Rose e cenere

24 aprile 2005

Questo denso volumetto nasce dal convegno su Mishima Yukio organizzato nell'ambito della prima edizione di Gender Bender, festival internazionale sul tema delle identità promosso da Il Cassero, gay lesbian center di Bologna. Il libro, che inaugura la collana Gender Bender pubblicata dalla CLUEB, esamina la complessa e discussa figura dello scrittore giapponese da vari angoli di osservazione e a partire da competenze e interessi diversi. Contiene sei saggi, preceduti dall'Introduzione dei due curatori, firmati da Emanuele Ciccarella, La tradizione estetica come ideologia in Mishima Yukio; Tommaso Giartosio, Un privilegio di autonomia. Omosessualità e arte in Colori proibiti; Antonio Franchini, Un corpo per la morte; Giovanni Azzaroni, Un passato che rivive nel presente, un presente che trova conferma nel passato; Pier Maria Bocchi, Mishima e il cinema; Luca Scarlini, Visioni del vuoto e colori proibiti: la ricezione di Mishima Yukio in Occidente. Seguono una bella e ricca antologia di fotografie di Mishima tratte da Barakei di Eikoh Hosoe, corredata da una Nota alle fotografie dello stesso Hosoe, e una Appendice, intitolata Mishima in Italia: interventi, saggi, recensioni, che contiene testi brevi o più ampi di Paolo Milano (1960), Luigi Baldacci (1967), Alberto Moravia (1971), Franco Cordelli (1980), Alberto Arbasino (1971), Gian Carlo Calza (2002), Fabrizia Ramondino (1983). Il volume è completato da un Profilo biografico dello scrittore giapponese, seguito da una Bibliografia delle sue opere pubblicate in Italia e da una bibliografia dei principali studi a lui relativi, e, inoltre, da una Filmografia, comprendente i film tratti dall'opera di Mishima (compilata in collaborazione con Margherita Aversa), e da un Catalogo delle versioni musicali delle sue opere. In chiusura un Glossario minimo dei principali termini tecnici giapponesi.


Il tratto prevalente nei saggi, pur nella varietà dei temi trattati, non è tanto l'attenzione per la nozione di identità, quanto quella per il dato letterario e il contenuto di pensiero proprio di Mishima, colto all'incrocio tra la persistenza di una tradizione culturale e ideologica, che in lui accoglie un tratto politico decisamente ultranazionalista, e la ricchezza delle sue motivazioni, radici e soluzioni letterarie, le quali delineano un mondo poetico, umano, culturale arduo, con elementi vertiginosi, irripetibile. Quello che sembra indiscutibile nello scrittore Mishima è, oltre e dietro il tratto lirico, l'adesione a una tradizione e a un'intuizione estetiche della realtà, che insieme con il polo introspettivo si riverberano nel mondo politico-sociale, generando un'ideologia politica, che, come rileva Emanuele Ciccarella, s'incrocia necessariamente con la religione e la spiritualità.

Più specificamente, l'omosessualità di Mishima, che in parte è già definita da queste coordinate, è al centro dell'interesse di Tommaso Giartosio, il quale analizza in modo attento e intelligente Colori proibiti, un romanzo costruito attorno alle figure dello scrittore eterosessuale maturo e celebre Shunsuke e del giovane Yuichi, prossimo al matrimonio ma ricco di desideri omosessuali non ancora espressi. Il patto misogino che il primo proporrà al secondo - Yuichi dovrà sposarsi, ma impegnarsi a far soffrire le donne, in primo luogo la moglie, anche con il sostegno e la guida di Shunsuke, e nello stesso tempo dedicarsi ai rapporti che davvero gli premono, quelli omosessuali - fa del romanzo un'esplorazione del modo in cui l'omosessualità si inserisce in un contesto patriarcale (di qui la centralità del rapporto tra un gay e un eterosessuale). In quest'ambito essa si esprime non solo come narcisismo e ipervirilità, ma come individualismo, solitudine, spiritualità (e per questo deve necessariamente risolversi, dopo l'atto sessuale, in una casta amicizia, perché suo scopo è intensificare la naturale condizione di "individui" dei maschi in generale), anche se l'interesse del romanzo sta proprio nel fatto che esso costringe a rivedere il luogo comune secondo cui i gay sarebbero semplicemente vittime di un patriarcato eterosessuale. D'altra parte, le continue evoluzioni cui è sottoposta la figura di Yuichi ne delineano un sia pur parziale approdo alla relazionalità, sotto la spinta dell'evento del parto della moglie, che svela al giovane quella fisicità, ripugnante e indiscutibile, che è propria degli esseri umani (prima ancora della donna), e da cui è impossibile chiamarsi fuori. Di contro sta il suicidio finale di Shunsuke, che rappresenta il tema del portare a perfezione la propria opera, e, secondo l'A., apre un interrogativo circa l'autonomia dell'arte, in quanto questa sembra avere la stessa struttura dell'individualismo maschile di una società patriarcale, e forse la stessa origine.

Il rapporto con il corpo, il culto del corpo e la sua costruzione, ma anche la sua distruzione attraverso il seppuku, avvenuto nel 1970 all'età di quarantacinque anni, durante la mostra autobiografica che Mishima stesso aveva scrupolosamente preparato, sono oggetto delle riflessioni di Antonio Franchini, insieme con il tema dei quattro fiumi (fiume della letteratura, del teatro, del corpo e dell'azione) che, secondo l'A., celerebbero un necessario esito autodistruttivo. Tesi, questa, che resta però indimostrata, almeno per chi non si contenti dell'osservazione che i fiumi «hanno sempre un che d'ineluttabile. Non cullano ma portano via. I fiumi sono singoli, incomunicabili e contrari all'idea della sintesi» (p. 41). Giovanni Azzaroni studia i cinque no moderni di Mishima, giungendo alla conclusione che essi «rappresentano un tentativo riuscito di rinnovamento dall'interno del patrimonio teatrale classico giapponese e, al tempo stesso, possono essere a pieno titolo iscritti tra le opere più significative della drammaturgia contemporanea» (p. 52). Pier Maria Bocchi si occupa a sua volta del cinema di Mishima, sia di quello tratto direttamente dalla sua opera sia di quello che a lui si ispira, sia, infine, delle partecipazioni dirette di Mishima, in patria, ad alcuni film, mentre Luca Scarlini delinea, in chiusura, i caratteri e i tempi forti della ricezione di Mishima in Occidente (essenzialmente negli Usa, in Francia e in Italia).


Al volume, costruito per sovrapposizione di diverse sezioni, mancano solo una scheda sullo scritto di Marguerite Yourcenar, Mishima ou la vision du vide (Paris, 1981) e una su quello di Catherine Millot, Gide, Genet, Mishima. Intelligence de la perversion (Paris, 1996), nonché un Indice dei nomi. Curiosamente, il tema omosessuale riceve un solo studio specifico, e opere di Mishima in cui esso avrebbe potuto essere fruttuosamente esplorato non entrano neppure nel circuito dell'analisi. Il gruppo dei commenti critici sollecita qualche nota: schietto, attento e curioso, nella sua intervista a Mishima, Moravia si fa leggere con interesse, mentre è decisamente fuori tono Gian Carlo Calza quando si dice «neppure sicuro che si possa dichiarare Mishima omosessuale, più che non sia stato eterosessuale, marito e padre» (p. 92: ma tutto il contesto è alquanto debole e pretestuoso). Il volume è curato e nel suo insieme offre una prospettiva critica e un'informazione sull'opera di Mishima degne di nota.

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titoloautorevotodata
Rose e cenereFrancesco Gnerre10/04/2005

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