Entretiens sur la question gay

14 aprile 2005

Questo volume raccoglie dieci ampie conversazioni del curatore con alcuni grandi nomi della cultura e della militanza gay francesi. Jean Le Bitoux, che ha anche condotto in modo vivo e partecipe le interviste, le quali hanno avuto luogo tra il 1978 e il 2002, è autore di Les Oubliés de la mémoire, Hachette 2002 (tr. it., Triangolo rosa, 2003) e coautore di Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel, Calmann-Levy 1994; è stato militante del FHAR e del GLH, fondatore ed editore dal 1979 al 1983 della rivista Gai Pied Hebdo e cofondatore del Centre Gai et Lesbien de Paris e del CADHP (Centre d'Archives et de Documentation Homosexuelles de Paris).


Dal punto di vista editoriale, un difetto del volume è quello di non fornire l'indicazione delle sedi in cui questi testi furono originariamente pubblicati (quasi tutti apparvero in riviste oggi non più in vita o di difficile reperimento). La prefazione di Michael Sibalis fornisce alcuni dei dati desiderati, ma obbliga il lettore a districarsi tra varie pagine e varie note, per ricostruire in minima misura una Tavola che sarebbe stato facile fornire in forma completa nell'Avant-propos o apponendo le indicazioni richieste in calce a ciascun capitolo del libro.


La conversazione con Jean-Paul Sartre (1905-1980), che apre il volume, risale al 28 febbraio 1980 e fu pubblicata nel n° 13 dell'aprile 1980 di Gai Pied Hebdo. Segue la conversazione con Michel Foucault (1926-1984), «Le Gay savoir». Essa risale al luglio del 1978, costituisce di certo il capitolo più importante di questo volume (ma tutti hanno un significativo rilievo documentario), e ha una storia complicata che merita di essere raccontata. Come informa Sibalis, Le Bitoux avrebbe desiderato pubblicarla nel primo numero di Gai Pied, ma Foucault, il quale avrebbe mutato parere, offrì in sua vece una riflessione sui gay e sul suicidio (cfr. M. Foucault, Un plaisir si simple, in Dits et écrits, Paris 1994, pp. 777-779). Non essendo stata mai autorizzata né rivista da Foucault (il che pone pur sempre a chi la pubblichi un delicato problema etico-filologico), essa non figura nei suoi Dits et écrits; fu pubblicata invece per la prima volta in una traduzione olandese, non autorizzata né da Foucault né da Le Bitoux, e una seconda volta, in lingua originale, per iniziativa di Le Bitoux, essendo nel frattempo scomparso Foucault, nel numero di giugno/luglio del 1988 della rivista Mec Magazine. L'intervista è stata utilizzata da Didier Eribon nel suo Michel Foucault et ses contemporains, Paris 1994 (p. 42 n.; p. 282 n.), il quale la cita dalla trascrizione che Le Bitoux fece della cassetta e che Eribon stesso ha poi consegnato al Centre Michel Foucault (la versione pubblicata in Mec Magazine non essendo del tutto esatta). In seguito, lo stesso Le Bitoux ne ha pubblicato (in La Revue h dell'autunno del 1996, n° 2, pp. 40-42) una nuova trascrizione completa tratta dalla cassetta originale in suo possesso, che riparava ai difetti della precedente trascrizione (la quale conteneva piccoli 'riassunti'): e in questa forma completa e più curata viene ora qui riproposta.

Questo primo gruppo di testi è completato dalla conversazione con Jean-Paul Aron (1925-1988), risalente al maggio del 1979 (non è precisato dove fu pubblicata). Aron, noto intellettuale e storico, fu il primo personaggio pubblico francese a dichiarare di essere malato di aids (e la sua omosessualità) per iscritto (J.-P. Aron, Mon sida, propos recueillis par E. Schemla, in Le Nouvel observateur, n° 1199, 30 octobre/5 novembre 1987, pp. 126-131) e alla televisione; sull'argomento tornò anche con un libro: Mon sida, Paris 1988. L'intervista qui pubblicata fu rilasciata in occasione della pubblicazione del suo libro, scritto con Roger Kempf, Le pénis ou La démoralisation de l'Occident, Paris 1978 (apparso in seconda edizione con il titolo La Bourgeoisie, le sexe et l'honneur, Bruxelles 1984).

