Polvo serán, mas polvo enamorado

22 marzo 2013

“In contrasto con una diffusa ignoranza delle cose in generale, aveva una capillare conoscenza delle cose che gli piacevano”: non sono un bellissimo seduttore di successo come Raoul, il protagonista di questo romanzo, ma una volta letta la frase me lo sono sentito almeno in qualcosa mon semblable, mon frère. E poi a me Patroni Griffi piace perché osa: benché stilisticamente assai meno sovraeccitato di La morte della bellezza, qui egli rimane ugualmente privo di pudori letterarî, e non esita neppure ad introdurre fra i personaggi anche Britten e Cocteau – a costo, poi, di strafare, quando chiama Heurtbise (sic!) un vetraio masochista che meglio mi sarei figurato in Hustler White, o al limite in un film di Christophe Honoré, più che nell’Orphée di Cocteau. E neanche ha ritegno Patroni Griffi nel ricorrere a una trama che mi vedrei adattissima ad un romanzo di Liala, una volta raddolcita e stravolta in senso eterosessuale (anche se in certi delicati eroi di Liala, a cominciare dal soavissimo Prince Diani di Le creature dell’alba, l’eterosessualità c’entra, direbbe l’Artusi, come il pancotto nel Credo), ché d’altronde pure il padre di Raoul, ricchissimo e deliziosamente imbecille, come figura di contorno in un racconto della scrittrice comasca ci starebbe d’incanto.
Il protagonista è adorabile come spesso i narcisisti dandy e insolenti: mi ha ricordato un po’ Xavier Dolan in J’ai tué ma mère, ma molto meno isterico. Qualche sua impertinenza è d’assoluto fascino: quando, nel sedurre un legnoso ragazzo olandese, gli rievoca Bruges, diroccia in due righe da Georges Rodenbach al porno più ruspante, prima di confessare perfino un incesto con la madre (inventato, ché costei è un’inacidita pinzochera americana omofoba: niente, dunque, situazioni tipo Savage Grace di Tom Kalin, magari con un lui un po’ più desiderabile); per giunta, rifuggendo da qualsiasi facile political correctness, lo scrittore mantiene intatta l’indole del suo eroe anche dopo che un incidente gli ha fatto perdere una gamba.
Certo, Patroni Griffi poterbbe dire, come D'Annunzio, "Ardisco, non ordisco": come creatore di scene e tableaux vivants eccelle più che in sede di montaggio; ma glielo si perdona di leggieri, tant’è felice la pittura di caratteri e situazioni. E poi il sue erotismo non ha nulla di senile: che avesse già scritto queste pagine negli anni Cinquanta, quando si svolgono? Raoul incontra Cocteau d’autunno, mentre affresca la cappella dei pescatori a Villefranche: dunque nell’autunno del 1956; in precedenza aveva assistito alla prima parigina dell’opera di Britten The Turn of The Screw, la cui prima assoluta fu il 14 settembre 1954 alla Fenice (sì, altro che l’Italietta di adesso…). È invece un erotismo panico, un po’ decadente, molto ebbro di sapori e fragranze speziate, come quegl’impossibili profumi che il protagonista fantastica di comporre, nei quali vorrebbe che trovino posto anche il pepe nero e l’aglio, l’allium onde prende nome il romanzo. Come tutti i dandy, Raoul è in fondo un malinconico degustatore: di ottimi cibi, di bei ragazzi, di belle musiche; di tutte forme di bellezza che sono già ricordo sfuggente appena si assaporano.
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nomeprofessioneautoreanni
Giuseppe Patroni Griffiregista, scrittore, drammaturgoFrancesco Gnerre1921 - 2005
autoretitologenereanno
Luca BaldoniParole tra gli uomini, Lepoesia2012
Francesco GnerreEroe negato, L'saggio2000
Giuseppe Patroni GriffiAnima nerateatro1960
Giuseppe Patroni GriffiMorte della bellezza, Laromanzo1987
Giuseppe Patroni GriffiOcchi giovani, Gliracconti1977
Giuseppe Patroni GriffiRagazzo di Trastevereracconti1955
Giuseppe Patroni GriffiScende giù per Toledoromanzo1975

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