Angeli da un'ala soltanto

12 marzo 2005, "Pride", febbraio 2005

Sopravvissuti alla morte di Dio, gli angeli continuano in vari modi ad essere presenti nel nostro immaginario, ma raramente rimandano a visioni di potenti ministri divini. Si tratta per lo più di figure fragili, di cui sono pieni il cinema e la letteratura, che si caratterizzano per la loro innocenza e per la loro inadeguatezza a vivere nel mondo. è questa loro debolezza umana a renderceli simpatici e in qualche modo vicini. Questi di Sciltian Gastaldi sono angeli gay, muniti di un’ala soltanto e possono volare solo in coppia, ognuno abbracciato al suo compagno.
Uno di questi angeli è Francesco, il protagonista del romanzo, consapevole che “non è facile essere froci, specie a diciannove anni”, in cerca del compagno con cui volare, o forse solo di un ragazzo della sua età che stia dalla sua parte, e “chissà che insieme non si possa
scoprire un modo migliore di vivere”.
Pensare di trovare l’angelo con cui spiccare il volo tramite Internet è forse un’illusione, ma lui, con l’innocenza e la fiducia della giovinezza, ci prova. L’appuntamento è sul ponte di Castel Sant’Angelo a Roma, sotto il quarto angelo di pietra a partire dal castello, ed è qui che seduto sul suo zainetto Invicta, “di quelli tutti disegnati, scritti e personalizzati”, aspetta, in un freddo pomeriggio di febbraio, un ragazzo visto solo in foto sullo schermo del computer, ed è qui che un altro angelo, forse sceso dal piedistallo e divenuto persona, assume le sembianze di Emanuele, il ragazzo che sta aspettando. L’incontro è esaltante: cinque ore a parlarsi fitto fitto, a scoprire tante cose in comune, a decidere di vedersi il giorno dopo e poi l’altro ancora e così per mesi e mesi passati a regalarsi compilation delle musiche preferite, a scambiarsi e-mail o lettere “vecchio stile” scritte su carta riciclata, a scoprire i loro corpi, a vivere l’abbandono della passione, a sognare una vita in comune a Bologna, loro città d’elezione, a piangere di gioia o di dolore, fino all’esame di maturità in cui sono impegnati entrambi.
L’amore tra i due, per quanto creature angeliche, non sfugge però alla sorte comune di tutte le relazioni (oltre che di tutti gli Imperi, direbbe Arbasino): declino caduta e fine. La crisi si consuma a Berlino all’ombra di altri angeli, anch’essi inadeguati a vivere nel mondo, quelli del noto film di Wenders Il cielo sopra Berlino.

La seconda parte del romanzo, più tesa e drammatica anche sul piano dello stile, racconta con rabbia e determinazione la sofferta elaborazione dell’abbandono e dell’assenza, fino ad un finale carico di suggestioni romantiche e per niente affatto scontato. La difficoltà di
diventare adulti, tema ricorrente di tanta letteratura, è qui caratterizzata da una specificità gay che ne accresce la drammaticità e pur concentrando la sua attenzione sulla storia d’amore e sulla problematica scoperta dell’altro, Gastaldi rappresenta anche un preciso contesto familiare e sociale con confronti carichi di tensione, drammatici coming out e aggressioni omofobe.

Il modello letterario più evidente è Pier Vittorio Tondelli, ma dietro la scrittura di Gastaldi ci sono anche altri narratori (da Andrea Mancinelli a Matteo B. Bianchi, da Andrea De Marchi a Marco Mancassola) che, sulla scia di Tondelli, hanno cominciato, sia pur timidamente, a rappresentare una nuova realtà gay giovanile, fatta di incertezze e di paure tipiche dell’età, ma anche di fiducia e di entusiasmo emancipativi. La forza di questa nuova narrativa, oltre che nella realtà che rappresenta, ancora relativamente nuova per l’Italia, dove stenta ad affermarsi il concetto stesso di narrativa gay, sta nel linguaggio. Un linguaggio che, prima che alla letteratura “alta”, è attento alla cultura giovanile, fatta di canzoni, di cinema, di fumetti, di un “parlato” che intende, sul modello di Tondelli, riprodurre il sound delle nuove generazioni.
Sciltian Gastaldi, già autore di un interessante e documentato saggio sul maccartismo nel cinema americano (Fuori i Rossi da Hollywood !, Lindau 2004), si inserisce in questa tradizione narrando con una sua originalità una storia di angeli a tratti ingenua, ma spesso di una struggente tenerezza, percorsa da un piglio che si può definire “militante”, evidente nella rappresentazione delle difficoltà di essere giovani e gay, e nella denuncia dell’omofobia.
E a sottolineare questo aspetto la copertina del libro riproduce una bella foto di Matthew Shepard, il ventiduenne americano torturato e ucciso, perché gay, da due suoi coetanei il 7 ottobre 1998, un altro angelo a cui l’omofobia, nella sua manifestazione più truce, ha
impedito per sempre di volare.
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