Storia della prostituzione in Italia. Con qualche spunto sulla sodomia...

16 gennaio 2005

Romano Canosa, già magistrato (fu un celebre "pretore d'assalto"), è un benemerito della storia della persecuzione dei costumi "devianti" in Italia: stregoneria, sodomia, prostituzione, eresia, sollecitazione di confessori, "disordini" nei conventi...

Canosa aveva già scritto alcuni decenni fa una storia della prostituzione dall'Unità d'Italia in poi, e più di recente una monografia sulla sodomia nell'Italia rinascimentale. Oggi ha unito le forze con Isabella Colonnello, autrice di saggi storici sulla "caccia alle streghe", per uno studio sulla prostituzione in Italia fino ai primi anni dell'Ottocento, che esamina le strategie escogitate in epoca premoderna per assieme tollerare e reprimere la prostituzione.

Chiariamo subito il fatto che "prostituzione", per i nostri avi, significava sempre e solo prostituzione femminile, nonostante il fatto che gli atti dei processi antichi ci svelino la prevalenza della dimensione prostitutoria (se non altro, per darsi un alibi) anche e soprattutto negli atti sessuali fra maschi. Ciononostante, per la mentalità antica, la prostituzione è quella delle donne, mentre la sodomia è sodomia, indifferentemente dal fatto che sia compiuta gratis o per denaro.

Si spiega così perché prostituzione e sodomia venissero viste come due poli contrapposti, al punto che - come Canosa e Colonnello hanno agio di mostrare in questo saggio - uno dei motivi più convincenti per tollerare la prostituzione nel mondo antico era la preoccupazione di combattere la diffusione delle pratiche omosessuali.

Purtroppo Canosa, come ha dimostrato nei testi precedenti, non ha le idee molto chiare sull'omosessualità. Vera macchina da lavoro, inghiotte interi archivi antichi e ne setaccia decine di casi di cui nessuno aveva mai parlato. E questo è il suo punto forte. Il punto debole è però che, al momento di interpretare i dati, specie quando parla di omosessualità (come qui alle pp. 212-215), scivola spesso in ingenuità.

In Canosa apprezzo, e condivido, il bisogno di non perdersi (come si fa troppo spesso oggi, specie in campo gay) in ciarle esoteriche, che interpretano interpretazioni di interpretazioni dimenticando del tutto i fatti. Canosa, almeno lui, attacca senza esitazioni a interrogare direttamente i documenti antichi. Evvài!

Un simile atteggiamento non deve però arrivare, passando da un eccesso all'altro, alla sordità nei confronti delle interpretazioni, quasi che il documento antico potesse parlarci direttamente senza il filtro dell'interpretazione, fosse anche solo il filtro della "spiegazione".

E invece Canosa mira a questo, a far parlare in modo "diretto", im-mediato, il documento (al punto da non tradurre mai, per principio, le citazioni) arrivando a vere ingenuità. Come, per esempio, credere che nei secoli in cui le leggi si preoccupano meno dei comportamenti omosessuali le pratiche omosessuali fossero effettivamente meno diffuse. Al contrario, trent'anni di storiogrfia gay (che Canosa ignora, come dimostra la sua bibliografia) hanno dimostrato che ciò che varia nella storia non è tanto la presenza omosessuale in sé (che pure varia), quanto piuttosto l'importanza simbolica che ogni epoca decide di darle, in base a gradi maggiori o minori di "ossessione".

Al di là di questo limite (attenuato dal fatto che i commenti di Canosa, per quanto a volte bizzarri, sono pochi, discreti e mai apodittici), il libro è un altro di quei monumenti che solo Canosa ha saputo fin qui costruire, in Italia.

Per questo è quanto mai apprezzabile l'interesse da lui riservato alla persecuzione dei comportamenti omosessuali in due città italiane:

  • Lucca (pp. 55-70), dove la tolleranza della prostituzione fu espressamente motivata con la necessità di reprimere la sodomia fra maschi. Canosa e Colonnello seguono passo per passo, basandosi su documenti d'archivio inediti, l'evoluzione delle magistrature e delle leggi lucchesi miranti alla repressione della sodomia.
  • Genova (pp. 153-162): si parte dallo studio ottocentesco del Belgrano, che viene integrato per la prima volta da ricerche d'archivio, che permettono di riassumere casi fin qui inediti da varie città liguri, da Sanremo a La Spezia: tutti interessanti, e tutti trattati ahimè troppo brevemente... Diciamo che avrebbero forse meritato un libro tutto per sé...

Citazioni sparse sulla sodomia, e sulla paura che suscitava, appaiono poi di continuo nel resto del saggio.


Nell'insieme, l'opera merita la lettura: nonostante sia un po' disordinata (salta di città in città senza seguire né un criterio geografico, né un ordine cronologico) è comunque sempre interessante, anche laddove racconta la condizione umana e giuridica delle prostitute.

L'unica vera critica è che per un libro di questo costo (25 euro, che per 236 pagine in formato poco più che tascabile non sono poco) la cura editoriale è deplorevole. I refusi (a iniziare da "omossessualità" con quattro "s" ripetuto più volte) sono troppi, per un testo accademico, e la cura nell'impaginazione è assente (si veda la grottesca pagina 152, con solo una nota e nessun testo: bastava fare "scorrere in su" la nota nella pagina precedente per mandare il testo nella pagina successiva). Per un libro di questo prezzo, che si rivolge a lettori ai quali vien chiesto di sapere quattro lingue (italiano, latino, francese, spagnolo) per seguire gli autori, la sciatteria editoriale è un tantinello insultante.

Per fortuna ci si può consolare con la qualità del testo.

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