Quattro gocce d'acqua piovana

21 novembre 2005

Cronista di nera per La Repubblica ed esperto (direi appassionato) della storia criminale di Milano, Piero Colaprico dà vita per Marco Tropea Editore al personaggio del maresciallo Binda, carabiniere sensibile e dai modi antichi, popolano di origine (viene dalle montagne del comasco), saldamente ancorato ai metodi d’indagine fatti di suole consumate e morbidi quanto inesorabili interrogatori, quelli dove gli indiziati dei crimini nei quali si imbatte li si va a scomodare nei luoghi dove vivono, amano, lavorano, spesso odiano…

È un Maigret milanese, meno colto e meno borghesuccio, certo dotato di fiuto altrettanto spiccato.

Per questo primo libro Colaprico si affida all’esperienza di Pietro Valpreda, ballerino anarchico implicato ingiustamente nella strage di piazza Fontana - già autore di un noir per le Edizioni Anarchiche Ponte della Ghisolfa, Trii di a Lu – e scomparso nel 2002.

Accenno qui a questo giallo meneghino perché, inaspettatamente, verso la conclusione la storia gialla si tinge di… rosa, diciamo così, con l’ingresso alquanto goffo di tematiche gay.

Il morto ammazzato di questa prima avventura di Binda è un professore di matematica con l’hobby dell’enigmistica, dalla condotta apparentemente specchiata e con fidanzata in procinto di essere impalmata.

Poi si scopre che non è vero niente, soprattutto che il professor Gariboldi in questione aveva (avuto) una doppia vita gay, un amante incontrato in seminario e poi perso di vista.

Dopo molti anni la passione si riaccende, ma la relazione clandestina si rivela sempre più pericolosa per lo status raggiunto dallo stimato professore enigmista. Da qui l’omicidio misterioso.

Non eccedo in particolari per non rovinare all’eventuale lettore il finale con svelamento dell’assassino. Sta di fatto che, purtroppo, Colaprico e Valpreda incappano inesorabilmente nei soliti clichè sugli omosessuali, e per di più qui protagonisti di crimini violenti.

È vero che la storia è ambientata nel 1983, e un certo tentativo di immergersi in quella realtà sociale ha obbligato gli autori a riprodurre l’atteggiamento che verso l’omosessualità potevano avere un carabiniere cinquantenne e la borghesia milanese in generale di quell’epoca.

Però, che delusione: nessun accenno al movimento gay milanese nascente in quegli anni; le indagini si svolgono in cosiddetti locali gay anonimi e stereotipati (nonostante altrove, invece, i due autori abbiano avuto la cura di riprodurre luoghi milanesi reali e riconoscibili) e vengono descritti personaggi omosessuali irritanti nella loro improbabilità, come ad esempio la lesbica direttrice della rivista di enigmistica, o il prete amante della vittima. Ovvero: ti spiazzo con la storia gay sul finale, però non mi interessa molto di come la conduco, perché sempre di froci si tratta…

Insomma, siamo più dalle parti della morbosità anni cinquanta, tipo “balletti verdi” per intenderci, che non a personaggi gay ai quali si dedica la cura riservata a tutti gli altri, attenzione che mi sarei aspettato da uno bravo come Colaprico, che insieme a Valpreda confeziona comunque un giallo avvincente e ricco di momenti assai gustosi.

Segnalo la copertina di Pierluigi Longo, suggestiva e accattivante. Seguirà il solo Colaprico anche per tutti e quattro gli altri romanzi dedicati a Pietro Binda: La nevicata dell’85; La primavera dei maimorti; L’estate del mundial; Trilogia della città di M.

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