Il volume continua con un gruppo estremamente interessante di conversazioni avute da Le Bitoux con militanti gay di diverse generazioni e di diversa personalità: quella con Guy Chevalier(1940 circa) risale al febbraio 1988 e fu pubblicata in Mec Magazine di quell'anno; all'ottobre del 1979 risale quella con Pierre Hahn ((1936-1981), al maggio 1978 quella con Pierre de Ségovia (1936-1996), e al marzo 1985 quella con Daniel Guérin (1904-1988). Su costoro sono importanti le notizie biografiche offerte da Sibalis nella prefazione (pp. 14-20), utili per offrire uno sfondo storico alle parole di questi personaggi, capaci, peraltro, nelle interviste di cui sono protagonisti, di far parlare in modo vivo e intelligente alcuni momenti dell'organizzazione di gruppi gay in Francia e dei loro obiettivi e caratteri: da Arcadie al Maggio 68 al FHAR a Gai Pied.

Apre l'ultima parte del volume una seconda conversazione con Michel Foucault, «De l'amitié comme mode de vie», pubblicata nell'aprile 1981 su Gai Pied e ora edita nel secondo volume di M. Foucault, Dits et écrits, Paris 1994, pp. 982-986. Questo testo, noto e importante, è seguito da un dittico significativo: la conversazione, risalente al maggio 1988, con il sociologo Michael Pollack (1948-1992), viennese di nascita ma parigino di adozione, molto apprezzato in Francia e particolarmente attento nei suoi studi al tema degli effetti dell'aids sulla popolazione omosessuale; e soprattutto la conversazione, del luglio 2002, con Daniel Defert, compagno di Michel Foucault, filosofo anch'egli di formazione e professore universitario, fondatore della benemerita associazione AIDES, votata alla lotta contro l'aids, e concepita da Defert, appena scomparso Foucault, «per elaborare il lutto» della morte dell'amico, in una visione di aiuto, di promozione della parola, di stimolo e resistenza e sostegno che, mentre riprende alcuni motivi della teoria e della prassi militante di Foucault (anche il GIP, attivo tra il 1970 e il 1972, fu creato dai due insieme), ne rovescia per altri versi le ultime posizioni. Insieme con i testi di Chevalier, Hahn, de Ségovia e Guérin, la lunga intervista con Defert delinea e completa una sorta di panoramica della militanza gay in Francia, in particolare negli ultimi trentacinque anni, la cui storia è ancora da ricostruire e da scrivere.


