Creature del cielo

18 gennaio 2006, Pride 79, gennaio 2006

La Dolmen continua a proporre dvd molto interessanti. Ora è la volta dell'ottimo Creature del cielo.

Tutti ormai conoscono il regista neozelandese Peter Jackson, che ha diretto la trilogia de Il signore degli anelli. Ma non sono molti quelli che ricordano come questo regista neozelandese sia riuscito ad imporsi. Questo film, che vinse il Leone d'argento alla Mostra del Cinema di Venezia del 1994, è la sua terza pellicola, preceduta da due esuberanti film splatters che, pur nei loro limiti, avevano evidenziato la sua bravura e la passione per un cinema visionario dalla forte presa sul pubblico.


La vicenda si rifà ad un episodio di cronaca nera, accaduto a Christchurch nel 1953, che sconvolse la Nuova Zelanda, poco abituata a fatti del genere. Pauline (Melanie Lynskey), grassoccia e dal carattere ombroso, diventa amica della compagna liceale Juliet (Kate Winslet), un'inglese carina quanto arrogante. Le due quindicenni si sentono accomunate dalla sfrenata passione per il tenore di origine italiana Mario Lanza e dal fastidio provato nei confronti delle due famiglie (piccoloborghese quella di Pauline, ricca l'altra). Mentre il rapporto con i rispettivi genitori diventa ogni giorno più astioso, le due ragazze fondando una società segreta tutta loro e fantasticano su un mondo immaginario: il regno di Borovnia, ambientato in un improbabile medioevo. Così ben presto nasce il desiderio fisico e l'amore. Separate a forza dalle famiglie, che hanno subodorato la reale essenza della loro amicizia, le due decidono così di disfarsi della madre di Pauline (Sarah Perse), colei che più di ogni altro sembra l'ostacolo per la loro felicità. Dopo averla brutalmente uccisa, le due ragazze vengono incacercate, poiché troppo giovani per la pena di morte. Saranno poi, come ci ragguaglia una didascalia, liberate alcuni anni dopo, col patto che non si rivedano mai più.


Introdotto da un filmato d'epoca che mostra Christchurch come una città tranquilla quanto operosa, il film va immediatamente al dunque, con la visione in soggettiva della fuga concitata delle due ragazze, subito dopo l'omicidio.

Grazie ad un'eccezionale fotografia dai colori vividissimi, ad un montaggio frenetico e a indovinati effetti speciali (Borovnia è ad esempio popolata da giganteschi esseri di plastilina), Jackson rende perfettamente il clima asfissiante e perbenista di quegli anni e ancor più il mondo esclusivo, sprezzante verso gli altri, di Pauline e Juliet. Queste (per dire la verità non certo simpatiche) sono complementari cosicché assieme riescono a trovare il coraggio per perpetrare un delitto simile. La loro straripante passione - fortificata dalla determinazione di non scendere a patti con nessuno e dalla voglia di uscire fuori dal quotidiano conformismo - crea un'atmosfera inquietante e sospesa, percorsa da energie represse. Così la forte tensione erotica fa dimenticare come poi nel film non ci sia molto, al di là di qualche bacio.


Un film originale dunque, a volte un po' sopra le righe in particolare negli effetti speciali (non a caso il film a molti critici non è piaciuto), ma che turba e avvince come raramente accade..

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