Spongebob. Il film

27 novembre 2005, Pride 77, novembre 2005

Da molto tempo la comunità americana - e noi con essa - è tormentata da un tremendo, irresolvibile dubbio: Spongebob è gay? Finalmente è arrivato un film che può chiarirci le idee!

Ma andiamo con calma... Dopo cinque anni di gavetta televisiva (esordì nel 1999 sulla tv via cavo Nickelodeon, mentre in Italia lo si può vedere dall'anno scorso) il personaggio di Spongebob è dunque arrivato sul grande schermo. Prodotto e diretto dal suo creatore Stephen Hillenburg (ex biologo marino con l'hobby del disegno), Spongebob. Il film è godibilissimo, dotato di una surreale demenzialità - grazie alla quale l'azione alla fine arriva comunque in porto, trovando volta per volta le soluzioni che preferisce - che piacerà a molti. Apparentemente per bambini, spesso appare indirizzato verso un pubblico adulto più di quanto si possa pensare.

La storia è semplice. La spugna Spongebob vive in un ananas nel regno di Bikini Bottom, sotto il mare. Lavora come impiegato nel fast food di Krab. Questi è accusato ingiustamente dal re Nettuno di avergli rubato la corona, in realtà trafugata dal perfido Plancton che spera di rubare a Krab la ricetta segreta di una panino di grande successo e che vuole conquistare un controllo mentale su tutti gli abitanti. Convinto dell'innocenza di Krab, Spongebob parte con l'amico fidato Patrick, una stella marina, alla volta di Shell City, un postaccio da cui nessuno è mai tornato vivo. Dopo tante peripezie, tra mostri marini e spietati criminali, i due riporteranno la corona in patria, Plancton sarà sconfitto e tutti vivranno felici e contenti...

Il film è impregnato di cultura pop, è ricco di citazioni musicali, ha una bella colonna sonora (Avril Lavigne, il gruppo metal dei Motorhead, Wilco e Tom Rothrock) e nell'edizione originale conta su un doppiaggio di attori famosi (come Scarlett Johansson e Alec Baldwin). Tutto è all'insegna della semplicità: il cartone - nel quale a mo' di Roger Rabbit fanno capolino personaggi reali (tra cui David Hasselhoff, famoso negli Usa come Mr. Baywatch) - è disegnato con tratti volutamente infantili, i personaggi sono delineati in maniera evidente e le battute, divertenti e a volte esilaranti, nascono da un umorismo leggero e quasi puerile. Semplicista, ma non da buttare via, è anche la morale finale, conquistata da Spongebob al termine dell'avventura: bisogna lottare fino in fondo ma essendo sempre noi stessi, con fiducia nelle nostre capacità ma conoscendo i nostri limiti.

Fin qui tutto ok. Ma perché Spongebob Square Pants (questo il suo nome completo) - quadrato e giallo, alcuni buchi sull'epidermide e sorriso a due denti - dovrebbe essere gay? Un po' di "colpa" è dovuta al fatto che il cartone animato è stato utilizzato in un delizioso video musicale (facile da beccare su internet) in cui, sull'onda della canzone We are Family, numerosi personaggi tv amati dai bambini esaltano la tolleranza della diversità. Apriti cielo! La destra americana cattolica si è scatenata: il gruppo "Focus of the Family" ha accusato Spongebob di fare propaganda pro gay, mentre l'American Family Association ha rilevato con disgusto che il video celebra soprattutto l'omosessualità.

Pur essendo molti i personaggi che intervengono nel video (tra di essi: Whoopi Goldberg, Lilo & Stitch e i Muppets) è stato però Spongebob l'oggetto degli attacchi peggiori. D'altra parte, negli Usa questa simpaticissima spugna è assurta a icona gay ed una discreta fetta del suo pubblico televisivo è costituita da gay. Nonostante Hillenburg abbia più volte negato ogni riferimento al riguardo, molte sono le cose nel cartone che hanno un evidente gusto gay, a cominciare dal fatto che Spongebob è innocente, morbido, sentimentalone e per niente mascolino. E che dire del suo rapporto con Patrick (il quale nel film in una scena si presenta con calze a rete e fa più di un riferimento al proprio sedere...)? I due amano spesso camminare mano nella mano e sembrano condividere una straordinaria complicità, anche fisica. E in un bellissimo episodio televisivo i due adottano una piccola capasanta orfana, alla quale Spongebob fa da mamma e Patrick da papà (in realtà Patrick avrebbe voluto fare da mamma ma è esageratamente peloso...). Troppo poco? Forse. Però rimane il fatto che quel mondo sottomarino dà l'idea di un inno alla tolleranza e alla democrazia, un universo in cui ciascuno può essere se stesso in libertà e nel quale le identità sessuali sono labilissime e, soprattutto, va bene qualsiasi tipo di famiglia purché vi sia solidarietà e generosità, in altre parole amore. E questo non è poco, vero?
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