Se tutti i capitoli di questo libro meritano di essere non velocemente letti, dal punto di vista teorico sono la conversazione con Sartre e le due con Foucault che attraggono maggiormente l'attenzione del lettore. Sartre, è ovvio,è l'unico autore non omosessuale accolto in questa silloge. La sua opera, almeno fino al 1945, non manca di gravi e odiose affermazioni omofobe; anche un testo altrimenti celebre quale L'infanzia di un capo, nel Il muro, non può non suscitare reazioni negative in un lettore gay. Il deciso inserimento del filosofo francese nella storia della riflessione sull'omosessualità si deve al lungo ed entusiastico saggio su Jean Genet (Saint Genet, comédien et martyre, Paris 1952), nel quale, peraltro, come nota a ragione Le Bitoux, permangono punti ambigui e irrisolti, che giustificavano la richiesta di un'intervista sulla «questione gay», intervista che, oltre a essere l'unica rilasciata da Sartre su questo argomento, sarebbe stata anche l'ultima concessa dal filosofo. Eppure, leggendo questa conversazione, quei dubbi e quelle reazioni ambivalenti permangono, anzi si rafforzano. In sostanza, Sartre compie l'operazione, per certi versi ricca di spunti, per altri versi spericolata e priva di strumenti di controllo, per altri ancora decisamente dubbia, di operare una sorta di deduzione trascendentale dell'omosessualità dall'irripetibile esperienza umana di Genet e dall'altrettanto singolare e altissima sua opera letteraria: una deduzione che però non convince, anche se talvolta fa pensare. Ma il guaio è che Sartre contamina questo quadro già di per sé problematico non solo e non tanto con alcuni temi portanti della sua filosofia, ma, soprattutto, con sue personali associazioni. Tutto ciò lo conduce ad asserzioni universalistiche inquietanti, od orribili o inaccettabili (basti citare alcuni temi: l'omosessualità legata al tradimento, la penetrazione anale come esecuzione capitale, e taccio del rapporto tra omosessualità e nazismo). La portata di queste asserzioni è poi smorzata - di fronte a richieste di chiarimento educate ma ferme del suo interlocutore - o dichiarandone la derivazione da Genet («Legga Genet: è lui che dà questa impressione», p. 43), o riformulandole in modo astutamente sociologico («un destino possibile dell'omosessuale: la società eterosessuale lo domina e lo conduce più o meno sornionamente a una esecuzione capitale», ibid.). Tanto che Sartre, che evita accuratamente di interrogarsi su di sé, e sulla derivazione sartriana (dell'uomo Sartre, più ancora che del pensatore Sartre) di quelle affermazioni, dà in definitiva l'impressione di essere saprofita di Genet (al quale non a caso si è attaccato), di combinare un pasticcio, di dover essere decisamente messo da parte.


In tutt'altro orizzonte, sollecitano riflessioni, ma sono altrimenti ricche e degne di attenzione, le confidenze di Foucault (forse possono essere chiamate così, rispetto alla sua opera teorica, queste riflessioni a parte del grande Michel). L'intervista del 1978 («Le Gay savoir») è densa e variata: si parte da commenti e precisazioni intorno alle tesi di La Volonté de savoir per arrivare al rapporto sadomasochista, alle saune e ai luoghi d'incontro gay, passando attraverso temi quali la masturbazione, la colonizzazione dell'infanzia, le categorie di omosessualità e di sessualità, il rapporto (alquanto fittizio, secondo Foucault) tra femminilità e omosessualità, il problema dell'intolleranza. Soprattutto importanti sono le ragioni dell'abbandono e della diffidenza, da parte del filosofo francese, della nozione di «desiderio» (soprattutto, ma non solo, nella sua formulazione pre-deleuziana), che favorisce o consente la medicalizzazione e nosologizzazione degli individui, a favore della nozione di «piacere»: una nozione «che al limite non significa niente» (p. 51), che indica semplicemente un «evento che si produce, che si produce direi fuori-soggetto, o al limite del soggetto, o tra due soggetti, in un qualcosa che non è né corpo né anima», e che, mentre permette di sfuggire alla nozione classica di «soggetto» - inteso, foucaultianamente, come individuo assoggettato - permette anche «di evitare tutta l'armatura psicologica e medica che la nozione tradizionale di desiderio portava con sé» (ibid.). La sauna è vista (in termini che risentono fortemente dell'esperienza di una sessualità pre-aids) come un luogo deputato del piacere in cui è dato «incontrare dei corpi insieme presenti e fuggitivi», un luogo in cui ci si desoggettivizza, cioè ci si disassoggetta, in modo radicale (p. 66), e in cui, in qualche modo, ci si desessualizza (p. 67). E l'esperienza di una tendenziale desessualizzazione è presente anche nei rapporti sadomasochistici (p. 62). Senza dimenticare, ed è forse questa la cosa più importante, che i rapporti degli uomini tra loro in bar e in altri luoghi d'incontro, conosciuti soprattutto a Tokyo e a S. Francisco, portano in primo piano qualcosa che Foucault considera realmente sovversivo: la tenerezza e l'affetto tra uomini, qualcosa che rompe le fila del potere, che lo incrina davvero, dal basso. Questo tema trova un deciso sviluppo nella conversazione del 1981, «De l'amitié comme mode de vie», in cui Foucault procede a una rapida, incisiva riformulazione - da parte omosessuale - di un concetto, quello di amicizia, che il mondo conosce e vive nella sua formulazione fondamentalmente eterosessuale: e qui Foucault è veramente Greco, o neo-Greco, nel senso che, partendo da briciole di esperienze personali e contemporanee, tratteggia almeno i contorni di una relazione «ancora senza forma» (p. 121). Il problema, precisa Foucault, non è di scoprire in sé la verità della propria sessualità («chi sono?»), ma «di utilizzare ormai la propria sessualità per pervenire a una molteplicità di relazioni»: «noi dobbiamo dunque accanirci a diventare omosessuali e non ostinarci a riconoscere che lo siamo» (p. 120, corsivi miei). Balza così in primo piano la nozione di «modo di vita» (p. 123), che è legata, peraltro, a un lavoro da compiere su sé stessi (e non procede, semplicemente, da un certo tipo di rapporti sessuali o di frequentazioni piuttosto che da altri). È legato, cioè, a un'ascesi - nel senso greco, non cristiano, del termine: «esercizio» - il cui fine è «trasformarsi», e «far apparire quel Sé che fortunatamente non si coglie mai» (p. 122). Per questo essere gay significa non identificarsi con i tratti e i modi, qualunque essi siano, dell'omosessuale, «ma cercare di definire e di sviluppare un modo di vita» che è anche un nuovo sistema relazionale, contro l'omologazione insita ad esempio nel mito della coetaneità (in cui si è reintrodotta l'istanza normativa del potere, il quale dell'omosessualità accetta solo la maschera inoffensiva di due uomini rigorosamente giovani, carini e coetanei), «per dare luogo a relazioni intense» tra uomini di età, status, esperienze diverse (p. 123).


