A proposito di donne

23 aprile 2005

Questo film - in prima lettura un incrocio tra road movie e female buddy picture, in seconda lettura un film sulla famiglia queer - è innanzitutto la storia di un viaggio (il viaggio attraverso l'America, che da sempre è metafora di una fuga, ma anche di una nuova ricerca) compiuto da tre donne, unite in parte dal caso, in parte da un possibile significato, che si tratterà di portare alla luce ed eventualmente costruire. Per ognuna delle tre donne il viaggio ha una motivazione diversa: Jane, pianista e cantante rock, lesbica e nera, che dopo un frustrante licenziamento cerca a Los Angeles una nuova occasione, sta fuggendo dal dolore della fine di una relazione; Robin, eterosessuale malata di Aids, che progetta di trasferirsi a Denver, vuole ripercorrere le tappe di un identico viaggio compiuto da piccola, per ritrovare la presenza del fratellino, morto di tumore a sei anni, e dall'accettazione di quella morte trarre la forza per accettare quella che l'aspetta; Holly, eterosessuale sana e svampita, coinvolta per caso nell'avventura dopo aver involontariamente provocato la morte del suo violento e criminale compagno, tossicomane, cerca, del tutto istintivamente, un uomo diverso e una forma diversa di relazione con un uomo. Il viaggio si ferma a Tucson, in Arizona, dove le tre amiche si stabiliscono in una grande casa, mentre l'amore si delinea progressivamente come l'asse principale del film, e il viaggio si rivela retrospettivamente come necessaria delocalizzazione e transizione a una nuova condizione e a un nuovo stile di vita.


Holly, che scopre di aspettare un figlio da Nick, l'uomo di cui ha causato la morte, si innamora di un giovane, integerrimo poliziotto, Abe, il cui nome è accostato a quello del presidente americano Abe Lincoln (della cui omosessualità si è sempre parlato, anche prima della pubblicazione del volume di C.A. Tripp, The Intimate World of Abraham Lincoln). Jane, che ha trovato lavoro come pianista in un locale gay, si innamora a sua volta di Robin, dapprima silenziosamente, poi con delicata ma esplicita confessione. Robin, che le vuol bene ma non la ricambia («la passione è un'altra cosa»), accetta la corte di un uomo, che desidera e che la desidera, anche se, al momento di fare sesso con lui, lo respinge. Questa sospensione del rapporto sessuale appare emblematica in relazione all'amore desessualizzato che prenderà forma tra Jane e Robin. La rottura che inizialmente si produce tra le due donne, e che sembra insanabile, è ricomposta dall'arresto di Holly, dall'aggravarsi della malattia di Robin, e dalla stessa entrata in scena della madre di Robin, la quale viene a vivere anche lei in quella casa. Ed è questo - l'amicizia, la solidarietà tra donne, e, più in profondità, la ricerca e la creazione di una nuova famiglia (dove famiglia significa somma di rapporti tra simili fondati su diversi modi di amore) - il secondo asse del film, il terzo essendo rappresentato dal confronto con la legge.


Stilisticamente, i tre temi sono affrontati in modo molto diverso da Ross: in modo esplicito e dichiarato il primo, in modo metaforico e cifrato gli altri due. Parallelamente, il dipanamento dei due temi più segreti è affidato a due personaggi apparentemente secondari: il poliziotto e la madre. E questo registro più velato va di pari passo alla costruzione di un significato più meditato e riflesso. Con la qual cosa, lo stile narrativo adottato da Ross potrebbe suggerirsi, o apparirci, anche, come segretamente autobiografico.


Abe, il quale ha saputo della responsabilità di Holly nella morte di Nick, l'arresta, per rispetto della legge, pur restandole al fianco e giurando che quando sarà uscita di prigione la sposerà. In questo contesto egli pronuncia una frase che in prima battuta può apparire come un disconoscimento inappellabile della famiglia queer, mentre, in realtà, ne rivendica con estrema forza il diritto a esistere e a essere riconosciuta («Una famiglia non può esistere senza la legge. E la famiglia si fonda con gli stessi vincoli della società»: dove la tesi naturalistica, eterosessuale ed eteronormativa, è mirabilmente rovesciata).

Egualmente, la madre di Robin, Elaine, che inizialmente aveva mostrato perplessità e disorientamento su Jane e sul suo lesbismo, spiega a Robin, in un lungo colloquio, il cui centro è la chiarificazione dei sentimenti dei genitori di Robin per la ragazza e per il fratellino, che chi ama è chi non abbandona, che chi ama si riconosce a posteriori in quanto è «chi non ti ha abbandonato», e che questa è la lezione della vita. A questo punto è Robin che va a trovare Jane, proponendole di riunirsi entrambe per aiutare Holly e dichiarando di riconoscere in loro la sua famiglia.

Il confronto con la legge continua in tribunale, dove Holly è imputata e Jane e Robin devono deporre intorno alle circostanze della morte di Nick. Ma qui si svolge anche un'altra partita, in cui è l'omosessualità che è messa sotto accusa. Il Pubblico Ministero domanda a Jane, mentre è seduta sul banco dei testimoni, se è lesbica, e Jane risponde di sì; alla stessa domanda Robin risponderà «Non sono lesbica, ma giustifico quell'inclinazione, qualche volta», (il «qualche volta», un leggero sometimes in inglese, è ironico e complice), aggiungendo «fra simili ci si intende», mentre guarda Jane, che sorride.

Il parto di Holly, uscita di prigione, suggella la fecondità fisica della coppia eterosessuale, a patto di non dimenticare, però, che il figlio non è di Abe ma di Nick, e, specularmente, che il padre sarà Abe, e che questa nascita è quindi anche un'adozione. E poiché Abe è stato allusivamente identificato con Abramo Lincoln, qui, se Ross ha pensato all'omosessualità del Presidente, è anche suggerita metaforicamente un'adozione gay nel contesto di una famiglia queer. Il rapporto tra Jane e Robin manifesta una diversa forma di amore: da parte di Jane, è l'amore che sostiene e si prende cura, l'amore che non riproduce vita ma provvede alla vita, una capacità di amare che genera non passione ma amore, un altro amore: nel letto d'ospedale, dove Jane l'assiste, Robin, vicina alla fine, dichiara «Ti ho amato tanto anch'io», completando con questa affermazione lo scambio cifrato e privato iniziato in tribunale. La festa in casa di Robin (dove Robin e Jane ora cantano insieme la canzone - Joking delle Indigo Girls - che Jane aveva una volta cantato al piano, da sola, per dichiarare il suo amore a Robin) è anche, in qualche modo, una festa di matrimonio. E la promozione di Jane a membro legittimo di quell'unione è rappresentata dal gesto della stessa Jane, che chiude la porta di casa, e chiude casa, dopo che Robin è morta.


Il tema della festa torna spesso nel cinema di contenuto omosessuale e sull'Aids: la festa (alla vita) di A proposito di donne richiama quella, più marcatamente gay, di Philadelphia (1993), mentre ne Le fate ignoranti (2001) la festa si presenta nella forma di una riunione notturna intensa e intima, introdotta dalla canzone «Grazie alla vita», sulla terrazza della casa di Michele. Il tema del colloquio con la madre, che scava e ricompone un rapporto antico, portando alla luce nuove verità, trova un grande precedente in Le lacrime amare di Petra von Kant (1972).
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