazioni impensate, una donna che cantò fino all'ultimo con una dedizione alla sua arte assai rara, di una professionalità indiscutibile, una donna che divenne la "voce" di milioni di persone.

[Nota: questo testo è stato accorciato rispetto alla redazione originale apparsa su gayroma.it, per adattarlo alle caratteristiche di culturagay.it].

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titoloautorevotodata
Ti ho amata per la tua voceVincenzo Patanè21/11/2005

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