Salmonberries - A piedi nudi nella neve

16 aprile 2005, "A qualcuno piace gay" (La libreria di Babilonia, 1995)

Due donne apparentemente molto diverse sono le protagoniste di questo film di Percy Adlon, il regista di Bagdad Cafè. Kotz va alla ricerca del proprio passato, di chi la abbandonò appena nata, con delle pietre dure al collo, in una scatola. Roswitha invece vive lì, agli antipodi geografici delle sue origini, proprio per dimenticare il proprio passato, anche se brama di scoprire chi causò la morte del marito.

Sono ambedue solitarie, introverse. Kotz vive nell'ambiguità del suo sesso e, conscia di non essere del tutto esquimese, ha un rapporto spesso aggressivo con gli altri; Roswitha vive nel mondo appartato della sua biblioteca, l'unico luogo di civiltà della comunità, e nella sua casa, tappezzata ossessivamente da barattoli pieni di lamponi del nord, color rosa salmone (salmonberries, appunto). Questi lamponi, che sembrano crescere quasi a dispetto di quella natura aspra, rappresentano per lei l'unica cosa viva che esista in quel villaggio oltre il circolo polare artico, dove il freddo è pungentissimo, il sole ritorna solo a febbraio e dove non c'è altro da fare che lavorare, giocare a bingo o vedere la televisione.

Le due donne si ritrovano dunque accomunate da quel senso di insoddisfazione che covano dentro, in una costante ricerca d'identità. Il loro è un amore necessario alla sopravvivenza ma anche intenso e profondo.

Già a Berlino, quando la storia di Rowitha viene drammaticamente risolta, il loro rapporto trova una dimensione anche fisica: le due donne, ribattezzatesi con dolci nomignoli, si scambiano parole d'amore e baci, anche se Rowitha, la più matura, non ha il coraggio di lasciarsi andare del tutto e chiede un po' di tempo. Solo quando anche l'altro nodo, quello delle origini di Kotz, si scioglierà, il loro rapporto troverà una svolta definitiva.

Una storia forse troppo elaborata, ma che rivela una sua liricità sia nell'introspezione dei due personaggi sia nella bellissima fotografia, che oppone agli spazi algidi e rarefatti della natura ghiacciata - contrappunti ai silenzi dei personaggi - gli interni scuri ed opprimenti.

Le due attrici sono molto brave e k.d. lang, a cui si deve la seducente colonna sonora, incarna perfettamente una misteriosa e laconica bellezza androgina.
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