Questa nozione di amicizia e di sistema relazionale e la creazione di un modo di vita gay implicano anche scambio e comunicazione tra generazioni diverse. «Perché noi veniamo da una barbarie e da una crudeltà sociale innegabili» (p. 31), scrive Le Bitoux nell'Avant-propos. Pubblicando queste conversazioni «avec des hommes remarquables», si coglie il desiderio di consegnare a una nuova generazione quelle acquisizioni, strategie e riflessioni che chi ci ha preceduti ha elaborato.
La riproduzione di questo testo è vietata senza la previa approvazione dell'autore.

Potrebbe interessarti anche…

nomeprofessioneautoreanni
Jean-Jacques Régis de Cambacérèsgiurista, politicoVari1753 - 1824
autoretitologenereanno
AA.VV.Homosexuality in early modern Francesaggio2001
AA.VV.Homosexuality in Modern Francemiscellanea1996
AA.VV.Romanzi erotici del '700 franceseromanzo1995
AA.VV.Stare insiememiscellanea2001
AA.VV., Mark BlasiusWe are everywheredocumenti1997
AA.VV., Asher Colombo, Marie-Ange Schiltz, John de Wit, Luca Pietrantoni, Massimiliano Sommantico, Hans SchadeePolissaggio1999
Manfred Baumgardt100 Jahre Schwulenbewegungmiscellanea1997
Guy BretonHistoires d'amour de l'histoire de Francesaggio1958
François BuotGay Parissaggio2013
Anne CadoretGenitori come gli altrisaggio2008
Tutti i risultati (64 libri) »

Le recensioni più lette di questi giorni

  1. 1

  2. 3

    Pose (serie tv, 2018)

    di

  3. 5

    Gold (canzone, 2020)

    di

  4. 6

    Vogue (videoclip, 1990)

    di

  5. 7

    Accendimi di desiderio (libro, 2004)

    di Vari

  6. 8

  7. 10

    Sukia (fumetto, 1978)

    di