Immacolata e Concetta, l'altra gelosia

30 maggio 2005, "A qualcuno piace gay" (La libreria di Babilonia, 1995)

E' il primo lungometraggio di un regista di valore, il quale in seguito si è perso nei meandri del cinema italiano.

Il film, che vinse al Festival di Locarno, quando uscì colpì molto sia per la sconvolgente crudezza della storia, che si ispira ad un reale episodio di cronaca, che per le scene erotiche di greve e corposa fisicità.

Piscicelli ha ambientato la vicenda in un desolato paese alle porte di Napoli, dall'aberrante degrado: un universo sottoproletario in cui le persone tirano avanti con ogni mezzo, senza farsi scrupoli, in una bassezza morale che, purtroppo, è diventata endemica e, sembra, senza nessuna possibilità di riscatto.

In questa sconvolgente realtà, la storia di Immacolata e Concetta assume delle caratteristiche quanto mai originali. Le due donne riescono, a loro modo, ad imporre il loro modus vivendi, resistendo ai pregiudizi e alle cattiverie altrui grazie alla loro forza, lì indispensabile per sopravvivere (si pensi alla risolutezza di Immacolata che manda il marito a dormire in cucina per convivere con Concetta ed è incurante di ciò che ne può pensare il vicinato).

Ancora, il rapporto non si caratterizza nei consueti termini di forza/debolezza perché le due donne, pur vivendo il loro amore in maniera diversa, appaiono ambedue dotate di una fortissima personalità, temprate da una vita che le forgiate duramente. A scatenare la folle gelosia di Concetta è invece il fatto che Immacolata non abbia saputo resistere all'opportunità di migliorare la propria vita, a prezzo dell'amore che le unisce.

Immacolata e Concetta (in realtà lo stesso nome, quasi a voler rimarcare come siano due facce di una stessa medaglia) sono protagoniste di un amore assoluto, ma condividono con gli altri personaggi una certa aggressività - portata evidentemente all'esasperazione nel gesto efferato di Concetta -, leggibile come una sorta di generico rancore verso quella serenità agognata ma di fatto irraggiungibile, e paradossalmente una rassegnata apatia. Certo è che tutti vivono con famelico istinto ogni pulsione, che dentro di sé non esclude la possibilità del gesto folle.

Le due protagoniste sono bravissime, in particolare Ida Di Benedetto che qui si rivelò al grosso pubblico con un'interpretazione altamente drammatica e non retorica, che si adegua allo stile di Piscicelli quanto mai asciutto e franco.

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